martedì 31 dicembre 2013

Buon 2014 e buoni libri!

Ci vuole un piccolo post di auguri per l'ultimo dell'anno, anche se privo di bilanci, di elenchi di libri letti nel 2013, i più belli, i più brutti, i più votati, ecc. Saluto il 2013 e tutto il suo carico di libri letti, per portarmi nel 2014 quelli ancora da leggere, e quelli che ancora non so che dovrò leggere!
Prepariamoci per il cenone, brindiamo al nuovo inizio, e in alto i libri.
Auguri a tutti voi e alle vostre famiglie!

domenica 29 dicembre 2013

Ritorno alla vita...digitale. Con un Giro d’Italia letterario, un GdL, una rivista online, un premio.

E’ passato diverso tempo dal mio ultimo post. Talmente tanto che mi sembra di essere stata via un anno intero...immergersi in altri progetti, di tutt’altro tenore, fa questo effetto, quando si ripensa alle occupazioni di prima. In ogni caso, rieccomi tornata in vita digitale, con una serie di segnalazioni da fare e qualche breve riflessione. Breve perché questo è un periodo di bilanci, di sguardi indietro per vedere cos’è capitato, la strada percorsa, o i libri letti, nel caso dei book blog in Rete. Io non mi soffermo molto sui bilanci, perché poi mi coglie una specie di nostalgia per il tempo passato, che poi si rivela nociva. Almeno, nel mio caso. Per quel che riguarda la prima segnalazione, abbiamo niente di meno che un Giro d’Italia Letterario. Paola del blog Se una notte d’inverno un lettore ha avuto la splendida idea di leggere la nostra letteratura regione per regione, in un vero e proprio percorso. Al posto delle bici, usiamo i libri dei nostri autori più significativi, e i nostri account Facebook, partecipando all’evento qui, a partire da Domenica 5 gennaio 2014. L’estrazione a sorte ha decretato che iniziassimo con il Piemonte, e più precisamente con La paga del sabato di Beppe Fenoglio (titolo scelto dopo proposte e votazioni da parte dei partecipanti).  Volete ulteriori informazioni? Tuffatevi in questo link.

La seconda segnalazione riguarda un bellissimo gruppo di lettura, un GDL ospitato su Facebook: Gruppo di
lettura scratch-made: leggiamo Neil Gaiman. Maria del bellissimo Start from Scratch Blog, ha avuto la splendida idea di creare un gruppo di lettura dedicato a Neil Gaiman, un autore che mi gira intorno da anni, ma che non ho mai afferrato completamente, essendo io perennemente distratta da altri scrittori, altri libri, altri argomenti. Finché non si è deciso ad entrare in casa mia portato di peso da Marzia (non tanto Neil Gaiman in persona, quanto due suoi titoli, che presto compariranno su queste pagine), e infilato nel mio pc da Maria. Lunedì 6 gennaio 2014 iniziamo con Buona Apocalisse a tutti, scritto a quattro mani con Terry Pratchett. Volete partecipare, e avete un account Facebook? Correte alla pagina segnalata sopra. Volete partecipare, e non avete un account Facebook? Su queste pagine furiose comparirà la mia recensione, per cui potete comunque inondare di commenti. In questi giorni di relativa calma pubblicherò anche il mio articolo su Follie di Brooklyn, di Paul Auster, che ho letto grazie ad un altro GdL, promosso sempre da Maria su Facebook. Anche per Auster valgono le stesse parole che ho scritto per Gaiman. Ormai è chiaro che, per farmi leggere autori che desidero da anni senza mai toccare, è necessario infilarmi in un gruppo di lettura. In quel caso, non si scappa: o leggo l’autore, o leggo l’autore. E finalmente, aggiunge il mio innato Furore Libresco.

La terza segnalazione riguarda Eclettica, la rivista-blog online che raggruppa diversi blogger, tra cui la Furiosa Scrivente, che condividono la loro passione per libri e cultura. Siamo al secondo numero, che è veramente ripieno di grandissimi articoli, uno più bello dell’altro. Per il volto dell’orrore, ho scelto di parlare di Chiara Palazzolo e della sua meravigliosa trilogia di Mirta-Luna, mentre per la biblioteca inglese, mi sono lanciata su uno dei miei miti di sempre, la regina Elisabetta I, rivissuta nella bellissima biografia romanzata di Margaret George.









