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venerdì 15 gennaio 2016

Le perle di Loredana#1 - Paolo Trombaccia Errico – Nei suoi occhi per sempre

LoreGasp

Lucidiamo un’altra perla della collana, per WeekendOut. Questa volta è il turno di uno scrittore nativo di Napoli, già incontrato per la Radio, e già presente sulle pagine telematiche del Blog: Paolo Trombaccia Errico. E’ il medico-scrittore (o scrittore-medico, ancora tutto da stabilire) autore de La casa illuminata dal vento pubblicata l’anno scorso.

Facendo un salto indietro nel tempo, arriviamo al 2007, quando lo scrittore pubblicò per la Luciano Editore, Nei suoi occhi per sempre. Un titolo molto romantico e dolce, che fa subito pensare ad una storia d’amore. In effetti, l’Amore è l’argomento principale, il motore, la luce, l’atmosfera, il profumo che permea tutto il libro, anche se l’inizio fa percepire subito la presenza inquietante di uno dei suoi antagonisti più classici, la Morte.

giovedì 21 maggio 2015

Scrittori Made in Campania - Il maggio di chiusura

Maggio è tempo di chiusure, non solo di primavera (o chi ne fa le veci, viste le previsioni atmosferiche recentissime). Il Salone del Libro di Torino si è concluso da qualche giorno, e già ne sento la mancanza. Martedì 19 maggio, invece, è stata l’ultima puntata dell’avventura web-radiofonica della Furiosa scrivente, quella dedicata alla scoperta, lettura e dialogo sugli scrittori campani, per la trasmissione WeekendOut su Radio Piazza Live. E anche di questo, sento già la mancanza…era un appuntamento fisso, che mi ha dato la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, e di goderne. Ho più volte ripetuto che in questi mesi, da novembre 2014 a maggio mi sono creata una collana vera e propria di perle “libresche”, leggendo autori e storie straordinarie, che mi hanno permesso di conoscere un lato nuovo della nostra narrativa contemporanea. Non è tanto un modo di dire…sento davvero che è stato così, ed è ancora più apprezzato da parte mia, perché Kristina Stella, Lucia Mancino e Giulia Scotto Di Carlo, il trio di WeekendOut (cui si è aggiunta Danielina Fotina Barone, ultimamente) mi hanno permesso di portare avanti la “missione” sottintesa del Blog Del Furore, ovvero quella di leggere e far conoscere libri anche meno noti, importanti, ma che abbiano una luce e uno spessore che aggiungano e arricchiscano. Per questo, le ringrazio in eterno. Così come ringrazio Simona, per avermi cercato i nomi degli scrittori. La rubrica degli Scrittori Made in Campania è nata proprio così: si trovano già alcune recensioni dei libri che ho letto, ma è abbastanza lontana dall’essere completa…sarà la mia missione sotterranea di questi giorni.
Potete trovare già qualche nome, come quello di Paolo Trombaccia Errico, il medico-scrittore-medico autore de La casa illuminata dal vento e de La leggenda del ragazzo che scoprì iprodigi del Ganoderma. Michele Serio, e La dote, un lato B troppo bello per lasciare indifferenti. Vladimiro Bottone e la sua ammaliante Vicarìa, piena di insidie mortali. Massimo Cacciapuoti, che cerca la felicità Non molto lontano da qui. Francesca Illiano, coroner sui generis dell’Autopsia del Terzo Millennio. Renata De Martino e il suo Commissario Criscuolo, fratello minore di Totò e cugino dell’ispettore romagnolo Coliandro. Ma ve ne sono ancora molti, molti altri, come Francesco Mari, Giusy Marchetta, Francesco Costa, Diana Lama, Diego Da Silva…compariranno tutti, perché sono tutti perle della mia collana partenopea. Ognuno di loro ha contribuito a svelare un pezzo dell’anima letteraria napoletana, che è molto più complessa di quanto sembri a prima vista. Solitamente, è un’anima forte, che si nutre e si fonde di contraddizioni. Un’elevatezza di pensiero e di sentimenti, che poi si specchia in un’equivalente bassezza e slealtà degli stessi. Una tendenza all’umorismo, allo sfottò, che spesso vira in tragedia e pesantezza. E così velocemente…nello spazio di un respiro, cambiano gli sguardi, le espressioni, le parole, i gesti del corpo. Se avete animo da esploratore, e vi piace ascoltare le anime regionali al di sotto delle narrazioni degli autori, date un’occhiata alla rubrica, e sfogliate uno di questi libri. E’ mio dovere avvertirvi, però, che sono tutti ipnotici e focosi, come la terra da cui provengono.


