lunedì 31 agosto 2015

Dialoghi con l'Amanita#5 - Assenze e pensieri (confusi, tanto per cambiare...)

LoreGasp e L'Amanita

Samvise Gamgee, Maren Jeskanen
Andate in pace! Non dirò: "Non piangete", perché non tutte le lacrime sono un male. 
Gandalf

Piccola premessa: non vado in vacanza, ma sono in ferie e nel periodo dedicato al riposo spesso la sera guardo un film. Da "La sposa cadavere" a "Cats", passando per "Bella e la Bestia" (sì, ho un debole per il vecchiume e il musical). 
Mentre rileggevo il "tomone" (1500 pagine!) della saga di Terramare, ho avuto bisogno di riprendere la trilogia del SdA - forse perché Loredana ha pensato bene di ripassarlo e ci scambiamo impressioni. 
Leggere i due libri contemporaneamente è al di là delle mie capacità; ho risolto in modo alternativo: libro di giorno, film la sera. 
Chiarisco subito: ho apprezzato la lettura della Le Guin e sicuramente rileggerò la saga. Il libro tiene buona compagnia,   è un acquisto che non finisce nel "pacco degli scambi".
Ho imparato ad apprezzare Ged il mago, Tenar è una gran donna e c'è la solita vecchia storia del potere al maschile: solo gli uomini possono essere re e maghi PRRRRRRRRRRRRRRRRR (scusatemi, ma non riesco a trattenermi)?

Dicevo. Tenar non è l'unico bel personaggio femminile. Ci sono principesse, draghi che si trasformano in fanciulle, streghe più o meno affidabili. 
Ma, ancora una volta, è il Signore degli Anelli - stavolta in tandem con Loredana - a coinvolgermi e rispondermi.
Leggevo il libro, scrivevo il post, guardavo i film dell'altra saga e commentavo assieme a lei. Sto sghignazzando: poi mi lagno se "tiro fuori" post sconclusionati!  
Meditavamo su Frodo e Gollum, portatori dell'anello. Sui grandi eroi e i piccoli hobbit, Sam in modo particolare.
Conoscere il bene e il male. 
Alla fine Frodo cede, irretito dal Tesssoro; si salva grazie a Gollum. Gollum che, ormai, non è più recuperabile... ma  distrugge l'anello. 
Il male annienta se stesso.
Qual è il nesso?

Le due saghe hanno temi e "personaggi"  in comune, ma ho finito in modi diversi.
Finito di leggere, ho imprecato un pochino: comincia a diventare difficile trovare lo spazio nei mei scaffali e Terramare è decisamente voluminoso.
Quando Sam solleva Frodo ("Then let us be rid of it... once and for all! Come on, Mr. Frodo. I can't carry it for you... but I can carry you!") devo togliere gli occhiali: comincio a piangere e vado avanti anche dopo aver messo via il DVD. Non parliamo del libro: rischio sempre di allagare l'ultima parte. 
Terramare è un passatempo piacevole, ma Il Signore degli Anelli entra in risonanza e tocca corde molto sensibili.
Ed ecco a voi: l'assenza! Non ho pianto alla fine della saga di Terramare. Per quanto fornisca parecchi spunti di riflessione, è come un'orchestra eccellente che suona musica di un compositore moderno... ma io ho un'anima barocca.
Il Signore degli Anelli, pur essendo in prosa, ha la struttura degli antichi poemi (è uno dei motivi per cui ho faticato ad "entrarci": non amo la poesia).

Lacrime a parte, ultimamente  i nostri conciliaboli riguardano Sam. La sua forza, ricca di speranza, porta Frodo fino al Monte Fato. Qua Frodo, sfinito e corroso, "si perde".
La prima volta che vidi il film - e poi lessi il libro - pensai: voglio bene a Frodo, ma non riesco a "digerire" il cedimento finale; caspita, è un libro, almeno lì abbi la forza di resistere. Ma - come Loredana mi ha giustamente risposto - il male chiama il male fino ad autodistruggersi. 
Così siamo d'accordo: Sam è un gran bel personaggio. 
Amo molto anche il "piccolo" Pipino: è il più giovane, è il ragazzo che diventa uomo davanti ai nostri occhi. Commette fesserie ed errori pericolosi, ma grazie a quello che impara fra "i grandi" riesce a ripulire la Contea assieme a Sam e Merry.

