Jonathan Franzen. Jonathan FRANZEN. F-R-A-N-Z-E-N. Non è il
caldo eccessivo, non è la fine dell’estate, che hanno apparentemente cucinato i
miei neuroni. E’ l’emozione di aver a che fare con un autore acclamato,
criticato, osannato e amato da tantissimi lettori e blogger. Come scrissi su
Facebook qualche giorno fa, io non volevo leggere Franzen. Per i soliti motivi:
troppo famoso, letto, pubblicizzato. Io diffido in maniera automatica dai casi
editoriali e dalle mode del momento. La curiosità, però, c’era, eccome. Un paio
di anni fa presi La ventisettesima città, sempre di Franzen, approfittando di
un gruppo di lettura sorto apposta per leggere i libri di Franzen. Mi attirava
il titolo. Sapeva di storico, quasi epico, e anonimo al tempo stesso. Quando lo
cominciai, però, non fui presa e lo lasciai prima della metà.
Non era finita lì.
Il gancio aveva fatto presa comunque, per cui, sotto restava
il desiderio di leggere o quanto meno di risolvere il momentaneo impasse con la
lettura di Franzen.
