L'Amanita
Voglio, fortissimamente voglio (ecc. ecc. ), l’edizione integrale in italiano!
Bene. Dopo la prima reazione a caldo, vi tedio con la lagnanza estesa: ho faticato a leggere un libretto di neanche 70 pagine; un riassunto che in II liceo mi ha regalato un pomeriggio piacevole, si è trasformato in giorni di fatica. Ho resistito, aggrappata al vocabolario, per la ricchezza della storia.
Condivido la sfacchinata e vi copio il retro:
This frightening story, written by Robert Louis Stevenson, may be read on two levels. It is firstly an exciting mystery story, cleverly set in the real world of Victorian England. This natural setting makes the unusual events of the book appear even more strange.
But, on a different level, the book also serves to illustrate the two opposite natures of men: good battling with the evil.
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venerdì 19 febbraio 2016
martedì 26 gennaio 2016
Dialoghi con l'Amanita#16 - L’Amanita, i distillati e le associazioni di idee
LoreGasp e L'Amanita
Neurino-mio, ormai lo avrete capito, è un tipaccio pericoloso (la voce astiosa dell’Amanita supera la censura: no, non è sempre ubriaco, i distillati del titolo sono quelli di qualche post fa, maligni!). E meno male che è l’epigono di una gloriosa stirpe di neuroni, se fosse in compagnia… forse dovrei domandare a LoreGasp.
Loredana, ero nociva quando ci siamo conosciute?
O forse ci siamo contagiate reciprocamente – sì, il risultato è quello che è, ma non è il caso di mettersi a cavillare ora che abbiamo ampiamente superato il bel mezzo del cammin di nostra vita…
Neurino-mio, ormai lo avrete capito, è un tipaccio pericoloso (la voce astiosa dell’Amanita supera la censura: no, non è sempre ubriaco, i distillati del titolo sono quelli di qualche post fa, maligni!). E meno male che è l’epigono di una gloriosa stirpe di neuroni, se fosse in compagnia… forse dovrei domandare a LoreGasp.
Loredana, ero nociva quando ci siamo conosciute?
O forse ci siamo contagiate reciprocamente – sì, il risultato è quello che è, ma non è il caso di mettersi a cavillare ora che abbiamo ampiamente superato il bel mezzo del cammin di nostra vita…
venerdì 10 maggio 2013
La governante del Dottor Jekyll – Un'oscurità strisciante.
Mary è una cameriera alquanto singolare. Innanzitutto, scrive. Non era così diffuso, all’epoca, che una persona della sua bassissima estrazione sociale sapesse leggere o tantomeno scrivere. Le prime esperienze di cui scrive sono ricordi angosciosi della sua infanzia infernale. La vediamo trascinata in uno stanzino buio e sporco, in cui è costretta a rannicchiarsi per poterci stare. Quando, poco dopo, la porta si riapre, non è per liberarla dal suo castigo, ma per farla precipitare ancora di più
nell’inferno, se
possibile. Il suo carnefice, abbrutito e incattivito dall’alcool, le getta
beffardamente addosso un sacco di tela contenente un topo, furioso di paura. La
descrizione di quei momenti di follia è distaccata quanto un referto medico.
Mary si rivolge direttamente al suo Padrone (scritto proprio con la maiuscola)
per spiegargli l’origine delle cicatrici che le scavano le mani e le braccia.
Stranezza ancora maggiore: un esponente del ceto medio-alto dell’Inghilterra
vittoriana, come il Dr Jekyll, guarda talmente a lungo una cameriera della sua
servitù al punto di chiederle di raccontargli di sé, e di svelargli un
dettaglio così profondo e personale come l’origine delle sue cicatrici.
Stevenson ci ha già rivelato che il Dr Jekyll non è come i suoi pari: la sua
spinta alla ricerca lo conduce in territori che nessuno dei suoi colleghi si è
mai sforzato di sognare. Il suo interlocutore è altrettanto speciale: una
cameriera, una ragazza giovane ma già schiantata e temprata dal contatto con un
tipo particolarmente repellente di cattiveria, quella proveniente dal suo
stesso padre. Inizia un rapporto a distanza, fatto di curiosità intellettuale
da parte di Jekyll, e di ammirazione ritrosa venata d’affetto da parte di Mary.
Quando i due mondi di cui sono rappresentanti s’incontrano, si avverte
tensione. Jekyll si spinge anche con lei in una direzione impensata. Non cerca
un contatto sessuale, come sarebbe normale pensare. Uno dei filoni più
trasformati in cliché dalla letteratura è proprio il padrone cattivo e
libertino che attenta alla purezza virginale della sprovveduta cameriera,
proveniente dalla campagna o dai ceti più bassi e disprezzati della società.
