Il profumo
Patrick Süskind
Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra
le figure più geniali e scellerate di quell’epoca non povera di geniali e
scellerate figure.
Avete mai sentito parlare di “fenomeno di
ambivalenza”?
Eccomi: sono io di fronte a questo libro.
L’ho divorato.
Ma.
Già, ma.
Troviamo un quadro credibile della Francia del
diciottesimo secolo.
Il dettaglio che affascina: come nasce un profumo. Ero
incantata dalle “parti tecniche”: quanto lavoro per catturare un’essenza!
E cosa rende un profumo sublime? Bella domanda. La
soluzione del protagonista è decisamente meno poetica.
Quello che inquieta: l’ossessione di un uomo per gli
odori. Un essere senza essenza è un “naso” sopraffino, capta ed immagazzina
ogni nota olfattiva eppure non emana odori. Dettaglio beffardo, già.
Anzi, Grenouille (sembra o no un batrace gracidante?)
è inquietante. E lo è tutta la sua vita, dalla nascita non voluta alla morte
grottesca e macabra.
Alcune pagine mi hanno fatto proprio schifo. Scusate
l’espressione, ma mi si ribalta lo stomaco al solo pensiero. E ad altre ancora
inorridisco.
Non mi riferisco alla “piccola mania” di uccidere
fanciulle per carpirne l’essenza: l’omicidio è, paradossalmente, una componente
<<normale>>. Leggo senza problemi di stomaco né di sonno “tipacci”
come Patterson, Reichs, MacBride, Lindsay e compagnia bella.
Questo assassino che uccide senza spargimenti di
sangue (né altre parti del corpo) è angosciante.
A fine lettura ero completamente KO.

