LoreGasp
Novembre è un mese pauroso. Sarà perché arriva subito dopo Halloween… oppure perché spaventarsi un po’ sotto Natale è anche divertente.
La rassegna Paura sotto la pelle2, di Bologna, ospita una schiera formidabile di scrittori, sceneggiatori e registi per raccontare di una delle emozioni più forti e coinvolgenti dell’animo umano.
Tra questi nomi eccellenti (non ve li riporto qui, ma vi riporto il sito dove potete vederli TUTTI: https://paurasottolapelle.wordpress.com/home/), spicca quello di… Enrico Pandiani!
Un’altra personalità eclettica, scrittore e sceneggiatore di fumetti, che ha scelto di raccontare la sua versione dei fatti sulla paura. Qui potete trovare anche altre notizie più particolareggiate su di lui.
Ciao Enrico, benvenuto nel Blog Del Furore Di Aver Libri!
Leggo nella tua biografia, che hai esordito curando la parte dell’infografica del principale quotidiano di Torino, La Stampa. I passi successivi sono stati la sceneggiatura di fumetti presso alcune riviste specializzate e poi il salto nella narrativa con Les italiens, nel 2009, in cui ci presenti il commissario Mordenti per la prima volta. Cosa ti ha spinto a saltare nell’altro campo?
Ho cominciato a raccontare storie quando avevo quattordici anni, sotto forma di fumetti che scrivevo e disegnavo e che vendevo ai miei compagni di scuola. In seguito è diventato il mio primo lavoro e ho pubblicato diverse storie su Il Mago di Mondadori e su Orient Express di Luigi Bernardi.
Poi ho piantato lì e ho cominciato la mia lunga carriera di grafico editoriale che mi ha portato a collaborare per tanti anni con il quotidiano La Stampa. L’infografica è sempre stato un mio pallino. Ma nel frattempo scrivevo come un pazzo. Lo facevo per puro divertimento, una sorta di evasione, e l’idea di una possibile pubblicazione non mi sfiorava nemmeno l’anticamera del cervello. Quando le soddisfazioni per il mio lavoro sono venute a mancare, allora si è fatta spazio la scrittura e sono arrivati Les italiens. Finire il primo romanzo è stata una sorpresa anche per me.
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giovedì 29 novembre 2018
martedì 8 maggio 2018
Enrico Pandiani – Polvere – Uno stato dell’esistenza
LoreGasp
Polvere sei e polvere ritornerai! Tuona un certo passo
biblico, che mi ha sempre turbato un po’. Mah, sarò poco ferrata sull’argomento,
ma non mi sento fatta di polvere…
"Polvere, gran confusione, un grigio salone, in quale
direzione io caccerò la... polvere dai miei pensieri?" cantavano i Decibel
di Enrico Ruggeri in un’altra vita.
No, nessuna di queste menzioni di polvere ha funzionato da
ispirazione per l’ultimo romanzo di Enrico Pandiani, uscito fresco e in corso
di presentazione a Torino, in metà Italia del Nord e tra due giorni al Salone
del Libro di Torino (#salto2018!! E riecco l’hashtag!).
E no, non è nemmeno la polvere da sparo, che nei suoi
romanzi abbonda.
Iniziate a tuffarvi in una storia complessa, originale,
cruda, rassicurante, molto attuale, senza esclusione di colpi, e naturalmente
polverosa.
Unico consiglio, però: se avete letto la produzione
precedente dell’autore, mettete da parte un momento Pierre Mordenti, i suoi
italiens, Parigi, il suo senso dell’umorismo, l’”uom di sasso” Le Normand.
Anche Zara Bosdaves e il suo irritante padre farfallone, le ore passate davanti
a Call of Duty, il suo assistente quasi indispensabile.
Tenete il fascino inarrestabile e il carattere combattivo
dei personaggi femminili che circondano il bel commissario italo-francese, il
mistero appesantito di dolore degli extracomunitari che ogni tanto increspa la
vita di François, il compagno della detective friulana, e spostatevi a Torino,
giorni nostri.
