venerdì 16 maggio 2014

L'Amanita#32 - Il ladro di libri incompiuti, Seconda Parte

Il ladro di libri incompiuti
Matthew Pearl

Porto di Boston, 1870. Tra la folla vociante del molo si aggira un giovane con lo sguardo spiritato e un fascio di fogli bagnati sotto il braccio. Di lì a poco morirà e di quei fogli andrà persa ogni traccia. Il giovane lavorava per l’editore Osgood e le pagine scomparse, arrivate in segreto dall’Inghilterra, sono i nuovi attesissimi capitoli del romanzo a puntate che sta tenendo l’America col fiato sospeso: “Il mistero di Edwin Drood”, l’ultima fatica letteraria di Charles Dickens. Subito dopo arriva da Londra la notizia sconvolgente: Dickens è morto e con lui forse è andato per sempre il finale della storia che stava scrivendo, l’unico romanzo giallo mai uscito dalla sua penna.
Per sapere quale sia il destino riservato all’enigmatico Drood e continuare la pubblicazione del romanzo, a Osgood non resta che partire per l’Inghilterra…

Come giallo non c’è male. Il povero Osgood affronta davvero mezzo inferno, tra ladri, “bookaneers” (adoro questo termine, tra bucaniere e “pirata dei libri”), imbroglioni, spacciatori e trafficanti d’oppio senza riconoscere il vero nemico.
Perfino io questa volta ho individuato subito il colpevole, anche se non ho capito esattamente quanto pericoloso fosse. Suvvia, uno sconosciuto così gentile, sempre pronto al posto giusto e al momento giusto… puzza!
Anche l’accuratezza storica è lodevole. Le pagine ti trasportano nel 1870 e ti incollano lì: allora, mi fai capire o no come ne esce Osgood?
E come risolvi questa faccenda del più famoso incompiuto della storia della letteratura?
Ho apprezzato la conclusione di Pearl, tanto più che io non mi sarei mai posta il problema. Magari Dickens fosse stato fermato prima!
Rebecca Sand, “copista” e compagna di viaggio di Osgood, è l’unico personaggio che abbia realmente adorato: divorziata (impossibile restare col marito, reduce dalla guerra di secessione), lavora per mantenersi, è quella che definiremmo “una donna moderna”… è uno dei pochi personaggi inventati da Pearl.


In fin dei conti non ho buttato soldi, ma <<Colui che abusò della novel>> mi piace quanto prima: secondo me Dickens è parecchio sopravvalutato! 

giovedì 15 maggio 2014

L'angolo dei nani e dei giganti#6 - Il gigante più elegante


Della collana “un libro in tasca”, questo libro è veramente della grandezza di una tasca.
Comodo da essere trasportato insieme ai giochi dei bambini, può essere letto, raccontato e animato ovunque.
Bella la grafica, di forte impatto e accattivante per i più piccoli. Scrittura facile e non in rima. Tolto il gigante Adalberto, la favola è abitata da tanti animali.
Per i più grandi si riflette sull’altruismo, sulla generosità verso il gli altri, sulle priorità di ognuno di noi, sull’eleganza come valore principale per noi stessi. Validi argomenti da analizzare con i bambini.
Questi racconti mi fanno tornare bambina e spesso penso siano più utili ai grandi che ai piccini.

Meditate … meditate. 