LoreGasp

martedì 5 maggio 2015

Scrittori Made in Campania#6 - Non molto lontano da qui – Cerchiamo la felicità...

...ed ecco un altro grano per la mia collana napoletana, di cui ho entusiasticamente inondato le orecchie degli ascoltatori di WeekendOut ieri sera, in anticipo sui tempi. Un'altra sorpresa, per me, a distanza di pochi giorni. Nel giro di poco meno di una settimana, ho letto due, e dico due, storie d'amore che ho adorato dal primo all'ultimo bit. Sono due libri completamente diversi, per sesso e provenienza degli autori (un'insegnante piemontese e uno scrittore napoletano), e per età dei loro protagonisti, ma li accomuna l'aver raccontato l'Amore in un modo che è andato dritto al centro del mio cuore di granito, da sempre riottoso alle storie rosa. Inizio a credere che questo granito sia di qualità scadente, o che nel tempo sia stato sostituito il materiale, e che io mi stia rammollendo. Torniamo pure al libro vero e proprio. L'autore è Massimo Cacciapuoti, e ha all'attivo diversi romanzi, e da uno di questi, Pater familias, è stato tratto anche un film. Nel leggere la sua bibliografia, sono stata colpita da questo titolo e dalla sinossi breve, che riguardava la ricerca della felicità del protagonista. Giacomo Rossi è un ragazzo come tanti.
Ventenne, universitario, di bella presenza, abitante di Roma, figlio di genitori benestanti, accompagnato da una sorella un po' sbiadita e tenuta sullo sfondo. Mentre la maggioranza dei coetanei che gli assomigliano sarebbe felice di navigare nella vita con queste caratteristiche, Giacomo è profondamente insoddisfatto. E' vuoto. Si sente vuoto. Il suo rapporto con il padre manca di espressione; l'amore sconfinato per il suo genitore non gli attraversa le labbra e non arriva al cuore dell'altro, immerso in una tristezza di vita che non riesce a risolversi davanti a nulla. La sua migliore amica, una presenza importantissima e confortante della sua vita, Cristina, è poco meno di una fidanzata a tutti gli effetti, lasciata però pura e intonsa: nessun contatto sessuale, per quanto la sua bellezza e i suoi atteggiamenti suscitino reazioni profondamente corporee. Il suo curriculum scolastico è eccellente, ma presto comincia a perdere colpi. Giacomo è una potenzialità fortissima, che non riesce ad esprimersi totalmente. Inizia qualcosa, un rapporto di lavoro, un'amicizia, un amore, e diventa il migliore, il più preparato, il più esperto, l'amante e l'amico più attento, ma raggiunto un limite, qualcosa cambia rotta e lo allontana, lo spinge in direzione opposta, diventa rinunciatario, sospettoso, sfuggente, pesante. Incontra Francesco, un dj brillante e acclamato dalle notti discotecare romane, il suo esatto contraltare, che gli insegna il mestiere e lo lancia nel campo, aprendogli una bellissima carriera, che culmina in un contratto prestigioso presso un locale famoso dell'ambitissima Londra. Tutto gira splendidamente, Giacomo può essere soddisfatto di se stesso, carriera, soldi, vita glam, donne a volontà...finché la sua ansia esistenziale non riprende il sopravvento. E' la morte del padre che lo richiama in Italia, e il decorso del suo dolore impietrito e abbandonato a se stesso. Dopo un periodo di chiusura, Giacomo risorge, occupandosi della vineria del padre e portandola a ottimi livelli di fama e incassi. E' figlio e fratello esemplare, lavoratore indefesso, zio attento di un bimbo che sta per essere abbandonato dal proprio padre, coinvolto in una storia famelica di breve durata angosciosa. Ancora non ci siamo, con Giacomo. Nemmeno in questo lutto, dove i sentimenti prevalgono, e i rapporti si rinsaldano e trovano nuovi significati, il giovane riesce ad andare fino in fondo. Non riesce a lasciarsi andare all'Amore, pur arrivandoci vicino. Un muro, una barriera sorgono da antifurto naturale a proteggergli il cuore dall'immergersi troppo a fondo. Alice, la donna di cui è profondamente innamorato e impazzito, non riesce a scuoterlo fino in fondo dalla sua autodifesa...nonostante l'argomento non sia dei più leggeri e facili, questo è un libro fresco e immediato. Si legge subito, e non si riesce ad accantonare tanto facilmente. Per questo motivo, prendetelo e leggetelo lontano da impedimenti come pranzi, cene, orari di lavoro, appuntamenti di qualunque genere. Giacomo vi racconta la sua vita nel suo linguaggio di universitario moderno e colto, come se fosse uno degli amici della vostra compagnia. Ascoltatelo, ma non siate troppo duri con lui. Non giudicate il suo vuoto interiore e l'incapacità di spingersi tanto a fondo. Abbiamo attraversato tutti questi momenti, e per qualcuno oltrepassarli vuol dire morire dentro. Ultima avvertenza...non siate precipitosi, nel finale.


