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domenica 12 agosto 2012

L’enigma della morte di Marylin Monroe – Una ricostruzione plausibile


Probabilmente perché gli autori sono docenti di materie scientifiche, lo stesso libro ha un approccio scientifico ma non freddo all’argomento. Mette in risalto alcune caratteristiche passate in secondo piano o completamente ignorate da altri giornali e scrittori che si sono occupati del misterioso decesso. Marilyn fu trovata morta nella sua villa di Los Angeles, che aveva acquistato mesi prima. Nel pavimento dell’ingresso, alcune mattonelle riportavano una citazione di San Paolo: “Cursum Perficio”, “ho terminato la mia corsa”, che suona piuttosto sinistro, come se fosse una premonizione  della fine del suo corso di vita. Leggendo anche le vicende di quei mesi, e la trascrizione di alcuni dei colloqui con uno dei suoi analisti, Marilyn stava finendo anche il corso stesso della sua analisi. Dopo essere stata in cura da diversi terapeuti, tra cui la stessa figlia di Sigmund Freud, l’attrice arriva alla conclusione di non averne più bisogno. Dopo mesi, anni, passati a scavare nelle lacune e nelle ferite della sua anima, a rivedere, rimescolare e a piangere sul rapporto nero con una madre inesistente e troppo lontana, a cercare di vivere nonostante tutte le angosce e le solitudini che questo le causava, Marilyn vede con lucidità che ha terminato. E non perché è guarita. Non si può andare oltre. Non si può risanare qualcosa che non è mai stato sano. E’ la conclusione che aleggia da alcune frasi dell’attrice, una consapevolezza lucida e sinistra che l’ha accolta e accompagnata fino alla morte. Se si segue questo filone di pensiero, è facile pensare che Marilyn davvero si sia suicidata perché sconvolta dal non poter più fare nulla per se stessa, e tutto questo avrebbe una sua logica. Eppure, gli autori mettono l’accento sulle mille stranezze della notte in cui l’attrice viene trovata morta.

mercoledì 8 agosto 2012

L’enigma della morte di Marilyn Monroe – 50 anni dopo, un’indagine scientifica


Cinquant’anni fa, e più precisamente il 4 agosto 1962, veniva ritrovata morta Marilyn Monroe, attrice americana dal fascino e dal richiamo planetari. Lei era la Donna, la Dea della Bellezza, il Fascino personificato. Io l’ho “conosciuta” parecchi anni più tardi, proprio attraverso la sua morte, avvenuta in circostanze mai chiarite del tutto, e circondata da misteri, voci incontrollate, insabbiamenti. Un anno dopo  sarebbe morto in un attentato John Fitzgerald Kennedy, strettamente collegato a lei, sia in vita sia in morte, e poco dopo ancora Bob Kennedy, il “fratellino” ministro del Presidente, anch’egli vicinissimo all’attrice. I casi di Marilyn Monroe e John Kennedy, oltre ad essere collegati per i fatti che crearono, continuano ad essere legati e a rivaleggiare quasi, tra di loro, per quanto riguarda il sospetto e la mistificazione che sorsero intorno ai loro decessi. Per quanto riguarda Marilyn, la polizia arrivò in fretta ad una conclusione e ad un’archiviazione: probabile suicidio. Del resto, era difficile escluderlo categoricamente dalla lista delle possibili opzioni. La vita di Marilyn era un cristallo: la facciata lucida e splendente, fatta di bellezza, desiderio, soldi e fama, stesa a coprire a malapena un’interiorità piena di incrinature, che crollava facilmente sotto la pressione di una piuma. Riviste di ogni tempo, libri, servizi televisivi hanno ripercorso tutti gli eventi di quei trentasei anni di vita, fatti di abbandoni, affidamenti a estranei, violenze, carriera cinematografica strepitosa e declino.
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