martedì 13 maggio 2014

L'Amanita#32 - Il ladro di libri incompiuti, Prima Parte

Il ladro di libri incompiuti
Matthew Pearl

Turner aveva sentito il collo che s’irrigidiva e le vene che si gonfiavano all’udire quel nome particolare: Dickens.
Come se quella parola gli fosse marcita nelle viscere e ora gli strisciasse su per la gola.
Non si preoccupi, egregio funzionario della polizia a cavallo del Bengala: ha tutta la mia comprensione, ho la stessa reazione a quel nome. Anche se il suo problema è il figlio di Dickens, non scrittore, ma suo superiore nella polizia bengalese.
La mia storia travagliata con Dickens risale al millennio scorso, quando attorno ai sette-otto anni trovai “Il Circolo Pickwick" in “Piccole donne”. Se lo leggevano loro…
Sbagliato!
Bocciai Pickwick, Oliver Twist e quasi svenni di fronte alla piccola Dorritt. Ecchecavolo, avevo già pagato la mia curiosità con Eugenia Grandet e La cugina Bette del Balzac… meglio tornare ai pirati di Salgari. O dilettarmi con Kipling.
Comunque ritrovai Dickens al liceo. Odiai <<colui che abusò del genere letterario novel>>, così lo ribattezzammo io e Loredana.
Anni dopo e parecchi tentativi di leggere qualcosa di suo, mi ritrovo a sputare la stessa sentenza: secondo me Dickens è parecchio sopravvalutato.
Però… ammettiamolo, il titolo italiano è appetitoso. Certo, gli rispondi: bravo scemo, già che ci sei, ruba un libro concluso e magari autoconclusivo, pensa che sfiga beccare la parte centrale di una saga!
Quando ho aperto e sbirciato l’originale “The last Dickens” ho sbottato: sicuri che sia davvero l’ultimo? Prolissico (no, non è un errore, consideratelo un neologismo) com’era…
Ma è un tascabile, “morbido”, super scontato. Va be’, può essere un modo per accostarmi al tizio senza turbare stomaco e borsellino.
La storia comincia un giorno di giugno 1870.
Abbiamo due “scenari”.
Il Bengala, dove Turner è un agente di polizia alla prese con ladri d’oppio. L’India è una colonia britannica e l’oppio è monopolio di stato. Turner ed un suo collega inseguono un ladro e lo prendono.
Contemporaneamente, al porto di Boston, l’editore Osgood aspetta con trepidazione la nuova puntata dell’ultimo romanzo di Dickens.

Come? Tutto qua?
Certo che no!
Ma parliamo di uno che scrisse a puntate, ergo:

To be continued…

domenica 11 maggio 2014

L'Amanita#31 - Delirio di una notte di mezza estate

Delirio di una notte di mezza estate
David Safier

Avvertenza: da un punto di vista storico questo libro è straordinariamente privo di ogni fondamento.
Cominciamo bene. Chiudo e giro il libro.
La convivenza tra un uomo ed una donna – si sa – può essere un vero incubo. Ma cosa accadrebbe se i due dovessero condividere addirittura lo stesso corpo? È quello che succede a Rosa: si ritrova catapultata nella Londra del XVI secolo e imprigionata nel corpo di un uomo. E non di un uomo qualunque: William Shakespeare!
A volte leggere il classico “libro da spiaggia” fa bene alla salute.
Come?
A Torino non ci sono spiagge?
Sì, va be’, è un piccolo dettaglio irrilevante!
Dicevo. La mia furia di lettrice non manca di coerenza: dopo aver incontrato John Dee nella serie di Flamel e nel libro della Gregory, ora me lo ritrovo qua in calzamaglia e pendolino (grazie al quale rispedisce Rosa nel futuro, MA col Bardo ancora incorporato). Doveva essere un “tipino” interessante, colui.
Che l’universo stia cercando di dirmi qualcosa?!
Forse devo imparare ad usare il pendolo…
Decisamente, questo libro ha effetti collaterali. Non riesco a stare seria.
Sì, è un libro divertente con le sue esagerazioni e le situazioni ridicole e…
Ma io sono un’amanita.
Uffa.
Se “Anche i ricchi piangono”…
be’, anche le amanite ridono.

