Il titolo del libro di Asimov potrebbe riassumere bene il
tipo di trama del Simbolo perduto. Dal momento in cui il professor Langdon
entra al Campidoglio, inizia un viaggio davvero allucinante, dal momento in cui
si scopre che il suo amico Peter Solomon non l’ha mai invitato a tenere una
conferenza e che non dà notizie di sé da qualche giorno. A coronare la leggera
ansia che comincia ad attanagliare il povero docente, è la scoperta di una mano
mozzata, con pollice e indice sistemati a indicare l’alto, nella cosiddetta
Rotonda del Campidoglio. E quella mano appartiene proprio a Peter Solomon…e qui
siamo solo alle prime battute. Langdon viene contattato al cellulare da
qualcuno che gli propone uno scambio: il resto (vivo) del suo amico in cambio
dell’apertura di un portale di accesso ad una conoscenza illimitata e
misteriosa. Da come si è comportato, e dal modo in cui si rivolge al
professore, si capisce che ci troviamo di fronte allo psicopatico di turno,
convinto di essere l’unico destinatario di quel sapere millenario, segreto e
potentissimo, deciso a governare il mondo, tenendo il resto dell’umanità nell’oscurità
dell’ignoranza e possibilmente schiacciata sotto il suo tallone amorevole.