LoreGasp

venerdì 24 aprile 2015

Scrittori Made in Campania#5 - Vicarìa – Il cuore oscuro dell'educazione

Il titolo completo è Vicarìa, Un'educazione napoletana. Attenti, non è un romanzo di formazione.

Non nel senso in cui siamo abituati, dalla letteratura e dal significato che attribuiamo solitamente alla parola. Anche questo libro proviene dalla mia ultima “missione” in corso, come la chiama Kristina, ovvero quella di leggere opere di scrittori made in Campania.
Ne ho parlato a WeekendOut, un paio di settimane fa.

Vicarìa è il nome di un quartiere di Napoli, e il 1841 è l'anno in cui lo visitiamo. Non è un bel quartiere, no affatto. E il luogo che ci accoglie all'inizio è una bocca dell'Inferno sotto mentite spoglie, l'Albergo dei Poveri, che raduna i poveri, gli orfani, le donne e le ragazze senza mezzi, i malati. Un bel nome pietoso, che fa pensare a stanze ariose, pulite, fervide di carità verso gli ultimi e gli scartati dalla società. Niente di più lontano dalla realtà...ben rappresentata nell'altro nome per cui è noto il summenzionato Albergo, ovvero Serraglio. Serragliuoli sono i suoi abitanti, un termine incollato addosso con disprezzo e degnazione, che non lascia dubbi: non si tratta di esseri umani, ma di animali di cui si tollera a stento la presenza, purché tenuti nascosti e rinchiusi.

Ed è proprio così: chi entra nel Serraglio, come “gradito ospite”, ci rimane e non può prendere congedo, quando lo desidera...come scopriamo in modo cruento proprio nelle prime pagine del libro. Il piccolo Antimo, una creatura prosciugata del Serraglio di circa sette anni, tenta una fuga ingegnosa incontrando una morte crudele, ad opera del sadico Comandante di sorveglianza, Michele Florino. Il suo cadavere viene fatto sparire grazie all'opera silenziosa ed efficiente di un'altra anima nera in abiti bianchi, il prestigioso e sussiegoso Dottor De Consoli. La sua figura distinta e altera è ben nota nelle stanze del Serraglio. Si occupa dei piccoli malati, con una sollecitudine tinta di qualcos'altro, meno angelico, meno disinteressato, meno...paterno.

Tuttavia, Antimo non finisce subito nel dimenticatoio silenzioso degli ultimi oppressi e uccisi per spregio. Il suo cadavere appare nel posto sbagliato, davanti alla persona sbagliata: il giovane Commissario Gioacchino Fiorilli, da poco assegnato a Vicarìa, capta immediatamente la nota d'aiuto che aleggia intorno ad Antimo, e si occupa di questo strano caso. Le sue indagini lo portano ad approfondire la conoscenza dell'inferno del Serraglio, dove si aggira un angelo straniero, una giovane donna inglese di talento, che insegna musica e canto alle piccole recluse dell'Albergo dei Poveri.

Seguiamo i suoi passi fermi da soldato difensore della verità in una vicenda torbida e complicatissima, che coinvolge gli strati insospettabili della società napoletana.
Questo è ben di più di un semplice caso di morte-occultamento di cadavere...è un viaggio di scoperta.

