L’immagine di Jane Austen che legge la trilogia delle sfumature
è insieme spassosa ed eloquente. L’illustratore, Dale Stephanos, ha colto
abbastanza bene l’opinione di zia Jane, se avesse letto il libro, o meglio, i
libri di questa trilogia parecchio discussa. Penso di aver avuto la stessa
faccia, man mano che proseguivo nella lettura. Da come la interpreto io, e da
come l’ho vissuta io, non c’è un vero e proprio disgusto sul suo faccino. E’
più una domanda accorata: “ma come scrive costei?!”, che poi si può frammentare in una serie di domande ancora più accorate (quelle che sono
venute in mente a me, per esempio), del tipo: “ma come si fa a prendere sul
serio una cosa del genere?!” “ma davvero ad una donna piacerebbe un tizio
così?!” e via dicendo. Questa trilogia di sfumature, 50 di grigio, nero e rosso, ha spopolato alquanto in Italia e nel mondo, anche a giudicare da tutti i “meme” che girano in
Internet e su Facebook. Io ci sono inciampata per caso: la copertina non diceva
molto, per quanto patinata e ammiccante (una cravatta grigio perla rilucente su
sfondo scuro), ma sul dorso, la presentazione affermava orgogliosamente che
quel romanzo avrebbe catturato e trascinato nel suo vortice erotico, che il suo
“verbo” era stato passato di donna in donna nelle case, nelle palestre, su
Facebook…ok, un altro romanzo erotico, dov’è la novità? Per me la novità era
l’autrice. Un romanzo erotico scritto da una donna. Interessante. Non ci sono
molti esempi in letteratura, antica e moderna, a parte Anaïs Nin, o PaulineRéage. In ogni caso, siamo ben lontani persino dai fantasmi di queste due
scrittrici, e questo si vede fin dall’inizio.