E fatevi ‘na risata, che è tutta salute!

mercoledì 7 maggio 2014

L'Amanita#30 - L'estate dei morti viventi

L’estate dei morti viventi
John Ajvide Lindqvist

Stoccolma è sull’orlo del caos. Dopo un’ondata di caldo torrido, in città si è creato un campo elettrico di grande intensità: le luci non si spengono, gli apparecchi elettrici non si fermano, i motori continuano a girare. E mentre nell’aria si avvertono strani ronzii, si scatena una violenta emicrania collettiva.
Si diffonde la notizia che negli obitori i morti si stanno risvegliando.
La prospettiva di ritrovare <<i cari estinti>> scatena le reazioni più disparate.
(…) Ma quando i morti ritornano, cosa vogliono?
Quello che desiderano tutti: tornare a casa.
E riaverli con sé non è esattamente come ci si aspettava.

Paradossale e tremendo.
Delirante.
Un incrocio tra Frankenstein, il vangelo, Stephen King, Edgar Allan Poe.
Eppure ci sono grandi questioni “sotto”.
Cos’è un essere umano? Solo un animale intelligente e razionale? Un corpo particolarmente evoluto? Può un corpo vivere senz’anima? Esiste l’anima immortale che vivifica e rende unico quel corpo e non un altro?
E, se siete cristiani, c’è anche il “Credo”.
Già: “Credo la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne, la vita eterna”.
Un libro inquietante.


Piccola frecciata velenosa. Una protagonista è una strampalata nonna sensitiva, cristiana molto credente. Ha una visione in cui la Madonna le chiede di collaborare. Cosa fa ‘sta stordita? Pensa di essere inviata ad evangelizzare i “vivi”, quando il suo compito è un altro. E qua infilo i cattolici come la sottoscritta: ma perché dobbiamo pensare di avere la verità in tasca? 

lunedì 5 maggio 2014

L'Amanita#29 - L'ipnotista

L’ipnotista
Lars Kepler

Si chiama Erik Maria Bark ed era l’ipnotista più famoso di Svezia. Poi qualcosa è andato terribilmente storto e ha promesso pubblicamente di non praticare mai più l’ipnosi.
Ha mantenuto quella promessa fino ad oggi, ma adesso c’è un paziente che ha bisogno di lui. È un ragazzo che ha appena assistito al massacro della sua famiglia. Erik sa che infrangerà la sua promessa.
Quello che l’ipnotista non sa è che la verità rivelata dal ragazzo sotto ipnosi cambierà per sempre la sua vita.
Il dottor Bark è un bel personaggio “incasinato”. Ha un lavoro impegnativo, la vita familiare complicata dalla malattia del figlio, adolescente emofiliaco…
Bark è uno dei protagonisti, ma sospetto una serie (BIP no, niente di grave, sto solo auto censurando le “esternazioni di gioia”): il filo conduttore dovrebbe essere l’ispettore Joona Linna. Personaggio che mi è simpatico, pare un mastino che non molla la presa finché non arriva dove vuole arrivare, ma forse c’è qualcosa di candido nel suo carattere.
L’autore sottolinea l’accento finlandese, dalle sonorità più morbide rispetto allo svedese; già questo mi intriga da matti: il mio <<cantilenante piemontese inside>> gongola!
La stessa cocciutaggine quasi infantile nel voler sentirsi dire “avevi ragione”… non mi ha infastidito, ma divertito. Linna non è un super poliziotto in carriera, ma un uomo che vuole arrivare alla verità.
Torniamo alla trama: leggiamo l’intreccio della storia del medico con altre vite ed alla fine scopriamo cosa lega tutte queste vite nel bene e nel male.
Molto coinvolgente.

Una notiziola interessante: Lars Kepler è lo pseudonimo dei coniugi svedesi Ahndoril.
Ahndoril…perché mi fa pensare al Signore degli Anelli?!

domenica 4 maggio 2014

Leggo, ergo sum.

