LoreGasp
Leggendo il titolo, si può pensare che si tratti di una di
quelle storie così complicate di “uteri in affitto”, o di adozioni più o meno
legali e accettate. Niente di più lontano dal reale contenuto. Il libraio
esperto che me l’ha consigliato, pur non conoscendomi affatto, ha individuato
un altro di quei romanzi-iceberg, semplici storie all’apparenza, che nascondono
pozzi profondissimi di emozioni e sentimenti.
Torniamo a Napoli, una città che abbiamo visitato parecchie
volte, nell’ultimo anno e mezzo. Siamo alle prime ore di una giornata
qualunque, in un quartiere qualunque, abitato da persone normali, prese nella
loro routine. Entriamo in un bar e ammiriamo i movimenti veloci di un garzone
sedicenne, Genny, che sforna caffè e cappuccini al minimo respiro dei clienti. Non
distraetevi con Angelo,
l’altro coetaneo che lavora anch’egli in un bar, dove s’incrociano scommesse su
qualunque cosa faccia parte del creato.
Dopo il lavoro e un paio di giri con
amici, anche discutibili, Genny torna a casa dove la madre quarantenne, giovane
d’aspetto ma scarsa di salute, contribuisce al mantenimento famigliare cucendo
orli su orli di pantaloni su commissione. Un quadro quieto di normalità
routinaria e quieta.