No, non andate verso il centro e i suoi portici, i palazzi
ottocenteschi, la collina sul Po e dietro la Gran Madre, con le sue iper-ville
contegnosamente nascoste dietro alberi e giardini grandi quanto un Parco
Nazionale.
Dovete impostare il navigatore verso il nord della città,
uno dei quartieri meno eleganti, che quando si nomina da queste parti ottiene
in risposta un sorriso tirato di cortesia e un rapido svuotamento dello
sguardo: Barriera di Milano. Il nome è associato all’edilizia popolare, a
casermoni camuffati da case, un aspetto dimesso, piatto e uniforme in generale.
Come se lo si osservasse tramite un velo di polvere, insomma. E’ la stessa
polvere che troviamo a casa del protagonista, Pietro Clostermann. La sua unica
compagnia include un gatto sornione dal nome imprevedibile di Gatto, e quello
che fa per vivere è… non vivere, lasciandosi ricoprire di polvere.
Qualcosa di estremamente grave è successo poco tempo prima nella
vita di Pietro, ex-responsabile della sicurezza di una società, che si è visto
fermare la vita di botto a causa di una sua decisione azzardata. Salvare
qualcuno ha condannato lui, trasformandolo nell’unico capro espiatorio di una
faccenda complessa, che alla fine del libro verrà rivelata quasi per caso. Come
accade, quando si spolvera a fondo una stanza o un mobile: ritornano in
evidenza brillante cose che giacevano nel dimenticatoio.
Quando entriamo in casa sua, però, Pietro è ben ricoperto
dal suo strato di polvere esistenziale e niente sembra poterlo riportare fuori.
Se non lo squillo del suo campanello. Ci siamo appena abituati a vederlo
ciondolare per casa, preparando distrattamente un Harvey Wallbanger (cocktail
creato negli anni ’50 dal nome di un personaggio di un film) per sé e un
filetto di nasello per Gatto, senza niente di veramente importante da fare,
quando suonano alla sua porta. Sulla soglia, una donna anziana, avvolta in una
tristezza talmente visibile, da essere diventata il suo vestito e il suo
aspetto consueti. Il suo nome è Rosa Massafra, è una vicina di casa di Pietro,
e cerca pace per se stessa e giustizia per sua figlia, Silvia Massafra, uccisa
in circostanze misteriose un anno prima.
La lentezza delle indagini di polizia sul suo caso, che
l’hanno a poco a poco fatta scivolare in un dimenticatoio crudele, anche se non
voluto, e l’essere rimasta sola, l’hanno spinta a rivolgersi a quell’uomo che
lei non conosce affatto, ma che è convinta che possa aiutarla a uscire dalla
sua tragedia personale. Ha fatto qualche domanda nel quartiere, ed è saltato
fuori che Pietro Clostermann è “del mestiere”, e quasi sicuramente ha qualche
asso nella manica che le può rivelare come e perché sua figlia è stata uccisa.
Pietro non ha intenzione di aiutarla, all’inizio. Vuole solo
non-vivere, ricoperto dalla sua polvere. Non è capace, non è “uno del
mestiere”, non è Superman, non è nessuno di bravo e competente, non sa aiutare
sé stesso, figuriamoci se può fare qualcosa per qualcun altro. L’angoscia
dolorosissima e altrettanto silenziosa di Rosa, però, lo hanno smosso ben più
di quello che gli piacerebbe ammettere, almeno al momento.
Quasi contro la sua volontà, Pietro si mette in moto.
All’inizio si tratta di fare qualche domanda in giro, senza scoprirsi troppo.
Non può fare niente di ufficiale, non è un poliziotto e non ha titoli di alcun
genere per mettersi a fare indagini. Potrebbe finire in guai ancora peggiori di
quelli che ha già sperimentato fino a quel momento. Insomma, che male può
provocare mai fare qualche domanda su un caso di un anno prima, che quasi tutti
hanno ormai dimenticato?