Pur lontana dagli schermi digitali, Chiara di Paroledi Cioccolato mi ha tributato un altro premio, il Liebster
Award qui accanto, evento che mi fa sempre un enorme piacere e che mi convince, tutto sommato, di essere riuscita a trasmettere qualcosa di me e della mia passione libresca al di là del mio monitor. Come da regolamento, dovrei rispondere alle domande di Chiara, proporne altre e segnalare altri blog da premiare. Per mancanza di concentrazione non riesco a farlo ora, ma riuscirò a ricambiare!! Uno dei miei buoni propositi per il 2014 è proprio quello di migliorare decisamente l’organizzazione del tempo e del lavoro da fare. Vedremo alla fine cosa sarà capitato...

lunedì 2 dicembre 2013

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza - Guest Post#3


Un altro appuntamento per la rubrica Guest Post, tenuta da Simona e dalle sue letture. Il titolo è già controcorrente: l'importanza della lentezza. Lentezza, in questo mondo di connessioni veloci, trasporti veloci, amori e odii veloci, pasti veloci, lavori veloci, ecc. ecc.? Direi che capita al momento giusto. Non ho ancora letto questo libro, ma Sepulveda è già un nome-garanzia, avendo letto con estrema gioia Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Ora taccio, e lascio la parola a Simona, e alla sua recensione.

"Fermiamoci un attimo ad assaporare queste 95 pagine di questa fiaba meravigliosa, e possibilmente leggiamo con lentezza, anche se il racconto incalza per scoprire  perché la lumaca è tanto lenta.
Una fiaba per adulti e piccini, una storia che deve insegnare ai nostri bambini (quelli fuori e dentro di noi), il piacere di accontentarsi, di porsi delle domande nella vita da non lasciare senza risposta a costo di percorrere strade difficili e impegnative.
Ristabilire il valore del tempo in una società dove tutto corre via veloce, dove non troviamo un attimo per soffermarci a dare risposte, un momento per apprezzare quello che abbiamo e quello che ci circonda, dove non riusciamo più ad insegnare ai giovani ad allontanarsi dal mondo protetto e abitudinario che gli costruiamo e gli offriamo, per andare a cercare risposte ed esperienze nuove.
Lasciamo scorrere le parole e diamo significato ad ogni sfumatura: la memoria, il coraggio, la caparbietà, l’avventura, la libertà, l’ingiustizia, la conoscenza, l’intraprendenza.
Tutto questo la nostra amica lumaca “Ribelle” vorrà insegnarci nonostante i pericoli, gli amici e le difficoltà che troverà sulla sua strada verso il nuovo prato chiamato “Paese del dente di leone”.
Cogliamo l’importanza del tempo e la forza dei desideri annidati dentro di noi.

“In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi”