Un viaggio di educazione alla scoperta del lato infernale del cuore umano. In un'atmosfera calda e vischiosa, leggermente sensuale e repellente al tempo stesso, impariamo cosa significa la crudeltà esercitata con gioia dai meschini sugli indifesi, seppur rozzamente. Guardiamo affascinati come uno spirito apparentemente superiore, ma solo per nascita e studi, escogita sistemi per impadronirsi del cuore altrui, per manipolarlo e assoggettarlo ai propri desideri sporcati. In questo squallore estremo, ci aspetteremmo di trovare solo buio, immondizia spirituale.

Brillano lampi brevi, ma purissimi, di luce: la giovane prostituta che salva con uno stratagemma il gendarme che si è comportato correttamente nei suoi confronti, proteggendo la sua vita. La giovane cantante inglese, Emma, che dona il suo talento e il suo tempo per i piccoli disprezzati, e che lega tragicamente se stessa all'abusato Antimo. Il Commissario Fiorilli, che resiste ad una vera e propria ordalia in nome di Emma e Antimo, per arrivare alla verità e alla punizione dell'incurante e sadico criminale.

Correte a procurarvi questo libro se, come me, amate le figure tinte e complesse: i buoni con gli artigli, e i cattivi con insospettati lati di burro. Oppure se amate odiare, come capita a me, alcune figure particolari di “cattivo”, come De Consoli: medico irreprensibile di facciata, sordida anima nera manipolatrice con fascino da “essere superiore”.

L'ho letteralmente odiato, ma non smettevo di cercare la sua marsina nera nelle pagine del libro, anche solo per ripetergli in faccia che il suo spirito da demone avrebbe avuto quello che si meritava. Se amate i gialli storici, e le vicende a incastro, entrate subito in Vicarìa. Attenti, però. Quando pensate di esserne usciti, con sollievo, guardate nel vostro cuore. Non essendo un luogo che si dimentica facilmente e che si fa abbandonare altrettanto facilmente, trova il modo di insinuarsi in posti bui e dimenticati della mente di chi ne legge.

Vorrete ritornarvi, prima o poi.

LoreGasp

mercoledì 22 aprile 2015

Scrittori Made in Campania#4 - Autopsia del terzo millennio – O è la nostra autopsia?