...per quanto parli e scriva molto poco, ultimamente. Se non ci fossero Simona e Marzia, le altre due lettrici pervase dal sacro Furore Libresco, questo blog si disidraterebbe impietosamente, poiché sono stata trascinata in altri vortici. Tuttavia, è difficile tenermi lontano da questa creatura digitale, e rieccomi qui a promettere, stavolta non da marinaio, che sarò molto più presente in blogosfera. Per quanto impegnata in altre faccende, non ho smesso di leggere. Non potrei. Così come non potrei smettere di respirare. Riporterò adeguatamente i miei pensieri sulle letture portate a termine, di diverso tipo, leggere e d'evasione, di studio, per lavoro, e di altro genere ancora. Alcune mi hanno fatto ridere, come La costola di Adamo, di Manzini, e altre mi fanno riflettere e mi fanno impegnare, come A scuola di business, di Kyosaki, e altre mi hanno scosso corde che nemmeno sapevo di avere. Inoltre, recentemente devo far fronte anche ad un altro fenomeno: se su Facebook scorro la mia bacheca e leggo titoli di libri, o nomi di autori che ancora non conosco, immediatamente vengo assalita dalla brama completamente sconosciuta di RILEGGERE o di LEGGERE quei libri o quegli autori in questione. Strano, eh? Qualche giorno fa ho letto una citazione tratta da Il Piccolo Principe. Mi sono fermata in tempo, ma mi stavo già dirigendo verso la libreria per cercarlo: all'improvviso dovevo leggerlo di nuovo. Sono diversi giorni che in bacheca, su Facebook, compaiono citazioni e frasi di Paulo Coelho. Di lui lessi L'Alchimista, diversi anni fa, Veronika decide di morire e Undici minuti. Inutile dire che stavo di nuovo per andare a ricercare i titoli che ho già in casa, e a informarmi sui tempi di spedizione e ricezione degli altri che mi mancano. Cosa c'è di male in tutto questo? Nulla, se non una vistosa e preoccupante mancanza di NERBO, visto che mi sono ripromessa di finire i libri attualmente in corso, che sono almeno quattro, prima di passare a quelli del mio tavolino, in paziente attesa da mesi. Parte l'impulso, e io devo seguire il richiamo di un altro libro, anche se sono già impegnata. Non tentate di aiutarmi: non servirebbe a nulla.
Mentre cerco di non perdere la faccia con me stessa (fallendo miseramente), ho scritto anche per Eclettica, che è giunta al numero 4: questa volta ho esaminato La bugia di Natale, di Seth Grahame-Smith, che mi è piaciuta davvero poco, e The Signature of All Things, di Elizabeth Gilbert, che invece si è rivelata una graditissima sorpresa. Scoprirete meglio nei dettagli a cosa mi riferisco, per entrambi i libri.
Continua la mia partecipazione al Giro Letterario d'Italia, anche se appiedata. La mia "bicicletta virtuale" si è forata nelle prime tappe, e ora seguo il gruppo arrancando ultima ultima...ma arriverò. :-D
L'inarrestabile Maria di Start from Scratch Blog ha fondato un altro Gruppo di Lettura Scratch-made su Facebook, questa volta dedicato a Jonathan Franzen. Pensate che la Furiosa abbia almeno fatto finta di declinare l'invito, spiegando di essere già oberata di libri da leggere? Nemmeno per idea. Entusiasticamente incosciente, dotata della sua caratteristica forza di volontà da lumaca stanca, si è appropriata di un "romanzetto" breve breve di 605 pagine, del suddetto Franzen, e ci si è buttata dentro. Irrecuperabile. So long, Furious. 
E per finire, maggio, tempo di libri (ma pensa): Il Maggio dei Libri, e...il Salone del Libro di Torino. Vogliamo trascurarli? Non sia mai. Vi terrò informati. Sappiate che, se passa il mese di maggio senza nemmeno una virgola da parte mia, sono ritornata alla Grande Casa Celeste dei Libri a occupare il posto di Bibliotecaria Celeste che mi spetta di diritto. Vi ho amato tutti, ricordatevelo. ;-)
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