Questo è un post apparentemente polemico. Nasce da uno
spunto polemico, tuttavia. Poiché è facile dar il via ad una polemica, come
dimostrato da veri e propri maestri di raffinatezza in quest’arte (e vivono
quasi tutti in questo Territorio), io non lo scriverò in modo che questa fiorisca
e si espanda. Tutt’altro.
A cosa si deve questo incipit senza libri, ma con un accenno
ad una polemica?
Ad un argomento di discussione vecchio quanto il mondo,
credo: leggere e cultura servono a qualcosa? Penso che tutti quelli che amano
leggere e studiare si siano sentiti rivolgere domande su questo tema, in
infinite variazioni, da quelle più sincere di vera curiosità a quelle più
velenose e insinuanti cariche di invidia. Personalmente, ne ho avuta una dose
robusta in gioventù, mentre frequentavo la scuola, e mi si vedeva praticamente
in ogni ora della giornata con un libro appiccicato alle mani, per studio o
diletto. Qualche personaggio del mio entourage familiare, pensando di essere
spiritoso o di vederci lungo, mi rivolgeva ogni tanto questa frase: ma serve
studiare così tanto? E io rispondevo, invariabilmente: sì. Ero giovanissima,
con paraocchi e poco incline a non considerare verità assoluta la strada che
stavo percorrendo.
Poi sono entrata nella dimensione della realtà accettata e
convalidata da tutti (o quasi), e ho potuto constatare che sì, studiare e
leggere così tanto sono stati utili, nel lavoro. Almeno per un breve periodo di
tempo, finché non sono sopravvenute ragioni un po’ più grandi e più forti di
me, che hanno mandato in frantumi quella conferma.