Ma ora rilancio, Loredana. Una volta ti piaceva molto Tom Bombadil (non c'è nel film) e Treebeard (Barbalbero) non ti diceva granché; io amo Treebeard: finalmente la natura seviziata dall'uomo fa sentire la sua voce potente. Saruman il "saggio" avrebbe dovuto essere custode... ma la sua mente è fatta di ingranaggi, come una macchina distruttrice e Barbalbero guida contro Isengard "l'ultima marcia degli Ent". 
Che mi dici di Barbalbero? 

...ed eccomi. Si parla de Il Signore degli Anelli, e io ricompaio. Sono ferma ancora alle Miniere di Moria, o meglio, alle sue porte. Qualcosa mi trattiene fuori, e io so benissimo di dover dire "Amici" ed entrare. Risolverò il problema quanto prima. Mi riallaccio al discorso di Frodo e Sam. Devo dire che, negli anni passati, questi due personaggi erano quelli che amavo di meno, in un certo senso. Frodo mi sembrava...troppo, da sopportare. Troppo lamentoso. Troppo debole con Gollum. Troppo esposto. Troppo "incapace" di essere uomo (oppure Hobbit). E va bene che l'Unico era una seccatura in edizione Deluxe, ma reagire con un po' di forza in più?

Il senso di missione di Sam Gamgee
Sam mi sembrava funzionale solo nel suo rapporto con Frodo: l'amico fedelissimo, fino in fondo, fissato con gli Elfi, e basta. Nelle ultime due letture, la tredicesima e la quattordicesima, quella attuale, è venuto fuori con prepotenza. Il suo senso di descrizione delle cose e delle persone, per esempio. E il senso di missione, che si vede bene in questa citazione fotografata dal libro. Sono parole semplici, che ciascuno di noi potrebbe dire, per spiegare cose che sono troppo al di fuori e troppo grandi rispetto a noi. E per la forza d'animo che tira fuori nel momento più buio di tutti, quando Frodo è fuori uso, prima ancora del Monte Fato. E' agli sgoccioli, quasi divorato dall'Anello, mezzo ucciso dalla mostruosa Shelob. L'unico che può reagire è Sam, e lo fa.

Ma nemmeno lui può sostituirsi a Frodo, anche se trova il modo di sostituirsi ad un intero esercito di cavalleria porta-salvezza, seminando sgomento e parecchia preoccupazione tra i nervosi Orchetti in casa loro, a Mordor. Il Male ha un certo senso dell'ironia...sceglie proprio uno dei suoi araldi, per annientarsi da solo, con l'invasato Gollum.

Dicevi di Tom Bombadil e Barbalbero. Anche questi sono due personaggi cui non ho reso completamente giustizia. Il primo è...un dio sfuggente. Svampito all'apparenza, preoccupato solo di cantare ed esternare gioia. Potentissimo e parecchio tempista, in pratica. Con lui, gli Spettri dei Tumuli non reggono. E' la dissimulazione del Bene. Mentre il Male ama mostrarsi nella potenza dei suoi eserciti oscuri, il Bene si nasconde nei boschi e nelle creature di luce, apparentemente semplici. Quando è necessario raddrizzare una situazione che scivola nel buio e nell'angoscia, però, questo vestitino leggero sparisce, e la Luce arriva inarrestabile, con Bombadil che salta e canta, senza fermarsi, per far arretrare e annientare il Buio.