Un'altra perla per la mia collana degli scrittori campani, di cui sviscero a WeekendOut, la trasmissione di Radio Piazza Live da Monte di Procida. Si tratta di una perla ultramoderna, freschissima di creazione, essendo stato pubblicato il libro a novembre 2014: Francesca Illiano, con Autopsia del terzo millennio. Scrittrice giovane, che nel mondo si presenta come agente di viaggi, offre ai nostri occhi famelici di lettori questa raccolta di undici racconti molto brevi. Veloci, leggeri, e intensi come uranio. Fisicamente, il libro è sottile, si legge molto presto. Non lasciatevi ingannare. Quella è solo la porta d'ingresso...e non parlo della copertina, già molto particolare. L'intero libro è una porta d'ingresso, verso le corde più sensibili e trascurate del cuore, quelle che non amiamo andare a toccare, perché vibrano forti, e per questo scomode. Copertina e titolo, che sono le prime cose che guardiamo e che ci attirano in un libro, attivano già una reazione di disagio, per quanto estremamente positivo. L'autopsia si esegue sui cadaveri, per accertarne le cause di una morte misteriosa, o su cui è necessario indagare a fini di giustizia. Il terzo millennio è questo secolo bizzarro, ricco, povero e sconfortante allo stesso tempo, in cui ci troviamo ancora a vivere.
Qualcosa, però, suggerisce che sia già morto...e che noi stiamo vivendo un periodo morto, senza esserne consapevoli. Qualcuno sì, ed è per questo che ordina un'autopsia...per scoprire le cause di questa morte. E l'atto dello scoprire è quello che esegue la figura femminile ritratta di spalle, che si artiglia la schiena impietosamente, esponendoci quello che sta sotto una pelle livida, decorata e tenuta insieme a stento da un legaccio: una struttura che ricorda una spina dorsale, ma fatta di metallo, gelida, disumana, che ispira fascino e repulsione allo stesso tempo. Entrando nei racconti del libro, andiamo a fare la conoscenza di tanti personaggi, ciascuno al centro di una storia. Siamo noi, i nostri vicini di casa, i nostri amici, i nostri conoscenti. E' il professore nato per esserlo e per educare generazioni giovani nel vero senso della parola, che si ritrova a svendere le fibre più tenere della sua esistenza per riempire la pancia, vittima dell'incapacità avida degli amministratori di politica e burocrazia. E' la ragazzina giovanissima di anni, adulta e indurita di animo, che negozia il proprio corpo per l'abito bello e costoso. E' l'adolescente gay, inaccettabile per la sua sessualità ma meravigliosamente accolto nel suo ruolo di caprio espiatorio dell'ignoranza cattiva altrui, che gli risulterà insopportabile e fatale. E' il barbone amaramente ironico su se stesso, sulla propria vita randagia e sulla maschera buonista della malvagità dei cosiddetti “cittadini perbene”. Suonano familiari? Conosciamo qualcuno così? Siamo noi, o siamo stati noi, in qualche momento della nostra vita? Abbiamo ascoltato alcune di queste storie al telegiornale, rammaricandoci su queste vicende sconnesse, per poi dimenticarcene al primo cambio di canale? Francesca Illiano ha il grandissimo merito di ricordarcele, in modo “umano”, con le sue parole calde e ricche. Nessun facile compiacimento o ammaestramento buonista nel suo stile: non sta salendo in cattedra, non sta facendo un reportage giornalistico di denuncia. Sta raccontando vite sconnesse, o apparentemente normali che vengono sovvertite dall'incuria e dall'ignoranza altrui, in modo morbido, vivo, partecipe e rispettoso. Quando ho chiuso il libro e ho cercato un'immagine per rappresentarlo velocemente, ho pensato ad un gatto. Un bellissimo gatto morbido, dalle movenze affettuose, che si avvicina, si struscia, si fa coccolare, s'impone all'attenzione. E quando se ne va, si gira improvvisamente e lascia un graffio sulla mano che cercava con imperiosità affettuosa. I racconti di Francesca Illiano si fanno ricordare esattamente allo stesso modo: morbidi, caldi, vivi, attenti, svelti, e graffianti nelle chiuse. Se volete emozioni morbide, dimenticatevi questo libro. Se volete essere rassicurati sulla fortuna che avete avuto a non passare una di queste vicende, non considerate nemmeno il titolo. Se desiderate sentire vibrare le vostre corde nascoste, anche se vi mettono a disagio, e se amate il suono morbido della nostra lingua in testa, prendete Autopsia del terzo millennio e chiudetevi da qualche parte con lui.

“Levigo con cura il legno al quale ti crocifiggerò
E su quella croce ci sono finita io
E mi inchiodo le mani ché smettano di cercare le tue.” (Francesca Illiano, Autopsia del terzo millennio, ArteMillennium, pag. 94)


LoreGasp

mercoledì 25 marzo 2015

Scrittori Made in Campania#3 - La morte in un bicchiere – Un investigatore tanto nostrano