Un po’ di male, come scoprirà Pietro da vicino, lo fa. E
dovrà stare attento, molto attento, che quel male non lo porti ad un capolinea
definitivo. L’uomo scopre un intero mondo malato e bieco, dietro certi
capannoni del Lungo Dora cittadino, e dietro le apparenze piatte e squallide di
certi palazzi, di certe anonime società di import-export. Un mondo che ha le
tinte scure e sporche dello sfruttamento della prostituzione, della buona fede
di chi cerca una vita migliore per sé e finisce in incubi desolanti e senza
fine, di spietatezza senza ritegno, senza limiti. Tutto questo, mentre nella
stessa città, nei quartieri e nelle case accanto, altre persone vanno a
lavorare, passeggiano per rilassarsi, incontrano gli amici, allevano figli e
vivono in famiglia in totale libertà e relativa spensieratezza.
In questo viaggio nel fango umano, tuttavia, non mancano
piccole perle lucide. Una bellissima giovane donna dal nome gioiosamente
improbabile, che non vi rivelo perché vi rovinerei una grandissima sorpresa, si
affianca a Pietro nella sua ricerca dell’assassino di Silvia. Ha i suoi motivi
fondamentali, come riscattare un passato angosciante e fangoso. E non solo. Il
suo arrivo nella vita di quest’uomo apparentemente finito equivarrà
all’esplosione di una supernova e lo vedrete bene, da subito.
Quasi nello stesso tempo, un uomo di colore, Sebastião,
entra nella vita di Pietro, poiché la sua ricerca personale s’intreccia molto
stretta con le piste seguite dall’improvvisato detective. Tutti e tre, con le
loro vite spezzate e ricomposte alla bell’e meglio, s’imbarcano su acque
torbide e velenose per rispondere al dolore senza fine di una madre, ritrovare
tregua e una nuova dimensione in sé stessi e nel mondo.
Quando entrate in casa di Pietro, scoprirete che non vorrete
abbandonarlo più. Lo seguirete nei suoi spostamenti un po’ goffi per la città,
gli ricorderete di preparare il cibo del Gatto e vi stupirete, se per caso non
si procura le arance per il suo drink preferito. Lo guarderete cambiare,
svegliarsi, rispolverare se stesso e i suoi talenti, farete il tifo per lui.
Non vi importerà se non sarete coinvolti nelle sparatorie di Mordenti, o nelle
scazzottate in cui Zara si destreggia con le sue mosse di aikido. Vorrete solo
continuare a seguirlo e sperare che non si cacci troppo a fondo nei guai… La
bravura dell’autore, qui, si rivela proprio nel fatto che non sentirete la
mancanza di questi altri due personaggi, più forti e reattivi, più brillanti. E
nemmeno delle ambientazioni eleganti e profumate dei piani alti, o dei quartieri
prestigiosi.
Vorrete, anzi, ascoltare e leggere altre parole, altre
storie come questa, capaci di farvi entrare in un’altra città all’interno della
vostra città. È normale, però: è solo l’effetto dell’essere esposti allo stile
e al flusso narrativo di Enrico Pandiani.
mercoledì 3 gennaio 2018
Enrico Pandiani – Un commissario, una saga, quelques italiens.
LoreGasp
… ho parlato di espansione? Cominciamo subito, con una serie
di sei libri, tutti incentrati sul commissario Jean-Pierre Mordenti, che vive e
lavora a Parigi. Lo scrittore che gli è padre, tuttavia, è italiano,
italianissimo e pure torinese: Enrico
Pandiani. Ho potuto conoscerlo di persona, quando ho partecipato come
moderatrice del Blog Del Furore alla presentazione del suo ultimo libro Un giorno di festa a Rosta, organizzata
da Bolla e Fantasia. Potete leggerne il resoconto qui.
