mercoledì 12 settembre 2018

I thriller di Edvige#17 – Clone




CrisMazzuccato


Non tutte le verità sono per tutte le orecchie (Umberto Eco) 

Inizio con il botto, o meglio, con un urlo,  agghiacciante, straziante, l'urlo del "Dolore Universale". Dentro l'ascensore cala il silenzio più profondo. ["Quell'urlo aveva azzerato ogni cosa. L'ossigeno, i pensieri. Non aveva risparmiato nulla"]. 

Il vicequestore Franco Barberi, la sovrintendente della Biblioteca Reale di Torino Greta Desantis e i quattro agenti scelti per scortare l'autoritratto di Leonardo sino a Palazzo Madama per l'esposizione organizzata in occasione della prossima ostensione della Sindone, non si aspettavano certo di trovarsi lì, chiusi dentro l'ascensore che porta al Caveau della Biblioteca, impietriti e spaventati da qualcosa di ignoto che avrebbe cambiato per sempre le loro vite. Da qui parte la vicenda che vedrà Barberi scoprire il primo di due orribili omicidi, una sorta di esecuzione spaventosa. Sarà lui a dover capire se le due morti sono legate tra loro, come tutto fa supporre, considerando che, i metodi di tortura utilizzati in entrambi i casi, sembrano ricalcare quelli della Santa Inquisizione. Il burbero Barberi, ben caratterizzato dall'autore, è un solitario e fascinoso cinquantenne dalla lingua tagliente, spesso scostante, ironico, razionale, dotato di una sensibilità che appartiene alle persone buone, sebbene al lettore appaia inizialmente un "bastard inside" che in certi momenti prenderebbe a schiaffi. In suo aiuto si insinua una strana figura, un enigmatico sacerdote, Monsignor Perotto, dall'aspetto del topo da biblioteca, con il quale il vicequestore crea un rapporto di stima e diffidenza (alla Peppone e Don Camillo, per intenderci!). Il prete sembra conoscere i segreti più profondi, intricati e inconfessabili della Chiesa e del Vaticano stesso. Segreti e misteri legati da sempre al Sacro Lino e alle varie supposizioni confutate o confermate più volte. 


Questioni segrete, trascinate fino ai giorni nostri da secoli di storia della Cristianità e mai ancora risolte (come l'ipotesi che la Sindone sia un'opera di Leonardo o come il particolare di un quadro da lui dipinto abbia sembianze impressionanti con una macchia di sangue presente nel Sacro Lino). Tra Barberi e Perotto si alternano momenti di confronto pacifico e attimi di scontri verbali, dove si evidenzia la capacità dell'autore di bilanciare perfettamente il lato scettico e razionale del miscredente, con quello spirituale e teologico dell'uomo di Chiesa, senza mai far prevalere l'uno in favore o difetto rispetto all'altro. I due scopriranno un'inquietante verità: il DNA del sangue di Cristo è stato isolato e le conseguenze potrebbero essere ormai incontrollabili. Cornice di tutta la narrazione è la splendida Torino descritta in modo nobile e incantato  ["Una città che sembra fare di tutto per apparire fatata. Passato e presente sembrano confondersi"], ma anche ruvido e nero ["Come una di quelle vecchie puttane degli angoli bui vicino a via Barbaroux che non parlano mai, ma aspettano, aspettano e basta.. donne ormai orfane di un fascino definitivamente sfiorito, eppure ugualmente sicure di sé perché consapevoli della forza, anzi della potenza, di segreti mai raccontati] . Un poetico, suggestivo omaggio che l'autore ha voluto fare alla sua città, che sarà sicuramente apprezzato anche da chi non la conosce e potrà scoprirla tra le righe

Personaggio degno di nota è Greta Desantis, con il suo dramma interiore, con la sua sensualità e bellezza ormai opache: costretta a convivere con una rara e semisconosciuta malattia neurologica invalidante, la fibromialgia, (di recente soprannominata 'la malattia di Lady Gaga') che la sta distruggendo emotivamente, oltre che fisicamente, privandola di ogni certezza e lasciandole solo dubbi per il futuro. ["Ho il cuore che rigurgita 'vorrei'. Vorrei piangere, sfogarmi. Vorrei sentire l’abbraccio di mia madre. Vorrei pensare al domani senza ombre. Invece.."]. E Barberi deciderà di esserci, di supportarla in questo suo dramma, sebbene per lui la pazienza sia cosa alquanto sconosciuta! Anche in questo caso Paolo Negro ha la  capacità di affrontare un tema tragico e forte, come quello della malattia, utilizzando cinismo e ironia in maniera equilibrata, passando da una lucida, quanto intensa, analisi della sofferenza alla descrizione beffarda e spavalda della stessa, descrivendo perfettamente il dolore patito dalla protagonista, in un momento di struggente ed emozionante prosa narrativa. 
Verità sconvolgenti verranno a galla, verità che riguardano tutti, credenti e non. Occorrerà fare chiarezza su quell'ombra oscura, quella mano nera che sembra manovrare le fila del destino dell'umanità: la “Fratrum Christi”, una confraternita occulta, di origini molto lontane nel tempo, guidata da sconosciuti personaggi (del Clero e non solo). Tutto sembra congiungersi alla Fratrum:  è forse lei che decide da secoli le sorti della cristianità.
Nel buio però una luce si intravede e la luce ha le sembianze di un bambino. Il piccolo Tommaso sarà in grado di salvarsi e salvarci dall'Ombra? Stiamo davvero per conoscere il clone di Cristo? E, soprattutto, i tempi sono maturi per una "nuova speranza"? [guardiamoci attorno: il mondo cade a pezzi].
Domande alle quali ciascun lettore, se vorrà, darà una risposta personale ed interiore.
Una lotta contro il tempo, una fuga che potrebbe salvare l'intera umanità. Una battaglia senza esclusione di colpi. Un finale aperto alla libera interpretazione del lettore, come d'altronde è nello stile di Paolo Negro.

Complimenti all'autore che, anche questa volta, affronta un tema scomodo, camminando su un terreno minato quale può essere, e lo sappiamo bene, quello della religione. Il tutto sapientemente dosato con uno stile narrativo che gli appartiene: semplice, lineare, senza inutili fronzoli e schietto. Donare ai lettori questo romanzo, nel quale il thriller è solo un aspetto di mille sfaccettature tematiche, è sì un rischio per l'autore, ma a parer mio, varrà tutto l'impegno, gli studi, le notti insonni e la fatica che gli son costati per scriverlo. D'altronde, citando Hemingway, “Non c’è nulla di difficile nella scrittura. Tutto ciò che fai è sederti alla macchina da scrivere e sanguinare”.

Buona lettura.
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