Continua la rubrica degli scrittori campani, e continua la serie delle mie scoperte. Come ogni martedì sera, ne parlo a WeekendOut, la trasmissione di Radio Piazza Live da Monte di Procida, con Kristina Stella, Lucia Mancino, Giulia Scotto Di Carlo, e Danielina Fotina Barone. E' la volta di Renata Di Martino, scrittrice di gialli che vive a Napoli, con una raccolta di racconti, La morte in un bicchiere – Le calde inchieste del commissario Criscuolo. Niente doppio senso in quell'espressione “calde inchieste” che potrebbe richiamare alla mente alcuni titoli di film spinti degli anni '70...il commissario Criscuolo si trova al centro di inchieste calde per motivi soprattutto climatici. Questi racconti di piccoli e grandi crimini perpetrati ai Quartieri Spagnoli sono caldi perché avvengono d'estate.
Un'estate calda, lunga e opprimente, che fa sbuffare il povero commissario come se fosse messo alla prova direttamente dalle fiamme dell'inferno. Puntiamo i riflettori su Crescenzo Criscuolo. Per sua natura, il commissario non sembra gradire e amare la notorietà. E' un tipo schivo, per quanto affatto timido o sbiadito. Concentrato molto sul proprio lavoro, che ama moltissimo, da come si evince dalla passione malcelata dalla sua parlata dialettale un po' sbruffona, con un fortissimo senso dell'ironia, che lo porta a sdrammatizzare ogni crimine e ad essere amato, per questo, dalla sua squadra di agenti un po' scalcinata. Dotato di un solido talento investigativo, intriso di un sesto senso che si manifesta in modo enigmatico e confusionario nei sogni, il commissario riesce sempre, con un colpo di coda ad effetto, a risolvere i 22 casi raccolti in questo contenitore un po' affannato e accaldato dei Quartieri Spagnoli. Sono racconti veloci, concentrati in poche pagine, molto “cinematografici”, raccontati in un italiano fluido e flessibile, colorato da un'irresistibile parlata napoletana (complimenti all'autrice, perché trascrivere il dialetto con i suoi fonemi così particolari non è assolutamente facile) che spinge al sorriso e alla risata, anche se in piena tragedia. Leggendo questo piacevolissimo libro, non ho potuto fare a meno di pensare a Totò e ai film di quell'epoca, quando l'Italia stava passando un periodo alacre e laborioso, in cui nascevano idee e cose concrete, nella corsa alla ricostruzione dopo la devastazione del secondo conflitto mondiale. Lo stesso personaggio di Totò, con quella sua ironia molto acuta e intelligente, camuffata dal suo atteggiamento comico, sdrammatizzante, ogni tanto si sovrapponeva all'immagine mentale che mi sono costruita del commissario Criscuolo, di età indefinibile, sempre in movimento e sempre preoccupato dal mondo e dalla sua follia. Ulteriore dettaglio che ha legato quasi indissolubilmente l'immagine di Totò a quella del poliziotto, è il particolare che Criscuolo vive con madre e cameriera, in una bella casa grande, perennemente vivacizzata dagli scambi di opinione un po' accesi di queste due donne, che quando non sono occupate a soffocarlo di premure, litigano tra di loro sul modo migliore di fare pulizia e cucinare. Nella mia personale versione di questo trio, queste due donne hanno il viso di Titina De Filippo, e di Tina Pica, due grandi attrici caratteriste compagne di film di Totò e dei fratelli De Filippo, nonché di Vittorio De Sica. A proposito di quest'ultimo, vi ricordate l'irreprensibile maresciallo di Pane, amore e fantasia, o de I due marescialli? Nell'attaccamento al dovere, e nell'essere tutto d'un pezzo, ma incline all'empatia, Criscuolo assume il profilo classicheggiante del Vittorio De Sica brizzolato e affascinante. La simpatia e la tendenza alla commedia, tipiche di Totò, si trovano nel dialetto napoletano usato in confidenza con i suoi agenti e in famiglia, e nei sogni totalmente sconclusionati ma risolutori dell'ultimo momento. Perché leggere questo libro? Se volete leggere di vicende poliziesche, senza trovarvi nelle atmosfere elevate ma un po' cupe di CSI, e se volete ridere un po' in mezzo alle piccole tragedie della gelosia e dell'avidità umane, senza dover salire le vette dei filosofi, questi racconti sono il vostro aperitivo, la vostra pausa caffè, il vostro momento di relax. Vi lascio con un esempio di come potete risollevarvi il morale leggendo racconti polizieschi, con uno dei primi sogni di Criscuolo, nell'immagine qui sotto.






LoreGasp

mercoledì 11 marzo 2015

Scrittori Made in Campania#2 - La dote – Una B ingombrante

Per la rubrica Scrittori Made in Campania, che va in onda su Radio Piazza Live ogni martedì sera alle 21,00 durante la bellissima trasmissione di WeekendOut, condotta dall'Ineffabile Trio, Kristina, Lucia e Giulia, ho scoperto questo libro di ghiaccio, La dote di Michele Serio. Perché lo definisco di ghiaccio? Perché è capace di descrivere situazioni horror, quello quotidiano fatto di ricatti, sopraffazioni fisiche e morali, squallore fisico e morale, con una freddezza da chirurgo consumato. E se guardiamo la storia bibliografica dell'autore, scopriamo che ha al suo attivo veri romanzi horror. E che leggeremo, naturalmente. Per ritornare a La dote, il libro è presentato in modo ingannevole: una copertina rosa, un paio di mutandine femminilmente vezzose, un cuoricino. 

