… altri brividi. Lucifero, Caronte, e tutta la compagnia
varia, cantante e bella, non smette di imperversare in questo territorio, e ai
lettori non resta che rinfrescarsi con i brividi delle indagini degli
impareggiabili commissari italiani.
È la volta di Bologna, la grassa, la godereccia, come si può
vedere già nel titolo: parliamo di burlesque… ! E se non virassimo subito verso
i delitti, che seguono immediatamente dopo, rischieremmo di perderci dietro a
ricordi anche pruriginosi e imbarazzanti per la nostra identità nazionale, dato
che uno dei nostri ex-Premier era particolarmente interessato a questa forma d’arte.
Sempre se diamo retta ai giornali che hanno scritto fiumi di notizie di ogni
colore e genere sul personaggio.
Ma torniamo pure al libro.
A Bologna, un integerrimo direttore di banca si sveglia con
un bernoccolo in testa sanguinante, disteso in una casa non sua, un allarme d’antifurto
che sveglia l’intera città e circondario, e un terrore semi-paralizzante nelle
fibre perché non si ricorda più come e perché è finito lì. Vorrebbe scappare,
far finta di nulla, mentre alcuni ricordi vengono a galla (quello avrebbe
dovuto essere il luogo di un appuntamento galante e al buio con una bella
ragazza), pensa di andare a casa, rimettersi insieme, dimenticare tutto e… si
ritrova torchiato da un autoritario e seccato commissario Marra, intenzionato
ad aprire e portare avanti la sua indagine con successo. Pare che sia avvenuto
un furto, in quella casa, e lui è l’unico a sembrare il responsabile criminoso.
