Probabilmente perché gli autori sono docenti di materie
scientifiche, lo stesso libro ha un approccio scientifico ma non freddo all’argomento.
Mette in risalto alcune caratteristiche passate in secondo piano o
completamente ignorate da altri giornali e scrittori che si sono occupati del
misterioso decesso. Marilyn fu trovata morta nella sua villa di Los Angeles,
che aveva acquistato mesi prima. Nel pavimento dell’ingresso, alcune mattonelle
riportavano una citazione di San Paolo: “Cursum Perficio”, “ho terminato la mia
corsa”, che suona piuttosto sinistro, come se fosse una premonizione della fine del suo corso di vita. Leggendo
anche le vicende di quei mesi, e la trascrizione di alcuni dei colloqui con uno
dei suoi analisti, Marilyn stava finendo anche il corso stesso della sua
analisi. Dopo essere stata in cura da diversi terapeuti, tra cui la stessa
figlia di Sigmund Freud, l’attrice arriva alla conclusione di non averne più
bisogno. Dopo mesi, anni, passati a scavare nelle lacune e nelle ferite della
sua anima, a rivedere, rimescolare e a piangere sul rapporto nero con una madre
inesistente e troppo lontana, a cercare di vivere nonostante tutte le angosce e
le solitudini che questo le causava, Marilyn vede con lucidità che ha
terminato. E non perché è guarita. Non si può andare oltre. Non si può risanare
qualcosa che non è mai stato sano. E’ la conclusione che aleggia da alcune
frasi dell’attrice, una consapevolezza lucida e sinistra che l’ha accolta e
accompagnata fino alla morte. Se si segue questo filone di pensiero, è facile
pensare che Marilyn davvero si sia suicidata perché sconvolta dal non poter più
fare nulla per se stessa, e tutto questo avrebbe una sua logica. Eppure, gli
autori mettono l’accento sulle mille stranezze della notte in cui l’attrice
viene trovata morta.
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domenica 12 agosto 2012
mercoledì 8 agosto 2012
L’enigma della morte di Marilyn Monroe – 50 anni dopo, un’indagine scientifica
Cinquant’anni fa, e più precisamente il 4 agosto 1962,
veniva ritrovata morta Marilyn Monroe, attrice americana dal fascino e dal
richiamo planetari. Lei era la Donna, la Dea della Bellezza, il Fascino
personificato. Io l’ho “conosciuta” parecchi anni più tardi, proprio attraverso
la sua morte, avvenuta in circostanze mai chiarite del tutto, e circondata da
misteri, voci incontrollate, insabbiamenti. Un anno dopo sarebbe morto in un attentato John Fitzgerald
Kennedy, strettamente collegato a lei, sia in vita sia in morte, e poco dopo
ancora Bob Kennedy, il “fratellino” ministro del Presidente, anch’egli vicinissimo
all’attrice. I casi di Marilyn Monroe e John Kennedy, oltre ad essere collegati
per i fatti che crearono, continuano ad essere legati e a rivaleggiare quasi,
tra di loro, per quanto riguarda il sospetto e la mistificazione che sorsero
intorno ai loro decessi. Per quanto riguarda Marilyn, la polizia arrivò in
fretta ad una conclusione e ad un’archiviazione: probabile suicidio. Del resto,
era difficile escluderlo categoricamente dalla lista delle possibili opzioni.
La vita di Marilyn era un cristallo: la facciata lucida e splendente, fatta di
bellezza, desiderio, soldi e fama, stesa a coprire a malapena un’interiorità
piena di incrinature, che crollava facilmente sotto la pressione di una piuma. Riviste
di ogni tempo, libri, servizi televisivi hanno ripercorso tutti gli eventi di
quei trentasei anni di vita, fatti di abbandoni, affidamenti a estranei,
violenze, carriera cinematografica strepitosa e declino.
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