domenica 4 maggio 2014

Piccole e grandi scoperte#2 - Alcuni titoli.

Un bel post di segnalazioni, molto ricco e lungo, frutto delle ricerche indefesse di Simona. Segnalo soprattutto quello che riguarda Ayrton Senna, con uno spaccato di vita del pilota brasiliano, per chi segue particolarmente la F1.
Divertitevi!

- Il libraio suona sempre due volte – D.Ferrari e D. Ruffinengo. Storia di due librai che girano il Piemonte per far conoscere al pubblico titoli di libri sconosciuti.
Si inventano un modo tutto loro per avvicinare i non lettori alle pagine stampate.
- Bella e Gustavo – Zita Dazzi. Libro per ragazzi. La recensione parla di storia attuale, ambientata a Milano. Amore inesperto, determinazione, amicizia e solidarietà i temi trattati
- Un giorno sull’isola – Concita De Gregorio. Raccolta di storie che la scrittrice è riuscita a “recuperare” e mettere su carta, di un semplicissimo gioco che suo padre faceva con suo figlio: inventava un personaggio, un luogo e tutto veniva animato con la fantasia. Un modo per tenere vivo un “lessico famigliare” e un nonno che ha insegnato molto.
- Ci siamo persi i bambini – Martina D’Amato. “Prima crescono, meno graveranno … “; “ trasformare le giornate in agende … “; “ educare oggi significa gestire …. “; “s’insegna a vincere piuttosto che a saper perdere … “. La recensione è lunga e tanti sono gli spunti per lavorare, da questo argomento si apre l’ultima fiera del libro per ragazzi a Bologna.
- Ultima, ma non per importanza, la segnalazione di questo articolo che completa la recensione Lo sport del doping per pura coincidenza.

- MORTE DI UN UOMO FELICE – Giorgio Fontana “narra in modo vivido la vita quotidiana nell’Italia ormai esausta per i colpi di coda del terrorismo brigatista; un mix tra fatti di cronaca e invenzioni letterarie dallo stile nitido e a tratti anche umoristico”. Libro storico e con una presentazione così scritta da Benedetta Tobagi direi che può essere un gran successo: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/04/24/quegli-anni-a-cuore-duro-nellitalia-ostaggio-delle-br37.html?ref=search
- L’OMBRA DEI PECCATORI – Ian Rankin. Amo la Scozia e amo i gialli, dalle recensioni mi pare che le due cose si sposino molto bene: provate a leggere qui http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/04/17/la-crime-story-e-nata-in-scozia-con-stevenson50.html
- SUITE 200. L’ULTIMA NOTTE DI AYRTON SENNA – Giorgio Terruzzi. Per gli appassionati di sport un viaggio nella vita di chi è stato questo grande e solitario uomo: http://www.66thand2nd.com/public/pdf_rass_stampa/terruzzi_senna_TTL_19apr14.pdf