Nasce a Torino una cinquantina d’anni fa, e inizia la sua
interessante carriera con i fumetti, mettendo in seguito a frutto il suo
talento di creatore di storie, soprattutto nel genere poliziesco, dando alle
stampe il romanzo Les italiens, nel
2009. Vi consiglio, se volete ascoltare la sua voce scritta, di visitare il suo
blog: https://lesitaliens.wordpress.com/,
dove avrete anche la possibilità di conoscere qualcosa di più della sua
personalità inconsueta e frizzante. Volete un colpo d’occhio sulla sua
biografia e la lista dei suoi romanzi (così da acquistarli meglio, una volta
conosciuto)? Ecco unlink veloce ed esauriente.
Per quanto riguarda me, dopo aver letto Un giorno di festa, non ho potuto fare a meno di procurarmi gli
altri della serie. Ciascuno dei libri è un’avventura a sé, per cui si possono leggere
anche in ordine sparso, ed è piuttosto facile risalire e ricollegare insieme i
riferimenti incrociati, soprattutto quando uno stesso personaggio compare in
più narrazioni. Io ho fatto così: ho iniziato dall’ultimo, per poi risalire al
primo, e fare lo slalom come una pallina da flipper tra gli altri quattro. Ed è
stato un gran bello slalom, uno Slalom Gigante Deluxe, se dovessi definirlo.
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domenica 19 novembre 2017
Eventi di lettura#19 - Incontro con l’autore – Enrico Pandiani a Rosta in Un giorno di festa.
LoreGasp
Un altro Incontro con l’autore presso la Biblioteca Comunale
di Rosta, per Bolla e Fantasia, il Blog Del Furore Di Aver Libri, grazie al
sostegno immancabile dell’Assessorato alla Cultura nella persona di Anna
Versino, e dei volontari della Biblioteca, che la tengono aperta appositamente
e non mancano mai di far sentire il loro appoggio.
L’autore da incontrare era Enrico Pandiani, scrittore e
sceneggiatore di fumetti di lungo corso: se volete imparare qualcosa di più su
di lui, di tutti i suoi trascorsi, potete farvi un’idea sulla sua pagina di Wikipedia. Tuttavia,
vi suggerisco, se volete ascoltare davvero la sua voce, il suo blog personale: https://lesitaliens.wordpress.com/
Leggete il modo in cui si racconta, e avrete un’idea più netta e colorata di
chi è Enrico Pandiani.
Ieri a Rosta presentava il suo ultimo romanzo, uscito
praticamente l’altro ieri, a settembre, Un giorno di festa. E’ il sesto volume
di una saga iniziata quasi per gioco nel 2009, quando pubblica Les Italiens, il
primo romanzo in cui compare il Commissario Pierre Mordenti, attorniato da una
squadra di altri poliziotti come lui, con la caratteristica comune di essere
italiani di seconda generazione. Sono una squadra di flic, creata ad hoc da un
grand patron anche lui italiano di origine, con l’intento di avere a
disposizione poliziotti in gamba e particolarmente… flessibili nei confronti
delle regole. Gli italiani, in quello, sono maestri indiscussi e incontrastati:
devono nascere i popoli in grado di poterli anche solo impensierire nell’ambito.
In breve, les italiens si fanno conoscere proprio per il loro indubbio talento
investigativo e per questa caratteristica comune di non ricordarsi a memoria
tutte le procedure legali.
Enrico Pandiani ci ha illustrato, con la sua verve
inimitabile ed evocativa, la genesi del gruppo des italiens, la scelta della
città, Parigi, dei caratteri, di alcuni personaggi interessanti colleghi di
Mordenti, e di altri comprimari di fascino irresistibile, come Moët, giovane
pittrice transessuale con un padre ingombrante e odioso, per cui lo stesso
aitante Commissario perde la testa, e che ha un ruolo meno di spicco nell’ultimo
romanzo.
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