Qui non c’è nulla di tutto questo. Jekyll cerca di conoscere, è uno scienziato.
Quando viene a sapere cosa successe a Mary per lasciarle quei segni, sulle
prime non dice nulla. Mary è un oggetto nuovo da esplorare, e un accessorio per
la teoria inquietante che si agita nella sua mente. Talmente inquietante da
spingerlo verso la trasgressione. Jekyll è un fuorilegge, per quanto
perfettamente inserito nella società e riverito come uno dei suoi pilastri.
Apparentemente conformista e vittoriano, volge lo sguardo verso l’ombra dell’animo
umano, tentando di portarlo alla luce, separandolo. Ma questo è un crimine, che
sarà costretto a pagare con un crescendo di violenza e angoscia contro di sé e
gli altri. Perché e cosa trasgredisce Jekyll? Si rivolge ad una cameriera, un
oggetto umano, tentando di conoscere la sua storia personale. La spinge a
scrivere, un’attività che dovrebbe essere lontana anni luce dalla routine
quotidiana di una cameriera. La spinge a mantenerla segreta, aggirando anche l’autorità
dell’ingombrante e petulante maggiordomo, mettendola quasi contro un altro
domestico. domenica 5 maggio 2013
La governante del Dr. Jekyll – Stessa storia, un altro punto di vista.
Qualche giorno fa, prima del periodo Shakespeare, si è
verificata nella mia mente una di quelle associazioni di pensieri che, da un
semplice stimolo mi portano poi a scrivere dei post. Il punto di partenza era
il contrasto tra bene e male. La prima associazione di idee è stata lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde, romanzo molto noto di Robert Louis
Stevenson, scritto nel 1886, che si studia solitamente a scuola. Il secondo
anello della catena è stato un film del 1995, Dr Jekyll e Miss Hyde, di cui ho
potuto guardare solamente il trailer. In questa versione, lo scienziato che
soffre di scissione è un discendente del famoso Dr Jekyll; dopo aver scoperto
un suo scritto, ripete l’esperimento facendo uscire il suo alter ego Hyde, che
però, a differenza di quanto accadeva al celebre avo, parla con un timbro più
alto e porta gonne e tacchi. L’associazione di idee va ancora avanti, andando a
ripescare un romanzo del 1990, La governante del Dr Jekyll, di Valerie Martin. Per quanto
sembri innocuo, questo titolo mi è sempre risuonato sinistro. Quando ho
cominciato a leggerlo, mi sono resa conto che l’inquietudine che avvertivo nel
titolo correva nell’atmosfera della bella casa vittoriana del Dottor Jekyll,
nello stesso Dottor Jekyll (anche quando rimaneva Jekyll) e nella voce narrante
del libro, Mary Reilly, giovane cameriera. Come Miranda di Amanda Miranda,
anche Mary Reilly è nuova nella casa del Dottor Jekyll, ma a differenza sua, è
una cameriera esperta e con referenze. Giovane, ma composta, capace,
grandissima lavoratrice, posata. Tuttavia, sentiamo una nota stonata in lei già
dalle prime pagine: c’è qualcosa che vibra sotto quell’apparenza calma, di
persona che ha imparato a stare al proprio posto. E per i tempi in cui viveva,
questa era una caratteristica importante e molto apprezzata. Essenzialmente, la
trama è quella inventata da Robert Louis Stevenson un secolo prima. Il Dottor
Jekyll è uno scienziato filantropo apprezzato, benestante e aperto, di idee
progressiste, ben disposto verso il suo prossimo, forse un po’ eccentrico.
Attirato dalle infinite sfaccettature dell’animo umano, si lancia in una serie
di esperimenti, volti ad approfondirne la conoscenza, che porteranno alla sua
trasformazione in Mr Hyde, una creatura giovane, vitale, ma profondamente
malvagia e dedita solo al perseguimento del proprio piacere e benessere. Hyde
si macchierà di crimini, Jekyll si sforzerà di tenerlo sotto controllo, ma l’oscillazione
continua tra i poli della sua stessa anima lo indeboliranno vieppiù, fino a
portarlo alla morte. Con Stevenson, avevamo un punto di vista unico sulla
vicenda, sebbene scisso in due. Con Valerie Martin, ne abbiamo un terzo: più
lontano, filtrato dal carattere e dalle capacità di osservazione della quieta
ma attenta Mary Reilly.
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