1200 a.C. circa. Mosè muore appena prima di toccare la terra
promessa (che fregatura) ed è Giosuè a guidare il popolo alla conquista. Il
libro è diviso in tre parti: la conquista della terra promessa, la
distribuzione della terra tra le tribù (con tutta la pedanteria tipica degli
elenchi e le genealogie tribali), la fine della carriera di Giosuè.
Sto ridacchiando.
E già.
“La conquista della
terra promessa” ha un suono grandioso. Epico. Grandi battaglie e vittorie
straordinarie perché “il Signore li guida” o “Dio è con noi” (no, questo è
inquietante).
E la famosa battaglia di Gerico? Tutti gli israeliti a fare
caciara e suonar trombette per far cadere le mura della città… e poi via,
Giosuè che guida gli eserciti trionfanti contro i re locali (me lo vedo come
Superman, ricordi quando spicca il volo?)!
Rido ancora: già per conquistare Gerico, prima della
strombazzata fatale, Giosuè ha pensato bene di mandare qualche spia. E chi li
ha aiutati? Una donna. Di più: una prostituta.