martedì 26 novembre 2013

Ragazze mancine – Mondi paralleli finiscono per incontrarsi

Ho già detto in lungo e in largo, soprattutto su Facebook, che adoro i romanzi di Stefania Bertola, al punto che li collezionerò, non appena riparate le crepe del mio tavolino di lettura. Promessa pronunciata, e subito disattesa. Prima ancora di poter mettere mano ai danni del suddetto tavolino, sono tornata a casa con l’ultimo libro dell’autrice, uscito da pochissimo, Ragazze mancine. Devo smetterla di fare promesse da marinaio di questo genere. Tutti i marinai di tutte le Marine del mondo sono rigorosi mantenitori di parole date, in confronto alle mie esibizioni nel campo. Quando sono andata alla presentazione del libro, sabato 16 novembre scorso, nella libreria La casa dei libri di Rivalta, non credevo di battere il mio record di promessa-infranta. Così è capitato, tuttavia, e me ne sono fatta una ragione. L’aver infranto fioretto e dignità, tuttavia, mi ha regalato una lettura veloce e godibilissima, che mi ha fatto riflettere e piegare dalle risate. Ancora una volta, le donne sono al centro dell’attenzione della Bertola, sullo sfondo di Torino. Sono due, talmente diverse l’una dall’altra, da dubitare persino che appartengano alla stessa razza, e allo stesso sesso. Una è Adele Molteni, bella signora trentaduenne, appartenente alla Biella-bene. Laureata, colta, dedita a nutrire il proprio spirito di piaceri intellettuali come letture, visite alle mostre più disparate, senza un giorno di lavoro all’attivo, grazie al marito benestante, produttore di lane e cachemire pregiati. L’altra è Eva Fasano, giovanissima nullatenente con figlia gattonante a carico, continuamente in movimento, da un lavoro precario all’altro, per mantenere la sua piccola famigliola personale senza padre. E’ un acrobata del precariato, Eva, e non se ne dispiace un momento: afferra il lavoro dove lo trova, fosse anche per un giorno solo, e si specializza in riciclo delle cose usate e rifiutate dagli altri, che lei trasforma per sé e sua figlia. Come possono incontrarsi due donne del genere, che condividono solo l’appartenenza allo stesso sesso?

mercoledì 20 novembre 2013

La strada verso casa (e verso le polemiche) - Guest Post#2

Non solo è tempo di Guest Post, di hashtag nuovi coniati a manetta, ma anche di polemiche. Bizzarro: non capita mai di sentirne; la Rete è solitamente così pacata nell'espressione delle sue idee. ;-) In questo caso, sono scaturite dall'inizio del nuovo reality di Rai3, Masterpiece, iniziato domenica 17 novembre. Io ero molto curiosa di capire come avrebbero fatto a rendere la scrittura, con la sua natura concreta e complicata, in un format televisivo, fatto soprattutto di immagini, di azioni, e di parole che volano. Sono abbastanza perplessa, dopo la prima puntata, perché molte cose sono state lasciate un po' sospese e trascurate, almeno secondo il mio gusto personale. Nutrivo qualche aspettativa, che è stata disattesa, ma essendo una questione strettamente personale, ritengo che ci sia ampiamente spazio per migliorare. In ogni caso, non sono molto addentro nella politica della trasmissione, e non ne decido io il palinsesto. Sul blog Sangue d'Inchiostro, parlo un po' più diffusamente della natura dei miei dubbi.
Tanto per seguire il filone delle polemiche, ecco un'altra pietra dello scandalo: Fabio Volo. Leggendo qua e là, in diversi blog, viene giudicato anche piuttosto pesantemente, e di conseguenza chi lo legge. Una sorta di anticristo del mondo della scrittura, autore di libri risibili, inconsistenti, beniamino di lettori altrettanto risibili e inconsistenti. Specchio disastrato e causa deleteria del degrado della nostra scarsità intellettuale contemporanea. Davvero? Un uomo solo è in grado di causare/spiegare la cronica deficienza di lettura nel nostro paese? Dev'essere molto potente. Meglio farvi attenzione. A parte le mie considerazioni sarcastiche, come per molti altri autori crocifissi e osannati allo stesso tempo (i primi nomi che mi vengono in mente: Dan Brown e Federico Moccia), anche Fabio Volo rientra in quella categoria un po' in chiaroscuro, di persone che hanno qualcosa da esprimere, e lo fanno parallelamente al mestiere che fanno di solito. Fabio Volo non ha la coscienza etico-politica e le convinzioni granitiche di Dante Alighieri, non ha l'immaginazione condita di umorismo di Ariosto, non ha il cuore poetico di Leopardi, non ha la veemenza frangiregole di Marinetti, o la capacità critica di Benedetto Croce. Sono più che d'accordo. Vogliamo crocifiggerlo, per questo? Volontariamente, non mi accosterei ai suoi libri. Come sanno i lettori compulsivi, furiosi, o semplicemente incalliti, "sento" se un autore fa per me, o no. Mi sono trovata in casa un paio di libri di Volo, perché mi sono stati regalati. Non mi sono trasformata in Hulk, e nemmeno ho subito mutazioni genetiche. Li ho letti, riposti negli scaffali, e...dimenticati. Semplicemente, Fabio Volo non  fa per me, poiché non è riuscito ad artigliare la mia attenzione sufficientemente a lungo da farmi pensare di aver bisogno delle sue parole. In libreria, oltrepasso tranquillamente le piramidi di Cheope costruite con i suoi libri, e mi dirigo verso gli scaffali in fondo, dove sicuramente trovo qualcosa che mi solletica. A schiere comprano i suoi libri, demolendo le suddette piramidi di carta scritta da lui? Bene. Io vado a scavare altrove. Sono responsabile della mia testa, del mio cuore e delle mie opinioni, e del cibo con cui decido di nutrirle. Ora chiudo con le mie sarcastiche considerazioni personali, e lascio la parola a Simona, che ha letto La strada verso casa di Fabio Volo, e ha alcune opinioni da esprimere.

