giovedì 19 aprile 2018

Leggere ... volare ... vivere!#55 - Inconsapevole erede


SimoCoppero
Altro giro altra corsa: ci ho preso gusto. E’ arrivato tra le mie mani il secondo libro di Mariapaola Perucca e mi è letteralmente saltato addosso.


Parto dalla copertina: delicata, essenziale, tenue, che sa di primavera, che ti invade il cuore senza sapere il perché e tutto questo basta a non staccare più gli occhi da questo piccolo libro.
Annadele, un nome diverso e originale per un personaggio, si trova a scappare da Torino e dallo smog dopo la fine di una brutta storia sentimentale verso la casa che è stata dei nonni nei dintorni di Parma. Un soggiorno curativo in compagnia della cugina che abita la residenza, Bruna, con dei risvolti un po’ rosa e fiabeschi e un po’ da detective.

Un racconto facile, ma così bello, forse complice anche la scrittura schietta, diretta, senza troppi giri di parole nelle descrizioni, da sentirsi liberi. L’associazione di idee mi fa pensare a una piuma che volteggia nell’aria prima di depositarsi. Un giardino, il giardiniere, le amiche della nonna di Annadele ancora in vita a raccontarci di un passato prima della seconda guerra mondiale e durante.

Meraviglioso, più penso a queste pagine e più ho voglia di partire, di sentirmi leggera, proprio come quando lo stavo leggendo. E non pensiate di poterlo classificare come letture sotto l’ombrellone: sarebbe un’etichetta troppo stretta e riduttiva.

La chiave principale della storia è l’amore, in tutte le sue forme: nonna e nipote, fidanzato e fidanzata, amico e amica, gradi di parentela, si può spaziare senza dare limite alla fantasia in nessun modo. Nulla si ferma, tutto si modifica, e spesso cambiare aria fortifica, fa sparire paure, ne fa apparire di nuove, cancella sensazioni.

Mentre lo leggevo pensavo che potrebbe essere anche una piccola storia cinematografica, dove la parte del giardiniere dovrebbe essere interpretata da uno uomo di grande fascino, silenzioso, schivo, quasi quasi un po’ orso, ma intrigante, con gli occhi e il sorriso che parlano da soli e sicuramente dicono più di tante parole.

Le lettere: nel racconto ci sono integrate lettere arrivate dal fronte, lettere di una vita durante la guerra, un prezioso lascito da condividere con le nuove generazioni, che non sono frutto di fantasia, ma riportate perché appartenute alla famiglia.

Il primo libro NON era un esercizio di scrittura, questo ne è stato conferma. Aspetto il terzo.
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