Così Senna visse di corsa fino all’ultima notte in una Suite
Stefano Rodi
La storia del campione in un libro di Giorgio Terruzzi.
Veniva a mangiare. Anche da solo. Mi sono sempre chiesto: ma perchè un uomo così, celebre e ricco, un grande campione, decide di cenare in una trattoria come la nostra?». Così lo ricorda Paolo Liverani nella sua Trattoria Romagnola, a castel San Pietro Terme, non lontana dalla fatale pista di Imola. Ayrton, come se non bastasse il fatto che fosse Senna, era anche bello. Un carisma da dio greco. Aveva un talento assoluto, forse unico nella storia della F.l, e lo abbinava a un impegno e a uno spirito di sacrificio maniacale, ai confini dell'autolesionismo. Solo gli ingegneri e i meccanici della Honda, samurai giapponesi, sono riusciti a tenere il suo passo e a trovare una sintonia con quel campione unico e difficile. Spesso malinconico, quasi sempre serio, aveva dentro qualcosa di buio. «Siamo sempre esposti al pericolo. Pericolo di farsi del male. Pericolo di morire». Era un tipo solitario, concentrato per vincere, sempre. «Non sono fatto per arrivare secondo o terzo», disse una volta a Jackie Stewart. Adesso che il 1º maggio si celebrano i 20 anni della sua morte, a Imola, si possono vedere documentari, video, interviste. Ovunque. I momenti in cui sorride sono frammenti, attimi fuggenti spazzati via da una malinconia diffusa. Senna era un mondo a sé, in mezzo a quello della F.1. Era diverso, fatto di un'altra pasta unica, quella dei grandi. Quella di Walter Bonatti, Muhammad Ali, Maradona. Giorgio Terruzzi è uno scrittore e un giomalista che, per una serie di coincidenze, a cominciare da un upgrade su un volo che l'ha fatto rimbalzare in prima classe, ha visto e conosciuto Senna da vicino. In pista e fuori. Adesso ha scritto un libro intitolato Suite 200: quella dell’Hotel Castello di Castel San Pietro Terme, dove il pilota brasiliano ha passato l'ultima notte, prima di morire nell'incidente durante il Gp di Imola. 
«Che fosse un fenomeno lo si era capito dall'inizio», ricorda Giorgio Terruzzi. «Nel 1983, Frank Williams gli fece fare un test sulla pista di Donington. Senna non era mai salito su quella macchina. Era quella vecchia, dell'anno prima: freni un disastro, gomme pessime. Nell'abitacolo stava scomodo, era tutto sudato: aveva paura di sbagliare. È partito, ci ha messo cinque giri per trovare l'assetto giusto, dieci per uguagliare il record della pista. Poi ha spinto ancora e l'ha abbassato di quattro decimi. Ai box sono rimasti muti, sbalorditi». 
Questo è stato l'esordio, ma il suo nome nel mondo delle corse lo si conosceva già perchè nelle formule minori aveva vinto tutto quello che si poteva vincere. «A Monte Carlo, nel 1988, ha fatto una cosa che resterà per sempre», dice Terruzzi. «Una follia che alla fine nessuno ha mai capito bene. Credo nemmeno lui. Durante le prove fece il miglior tempo ma, invece che rientrare ai box, prosegui per altre cinque giri, andando sempre più forte, come in trance, fino ad abbassare il suo limite di due secondi, che in F.1 e un tempo biblico. Il giorno dopo, in gara, era in testa con un margine talmente ampio che ha allentato un attimo la concentrazione ed è andato a sbattere come un asino poco prima del tunnel. In preda al furore, visto che sbagliare per lui era una dannazione, è sceso dall'auto ed è tornato a casa sua, che era a cento metri dalla curva dell'incidente. Isabel, la domestica, che stava cercando di individuarlo in pista nella diretta tv, rimase a bocca aperta vedendolo rientrare con tuta e casco in mano». 
Il compagno go-Kart 
L'infanzia di Senna è stata particolare, così come il suo rapporto con il padre. Era nato in una famiglia molto ricca. Aveva la percezione della sua fortuna ma anche quella in modo sofferto: regalava macchinine, palloni e bici agli altri bambini. Il padre, Milton, gli compra un go-kart, pensando a un gioco come un altro, lui invece lì sopra trova molto di più. «Si accende una fiamma che non si spegnerà più e che brucerà più di tutto: delle amicizie e forse anche degli amori» commenta l'autore di Suite 200, che nel libro ripercorre parte di questi episodi, rivisti nell'ultima notte del pilota. «Nella prima gara vera di kart sareb¬be partito dalla pole position ma suo papà accolse la notizia con terrore. Se voleva fare quella gara, doveva partire dal fondo: era meno pericoloso. Milton, dopo il primo anno di corse in Inghilterra con le formule minori, lo fece tornare in Brasile a dirigere un'azienda di famiglia di materiali edili. Dopo averlo messo in pista da bambino, ha cercato ripetutamente di farlo smettere». Ma, alla fine, Senna è diventato Senna e anche suo padre ha dovuto accettarlo. Non è mai stato facile il loro rapporto: dopo la pri¬ma vittoria a Monte Carlo, nell'87, lo rimproverò perchè sul podio aveva spruzzato con lo champagne il principe Ranieri. Ayrton però non si è mai ribellato perchè nei confronti del padre avvertiva rispetto e gratitudine. È rimasto un tipo solitario: «La mia compagna fissa per 20 anni è stata la valigia». 
Le poche risate
Tra i piloti, un amico solo: Gerhard Berger, compagno di squadra, allegro, guascone, gaudente. Il suo opposto, che ha però capito da subito come prenderlo: in pista non poteva che imparare dal brasiliano, troppo più forte di lui. Lontano dai cordoli, invece, era Senna a essere fragile e allora "guidava" lui. Se lo tirava dietro, lo tirava fuori dai suoi pensieri, da quello sguardo sempre rivolto altrove. «Era l'unico con cui ho visto Senna ridere davvero» ricorda Terruzzi. «L'austriaco gliene combinava di tutti i colori: rane nel bagno, valigetta 24 ore con tutti i documenti lanciata dall'elicottero e ragazze fatte trovare in stanza senza dire che era quella di Senna. Lui scendeva nella hall di corsa dicendo: "Ti ammazzo". Ma lo diceva ridendo».
- IL  GIORNO DEI COLOMBI – Louise Erdrich. Racconta da maestra una saga di sangue e d’amore in nord Dakota: una storia dal ritmo circolare che appena terminata vorresti ricominciare; inizia così la recensione che ho trovato su questo libro : http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3753816
- VITA MIGLIORE – Nikola Savic. I talent sulla lettura mi lasciano perplessa: leggete l’intervista fatta ad Andrea De Carlo sul libro in questione e giudicate voi: 
- LA BIBLIOTECA CHE VORREI – Antonella Agnoli. Dalla recensione molto interessante e poi io, noi che biblioteca vorremmo? http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/04/22/da-bradbury-ai-senzatetto-la-biblioteca-svela-chi-siamo50.html