"Ho finito di leggere l’ultimo libro di Fabio Volo e sono nel limbo dell’incertezza, un incrocio di due strade senza sapere quale è meglio percorrere: questo libro mi è piaciuto o non mi è piaciuto?
E’ un racconto che tieni incollati alle pagine per la smania di sapere come andrà a finire, quindi mi chiedo e mi dico: dovrebbe essere catalogato come un bel libro.
Non so rispondere a questo dubbio, posso dire che è un libro semplice, una lettura senza impegno per chi vuole passare qualche ora lontano dal mondo senza pensieri, ma è anche una lettura che può diventare impegnativa se ognuno ha voglia di soffermarsi su frasi che possono passare inosservate o se si ha la voglia di analizzare un po' più a fondo una “banale” storia di vita di due fratelli, che per tanto tempo non riescono a superare dolori e incomprensioni  incontrati sulla loro strada.
Spesso, leggendo, incontriamo riferimenti agli anni ’80 paragonati ai giorni attuali. Ed è proprio dietro a queste frasi che se vogliamo possiamo fermarci a riflettere, quasi a direi era meglio ieri o meglio oggi?
Si viveva meglio prima con la poca tecnologia, con le ricerche fatte con i compagni di scuola sulle enciclopedie, o meglio adesso che tutto è a una portata di click, tutta questa trasformazione come ci ha portati a essere e come ci ha trasformati nelle relazioni con chi ci sta a fianco?
Linguaggio non ricercato, descrizione di una vita come tante, evoluzione di un rapporto tra due fratelli dall’età adolescenziale all'età adulta con solide basi educative, l’affronto della ferita lasciata dalla sofferenza della perdita della mamma, fino alla libertà dell’anima per poter ricominciare a vivere.

Gli anni ottanta sembrava avessero spazzato via tutto questo, insieme alla cura del risparmio. Quello che guadagnavi spendevi, e se non bastava potevi fare un leasing. La vita non era più costruirsi un futuro ma comprare un biglietto della lotteria. Forse è stato in quegli anni che le parole hanno iniziato a perdere il loro significato, e diventare maschere senza dietro un volto. Tutto era accrescitivo e superlativo.


A voi la scelta …. Leggere per riflettere o leggere come passatempo non impegnativo ….. quasi quasi ricomincio a leggerlo.

venerdì 15 novembre 2013

Ne parliamo a cena – Diverse cene delle beffe.

