Un altro libro d’inaspettata sorpresa. La sinossi parla di
un ragazzino, Lorenzo, che nel pieno degli Anni Sessanta si appassiona alla
corsa e alle imprese di Zatopek, l’uomo cavallo capace di correre fino alla
velocità di 20 km orari. Sono gli anni della vita in cui si assorbono tutti gli
stimoli esterni, e di questi molti indirizzeranno il corso degli eventi in una
certa direzione, senza contare l’impatto profondo con cui modellano il
carattere, il pensiero. Lorenzo non è un ragazzino comune, per quanto le
apparenze dicano il contrario. Fin dalle prime pagine emerge un’attenzione e
una sensibilità verso il mondo che non è patrimonio di tutti, e che tanto
spesso si perde con i primi contatti con gli altri.
Nel suo caso, andrà
diversamente.
Seguiamo Lorenzo nel suo sviluppo di vita e di crescita,
mentre incontra Aurora, la bellissima bimba bionda che aiuta un giorno a scuola
e che ritrova anni dopo, per uno di quei casi non-casi che sanno tanto di magia
e che sono così decisivi. Lo guardiamo diventare giovane uomo, nel fisico che
tempra con lo sport, nuoto e corsa, e nello spirito che si misura con i primi
scontri nel mondo adulto, con due padri (il suo e quello di Aurora) severi e molto
compresi nel loro ruolo, con alcune figure di allenatori sportivi non
esattamente cristallini, e con i primi incontri con culture diverse, come
quella da cui proviene il marocchino Abdelkader, il protagonista del titolo.