Buona lettura: aspetto vostri commenti su quello che avete già letto e criticato.


giovedì 1 maggio 2014

L'Amanita#28 - Eterna

Eterna
Victoria Àlvarez

Segnalato da una corrispondente spagnola: “da’ un’occhiata a questo, può piacerti”.
Effettivamente…
Titolo originale spagnolo: Hojas de didaléra (“Gocce di digitale”), più intrigante di quello italiano.
Una bambina malata di cuore tenuta in vita dalla digitale.
Situazione familiare <<alla Dickens>> nella Londra di Jack lo Squartatore.
Di più: la piccola vive nel cimitero di Highgate (è nipote del custode) e vede le anime in pena.
Figlia di una prostituta probabilmente vittima dello squartatore, diventerà una delle medium più famose di Londra. Aggiudicato!
L’ambientazione è ottima, curata e dettagliata senza essere pesante.
Ho apprezzato la descrizione del cimitero dove Annabel scorrazza da bambina. Il cimitero di Highgate ha già una sua storia particolare; non ricordo se ho letto qualcosa su The Obsidian Mirror o Nocturnia, ma Loredana ha il collegamento con tutt’e due; guardate in basso a destra del vostro schermo:-D.
È un bel libro, con un finale gotico che compensa lo scivolone melenso “harmony-style”. La luna di miele ectoplasmatica! Avrebbe potuto mettere qualche fantasma in più e qualche sbaciucchiamento in meno, suvvia, siamo seri…

Dicevo, tolta la parentesi melensa perfino per me, è un libro sostanzioso, autoconclusivo e scorrevole. 