E il titolo è morbido, richiama un momento abbastanza dolce (ok, dipende dai punti di vista) per la vita di una donna, ovvero quando si sposa e porta al marito un quantitativo di beni, comunemente chiamati “dote”. In questo libro, la dote è di natura particolare. E' un bene. Fisico. Si può concedere. Si porta in giro dappertutto e sarebbe impossibile non farlo. E' oggetto di innumerevoli espressioni del linguaggio, per definire un gran colpo di fortuna o un lavoro fatto davvero male, oppure per esprimere un augurio non troppo gentile a chi ci offende, o chi esprime un'opinione avversa alla nostra. Cos'è? Un lato B. Un'accoppiata di glutei particolarmente attraente, che si sviluppa dal giorno alla notte al fondo della schiena di una ragazzina piuttosto anonima, di animo semplicissimo tendente al minimale, abitante di un vico squallido della variegatissima Napoli odierna. Da un momento all'altro, dopo essere passata dalla porta stretta della pubertà, la sbiadita e invisibile Maria diventa l'oggetto del desiderio dell'intero vicolo Alabarde dove abita. Gli uomini la guardano lascivi, i ragazzi l'abbordano per strada, i professori si trasformano in vecchi satiri per lei. Un boss della camorra, e uno dei suoi sicari entrano in conflitto per lei. Ciascuno vuole impossessarsi del premio prima dell'altro, e mordere letteralmente la mela della discordia. Un effetto simile si ricordava ai tempi della bellezza leggendaria di Elena di Troia...ma il parallelo epico finisce qui. Il bel Paride si nasconde sotto le fattezze umiliate di un giovane rampollo nobiliare decaduto e disprezzato, il cavallo di Troia è una Kawasaki ipercromata e vistosa, i generali greci e troiani sono piccoli boss camorristi presuntuosi e volgari, mentre Troia...viene utilizzata spesso in altri significati. Non c'è nulla di epico, qui, ma molto di moderno e di vicino alla nostra realtà: l'invidia gelosa e bruciante di falsi amici, lo squallore morale di chi non esita a vendere esseri umani per denaro, figli e consanguinei compresi, l'assenza completa di empatia e di rispetto per i sentimenti altrui, il disprezzo e l'incomprensione per i valori umani. Tutto questo trasmesso in un linguaggio forte e deciso, ironico e piatto all'occorrenza. Consigliato per i lettori dalle spalle robuste, che non si spaventano di fronte ai lati freddi e squallidi del cuore umano.

LoreGasp

domenica 4 gennaio 2015

Scrittori Made in Campania - Nuova rubrica del blog

Come ho anticipato nel mio primo post del 2015, quest'anno il blog Del Furore di Aver Libri si arricchisce di una nuova rubrica, tutta dedicata agli scrittori Made in Campania. L'idea è nata dalla conoscenza comune con Kristina Stella di uno scrittore-non scrittore campano, Paolo Trombaccia Errico, che ormai sta diventando ospite fisso del blog. Nella sua rubrica radiowebfonica WeekendOut, in onda il martedì sera ore 21,00 su Radio Piazza Live (collegatevi! E' un caldo ORDINE-CONSIGLIO), Kristina presenta, insieme a Lucia Mancino e Giulia Scotto Di Carlo, il meglio degli appuntamenti culturali e interessanti Made in Campania. I libri sono una pietra basilare della cultura, e perché non parlarne? E chi, guarda caso, aveva aperto un blog di libri e, tra gli svariati volumi letti, annoverava proprio una delle opere del summenzionato scrittore, guarda caso campano? Dalla prima conversazione, nasce la collaborazione che unisce Nord e Sud Italia: la Lettrice Furiosa nonché scrivente, si collega telefonicamente il martedì sera poco dopo le 21.00 e parla di un libro opera di uno scrittore rigorosamente campano. Questo mi ha dato l'occasione di scoprire perle e novità autentiche, che ora trasferisco su bit nel blog, facendone un appuntamento fisso, al pari di quello della webradio. Restate sintonizzati, le sorprese sono appena iniziate...

martedì 30 settembre 2014

Scrittori Made in Campania#1 - La leggenda del ragazzo che scoprì i prodigi del Ganoderma – L’epica insolita