Mentre mi accingevo a scrivere il post, mi è venuto in mente un altro hashtag: #svoltacena. E’ già il secondo libro che leggo, nel giro di pochissimi giorni, che ha come presenza fissa sullo sfondo una riunione di esseri umani intorno ad un tavolo per cenare e, soprattutto, parlare, parlare, parlare.  Non è molto lontano il post che ho dedicato alle cene con risoluzione-misteri incorporata, dei Vedovi Neri, e subito mi capita tra le mani un libro in cui le commensali sono tutte donne. Parlavo di raggiungimento dell’equilibrio, se non ricordo male...Stefania Bertola ha molto in comune con Alessandra Montrucchio, l’autrice precedente. Anche lei di Torino, anche lei traduttrice, e anche lei impiegata nel mondo dei media; a differenza della seconda, Stefania Bertola si dedica ai testi per la televisione. Se volete conoscerla, suggerisco l’intervista fattale dalla Lettrice Rampante, nel suo blog, e di recarvi a Rivalta, Sabato 16 Novembre, presso la Libreria Casa dei Libri (via Umberto I, n°4) per la presentazione del suo ultimo libro, Ragazze mancine. Al centro di questo libro, ci sono le donne. E non solo perché si parla di cena, cucina, cibo. Non è la solita associazione di idee: alcune delle protagoniste non amano cucinare e se ne tengono anche abbastanza lontano. Si tratta di cinque cugine: Costanza, Sofia, Bibi, Irene, Veronica, le colonne portanti della storia, intorno alle quali gravitano una serie di personaggi, come mariti, figli, ex-mariti, amici, amanti, amiche, ciascuno dotato di una vita piuttosto problematica. Una volta al mese, le cinque donne sviscerano i propri problemi confidandosi, prendendosi in giro, litigando, riappacificandosi, riunendosi a cena a casa di una di loro, scelta ogni volta dopo lunghi conciliaboli frettolosi al telefono, in una pausa caffè, in piena notte, all’uscita dal supermercato.

mercoledì 13 novembre 2013

Cardiofitness – Il benessere del cuore

Un titolo rilassante, dopo la #svoltahorror. Alessandra Montrucchio e il suo Cardiofitness, un raggio di sole riposante dopo atmosfere disturbanti e disturbate, piene di rabbia, tradimenti, squallore, orrori indicibili. Saprete di più sulle mie ultime letture, in apposita sede. Conoscevo da parecchio Alessandra Montrucchio, grazie alla sua rubrica su Torino Sette, inserto del venerdì de La Stampa, CattiveRagazze, che seguivo sempre quando acquistavo il giornale cartaceo. Con la presenza sempre più prevaricante di Internet nelle nostre vite offline, e con altre questioni più pressanti, ho finito per dimenticare quel momento di contemplazione, in cui mi immergevo nelle vicende tragicomiche delle tre amiche, la Bionda, la Rossa e la Bruna, alle prese con lavoro, uomini, parità, rapporti sociali. Quello che mi attraeva maggiormente era leggere del rapporto che l’autrice aveva con Torino, la stessa città in cui vivevo io. Le vie del centro, i negozi, i locali, le persone che potevamo aver visto o avere “in comune” (anche per semplice presenza) acquistavano un’altra luce e un altro significato, nelle sue parole. Mi faceva venire voglia di tornare in centro e dare un’occhiata a quel pub in cui la Bionda (o una delle altre amiche) ne aveva combinata una delle sue, a captare un segno, una presenza, un soffio di qualcosa di indefinito. Lo stesso desiderio che si è intrecciato alla voglia di leggere il suo pensiero in uno scritto più ampio di una rubrica, e alla curiosità stuzzicata pesantemente dalla sinossi letta in copertina: Stefania, ventiseienne laureata torinese, sulla soglia di un mondo lavorativo che non sa ancora se respingerla o meno, si innamora di Stefano, liceale quindicenne, a disagio con se stesso e i suoi coetanei troppo semplici, omologati, televisivi, sullo sfondo di una palestra piuttosto conosciuta. Ehm. Cosa? Una versione di Humbert al femminile?! Cos’è, una prova, un test su chi scardina il numero più alto di pregiudizi e taboo? Messi da parte questi risibili commenti pregiudiziali, mi sono disposta a leggere con grandissima curiosità. E ho trovato una storia completa. Divertente, surreale, comica, seria, problematica, fantasiosa, verosimile, poco credibile (e per questo contraddittoria), viva, irritante. Come sono spesso le vicende in cui incappiamo tutti i giorni, tra uno schermo di pc, la spesa, il parcheggio mancato, le corse per arrivare in tutti i posti. Il teatro del libro è soprattutto la palestra, dove Stefania e il suo gruppo compatto e corazzato di tre amiche, al punto da essere note come Charlie’s Angels, vanno a sfogare stress, delusioni e frustrazioni, insieme ad una schiera di personaggi molto reali, tirati di peso dai posti che frequentiamo anche noi.
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