martedì 29 aprile 2014

L'Amanita#27 - Il custode delle anime


Il custode delle anime
Maurizio Bonfiglio

Una Torino nera, illuminata da Gustavo Rol, in cui si consuma una vendetta senza eguali.
Questo, bianco sul nero della copertina, mi ha spinto alla cassa senza obiezioni.
A volte sono molto di parte: nonostante le mie origini variegate, adoro Torino ed il Piemonte; e poi Rol mi ha sempre affascinato.
In parte sono stata esaudita.
Un dettaglio gustoso: le candele nere acquistate in piazza Solferino, nei pressi della famosa fontana… o la citazione del famigerato incendio del cinema Statuto (all’epoca abitavo tre isolati <<più su>>: vidi il fumo da casa).
Meno gustoso: cita una scuola dei Gesuiti, ma me “la colloca” in via Bologna 40. Suvvia, Bonfiglio: oggi abito in questi paraggi e le assicuro che la scuola non c’è! Non c’è neanche un segno di una possibile presenza negli anni ’80.
Ma veniamo alla sostanza.
Ho scoperto, a lettura iniziata, che è il primo libro di una trilogia. La storia lascia qualche “sospeso”, ma il caso è chiuso. Il fatto che ho in lista questo autore è già un indizio: terrò d’occhio le prossime uscite per leggere anche il secondo. Insomma: m’intriga.
Ma sono un’amanita, perciò ecco le spore velenifere.
Tende ad infilare un po’ troppi dettagli. Non in modo esasperato come Dan <<Cianfruglione>> Brown, ma la lettura a volte richiede particolare attenzione.
L’onnipresente <<cigarillo>> dell’antropologo italo-americano Richard Setti, coinvolto da un amico poliziotto. Stai cercando di smettere di fumare. Va bene, abbiamo capito, dopo il terzo… piantala di dirlo (o ti consiglio il cigarillo come supposta: vedi che la voglia di fumare ti passa)!
In teoria è una Torino fine anni ’80. Io c’ero e non l’ho ritrovata fra le pagine. Secondo me, uno che vive negli States dovrebbe cogliere una Torino più provinciale, più retrò. L’ho percepito pensato dopo il 2010 e trasferito nel 1988.
Come? Rol? C’è, c’è… ma mica posso raccontarvi la parte migliore del libro!


lunedì 28 aprile 2014

L'Angolo dei nani e dei giganti#5 - La principessa e il drago

Ci sono favole e favole…abbiamo un drago che ha deciso di portare via un principe e tutti gli ingredienti giusti per farci volare nella fantasia.
Partiamo dall’inizio: un castello, una principessa innamorata, un principe, un drago che incenerisce il castello e rapisce il principe. Una principessa innamorata, tanto tanto innamorata e disposta a tutto per ritrovare il suo promesso sposo.
Cerca un abito (un sacchetto) per sostituire quello incenerito e parte all’inseguimento del drago. Persevera nei tanti tentativi di liberare il suo amato e finalmente ci riesce; unico problema, si trova davanti un principe ingrato, che invece di portarla in trionfo la denigra, perché sporca, mal vestita e puzzolente.
La morale: gli uomini sono tutti uguali, guardano solo le apparenze; speriamo arrivi sempre un drago ad aprirci gli occhi. Ma poi, siamo sicuri sia proprio una favola?
Storiella molto attuale, ottimi i disegni, molto simpatica la principessa coraggiosa.

Bambine state in guardia!

domenica 27 aprile 2014

L'Amanita#26 - Se ti abbraccio non aver paura


Se ti abbraccio non aver paura
Fulvio Ervas

Da una storia vera.
Il regalo ad un figlio autistico per “i diciotto anni”: un viaggio padre&figlio alla scoperta dell’America.
Commovente.
…e tutti gli aggettivi “amabili” di questo mondo. Ci sono pagine intense e ricche: non è facile vivere con la malattia, propria e di una persona cara. Non è facile scegliere di partire e vivere “on the road” per settimane.
Ma per quanto lo consigli, è un libro che non rileggerò.
Sono stufa di una “realtà malata”. Vivo sulla mia pelle una vita da disabile, almeno nei libri VOGLIO (e sì, lasciatemi usare questo verbo) evadere, volare via.
Nei “miei” libri non voglio malattie, almeno, non così protagoniste.
Ho bisogno di volare via, di vedere panorami diversi.
Una fuga, dite?
Sì.
E un bell'ecchissenefrega lo vogliamo aggiungere?
Lo so: pleonastico doppio complemento oggetto, con piena vertenza e deliberato consenso.