Come ho già chiarito diverse volte, il mio rapporto con i libri segue dinamiche e manifestazioni proprie. Spesso, mentre li guardo allineati in libreria e mi scorrono i titoli negli occhi, si destano i sentimenti e le sensazioni che hanno provocato nella lettura, prima ancora del ricordo cosciente della trama e dei personaggi. Quando guardo questo libriccino di piccolo formato (l’apparenza inganna), oltre ad esplodermi in testa la parola “insolito”, si risveglia un mondo di emozioni intrecciate di epica, coraggio, sorpresa e scoperta,  e un rimpianto persistente e dolce. E come ho detto prima, di elementi insoliti. Andiamo con ordine. La storia si ambienta in Mesopotamia, a Sumer, circa 2000 anni prima dell’arrivo di Cristo sulla Terra. Due ragazzi gemelli, Abdul e Caled, pastori di un villaggio, si preparano per un viaggio commerciale: si recano a vendere capre e pelli in una grande città vicina, sulla costa. Invece di seguire la rotta solita, Abdul prende l’iniziativa di passare attraverso una foresta sconosciuta, per arrivare prima a destinazione, nonostante i timori del fratello più posato, Caled. L’iniziativa baldanzosa del primo causerà una catena di eventi che cambierà vita e storia sua e...anche nostra. Non anticipo nulla della trama, che è ingannevolmente breve, e molto densa. Caled perde molto, si smarrisce, fa esperienze di scoperta su se stesso e sul mondo, e guadagna anche molto.  Il finale è positivo, ma non conclusivo. E’ solo la fine di quella storia, di un mondo e di un’evoluzione personale, che poi confluisce in quella dell’intera umanità. Sono enigmatica?
Sì, volutamente. E non perché sono dispettosa...perché è necessario leggere questo libro, ciascuno con il proprio mondo, e stare ad ascoltare cosa può dare e risvegliare in se stessi. Da un certo punto di vista, le vicende si svolgono secondo il filone già sperimentato del picaresco: il personaggio, il “picaro”, di solito un ragazzo povero di mezzi ma ricco di ingegno e di fortuna (creata dal proprio modo di pensare positivo e coraggioso, non il regalo generoso ed estemporaneo di una dea bendata e capricciosa, improvvisamente benevola), passa attraverso luoghi fisici e avventure, arricchendosi poi materialmente e spiritualmente. Cambia e talvolta si evolve. In questo libro, i ragazzi sono due. Entrambi sono costretti a cambiare, anche in modo repentino. Uno resta nel corpo fisico, e cambia nello spirito e nel modo di rapportarsi al reale, meno guascone. L’altro cambia dimensione...ma come spirito rimane vicino a Caled, per quanto sotto altra forma. L’insolito comincia ad apparire, nelle vesti di uno strano fungo rossastro, dagli incredibili ed inaspettati effetti benefici, il Ganoderma Lucidum nominato nel titolo. Ma non è l’unico ambito in cui appare. Personalmente, l’ho sentito nel modo di raccontare dell’autore, e nell'atmosfera che ha evocato. Il nonno dei due ragazzi, salutandoli prima della loro partenza, ricorda loro con profondo Amore saggio, i valori che devono conservare con grande cura, per se stessi e per gli altri. E’ l’Amore che salva Caled dall’auto-annientamento, e che gli fa trovare un’anima altrettanto dolce e flessibile come la sua. Un Amore che ad un certo punto vibra di rimpianto, per quello che non c’è più ma che si è trasformato. Da leggere, se desiderate un gioiello leggero che vi infonda emozioni potenti...quasi a vostra insaputa. Un altro elemento dove affiora l’insolito è...lo stesso autore, Paolo Trombaccia Errico. Medico prestato alla scrittura, o forse scrittore formato in medicina, si è dedicato allo studio del Ganoderma Lucidum, finendo per appassionarsene talmente tanto, da farsi ispirare questa storia d’Amore ed evoluzione. E non è l’unica concretizzazione della sua ispirazione, che ha trovato vie e modi di versi per esprimersi. Volete conoscerlo meglio e scoprire come si manifesta il suo talento narrativo? Andate a trovarlo sulla sua pagina Facebook, PA T ER, e tenetelo d'occhio! 
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