Non ho bisogno di un libro per conoscere una malattia, né per sapere che la realtà è diversa. Ho bisogno del libro per allontanarmene, seppur momentaneamente! 

mercoledì 16 aprile 2014

Segnalazioni editoriali#5 - Melchi, Vi racconto una storia

Un comunicato stampa nuovo di zecca, della Graus Editore, annuncia l'uscita ad aprile di un libro particolare:

Melchi - Vi racconto una storia, Graus Editore, Collana Tracce


Zafón all’ombra del Vesuvio
Il ventenne autore ischitano Sergio Schiazzano si ispira allo scrittore catalano
Tra sogno e realtà in una dimensione sospesa, dove sia i personaggi che lo stesso autore cercano la propria identità, Sergio Schiazzano, ventenne ischitano ispirato al grande scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón, fa il suo ingresso nel mondo della letteratura con un romanzo di grande qualità. “La Storia da raccontare è, per uno scrittore, il vero scopo, l’obiettivo finale, il senso di tutta una vita spesa tra sogni e favole”. In uno dei passaggi importanti della sua narrazione Sergio Schiazzano ne chiarisce i contorni, i confini. Quello scrittore che è il protagonista di Melchi - Vi racconto una storia alla ricerca, appunto, della sua “Storia da raccontare”, che ha perso da qualche parte. Perché le storie, quando uno scrittore le ha trovate, è meglio tenerle saldamente in pugno. Si agitano, si dimenano e si rischia che scappino via. Un po’ Pirandello, come i sei personaggi che cercano un autore che li faccia vivere, qui è l’autore che cerca una storia da raccontare. La più bella. Quella per cui uno scrittore si può definire tale. La trama è avvincente. Melchi - Vi racconto una storia è lì, tra gli scaffali dell'Iperuranium, la libreria di Notorio; possiamo leggerlo alla luce di un lampione, tenuto sempre acceso da Giòmaria l'Elettricista, sullo sfondo di un'isola cristallizzata nel sogno, il cui mare è popolato di barche, tra le quali quella di Ettore e Antonio; guidati, nella lettura, dalla voce tonante del vecchio Rocchino, il Poeta. Una storia. La storia, ispirata da Melchi il cianfrusaio, illusionista, giocoliere, visionario. Schiazzano dimostra una padronanza della scrittura tipica dei grandi autori e la minuziosa e curata caratterizzazione dei personaggi rimanda alla complessa architettura dei romanzi di Umberto Eco.

L'autore: Sergio Schiazzano è nato ad Ischia nel 1993. Ha frequentato il Liceo Scientifico di Ischia ed attualmente è studente di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Fin da bambino ama, al di sopra di ogni altra cosa, le storie tramandate e narrate. Ha ricevuto un riconoscimento in occasione del concorso “I 150 anni dell’Unità d’Italia – L’identità nazionale nella cultura, nell’economia, nel costume”, indetto dalla Fondazione Nazionale F.I.D.A.P.A.

Per approfondire la conoscenza del libro, eccone la pagina sul sito di Graus Editore.

lunedì 14 aprile 2014

L'Amanita#25 - Il profumo

Il profumo
Patrick Süskind

Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell’epoca non povera di geniali e scellerate figure.

Avete mai sentito parlare di “fenomeno di ambivalenza”?
Eccomi: sono io di fronte a questo libro.
L’ho divorato.
Ma.
Già, ma.
Troviamo un quadro credibile della Francia del diciottesimo secolo.
Il dettaglio che affascina: come nasce un profumo. Ero incantata dalle “parti tecniche”: quanto lavoro per catturare un’essenza!
E cosa rende un profumo sublime? Bella domanda. La soluzione del protagonista è decisamente meno poetica.
Quello che inquieta: l’ossessione di un uomo per gli odori. Un essere senza essenza è un “naso” sopraffino, capta ed immagazzina ogni nota olfattiva eppure non emana odori. Dettaglio beffardo, già.
Anzi, Grenouille (sembra o no un batrace gracidante?) è inquietante. E lo è tutta la sua vita, dalla nascita non voluta alla morte grottesca e macabra.
Alcune pagine mi hanno fatto proprio schifo. Scusate l’espressione, ma mi si ribalta lo stomaco al solo pensiero. E ad altre ancora inorridisco.
Non mi riferisco alla “piccola mania” di uccidere fanciulle per carpirne l’essenza: l’omicidio è, paradossalmente, una componente <<normale>>. Leggo senza problemi di stomaco né di sonno “tipacci” come Patterson, Reichs, MacBride, Lindsay e compagnia bella.
Questo assassino che uccide senza spargimenti di sangue (né altre parti del corpo) è angosciante.

A fine lettura ero completamente KO. 
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