Lo stesso si può dire di Barbalbero e degli Ent. Custodi semplici e disadorni di forze primordiali come quelle della Natura, che una volta offese rivelano tutta la loro potenza. Non è facile farlo, senza lasciarsi cogliere dall'autocompiacimento per la propria forza...e forse è questo uno dei motivi che spinge gli schieramenti positivi del libro a nascondersi dietro facciate dimesse. Nel film, Barbalbero urla contro Saruman, accusandolo di essere venuto meno al suo ruolo di custode della Natura, ed è stato un momento che mi è piaciuto particolarmente, e che ha segnato la rivalutazione di questo personaggio. Quando ci arriverò, vedremo cosa salterà ancora fuori...



domenica 30 agosto 2015

Leggere ... volare ... vivere!#3 - Non voltarti, abbiamo perso

SimoCoppero

Libro già preso in esame da Cristina, dalla quale abbiamo già estrapolato giudizi, intuizioni, pensieri di questo capolavoro.
Scritto con maestria, italiano ricercato, scorrevole, delicato, un uso della punteggiatura che spesso tanti autori dimenticano e al quale nessun lettore è ormai abituato.
A differenza del libro "Nuda proprietà", incontriamo pochissimi dialoghi, ma è stato bello riscoprire l’uso dei due punti. La mancanza di conversazione non rende mai il libro noioso, anzi, è sempre molto in movimento con le sue descrizioni.
Una Torino da amare e odiare, da possedere o no, ma spettacolare per la sua bellezza da leggere. Una descrizione affilata come una lama del lavoro che ama la protagonista e l’autrice: l’insegnamento.  Un viaggio alla ricerca di se stessi e alla ricerca della vita vera di Anna.
Un personaggio che ameremo immediatamente quello di Anna, ma che lo scorrere delle pagine ci porterà anche ad odiare. Coi i suoi amori e le sue vicissitudini: il matrimonio deciso in età troppo giovane e con nessuna esperienza per allontanarsi da una famiglia troppo invasiva e presente, la decisione della separazione dopo l’incontro con un nuovo amore andando contro alla società, ai genitori e alle malelingue.
Anna che per tanti aspetti non crede in se stessa, che vuole essere amata, ma che non sa farsi rispettare accetta questo amore “oggetto”;  Anna che non sa prendere posizioni, tranne che per il divorzio, con uomini che la usano, al quale lei si aggrappa per risanare quella sensazione di solitudine.
Tra la sinfonia delle pagine verrete accompagnati da una Anna che ammirerete, giudicherete, odierete, amerete, rispetterete, che farà sognare e camminare con lei. Marco, Davide, Melania, saranno satelliti importanti, spesso anche solo di contorno in una vita vissuta in solitudine.

Un libro da soppesare, come la lettura impegnativa che ci porta a intraprendere ore di riflessioni. Avremo bisogno di pause per lasciare depositare e sedimentare le emozioni.

venerdì 28 agosto 2015

L'Amanita#59 - L'Amanita va in ferie - La saga di Terramare

L'Amanita

Neurino-Mio segue ancora il vecchio ciclo scolastico. A maggio comincia a dare segni di impazienza, a giugno attacca l'intermittenza, ad agosto appende un bel "chiuso per ferie" - scritto già a luglio - senza degnarsi di comunicare date di rientro.
E vacanza per me spesso è un tuffo nella magia. 
Avevo due opzioni: due trilogie di Dragonlance (i draghi e i gemelli) o la saga di Terramare (Il Mago, Le Tombe di Atuan, Il Signore dei Draghi, L'Isola del Drago, I Venti di Terramare, Le Leggende di Terramare). 
Dragonlance... ammetto di avere qualche remora. Lo lessi tantissimo tempo fa e ho qualche vago ricordo di una lettura piacevole. 

Perché esito? Vi capita mai di rileggere dopo tanto tempo un libro, che ricordate gradevole, e si rivela un bidone tremendo? A me successe con T. Brooks. A quindici anni piansi calde lacrime alla morte del druido di turno. Riletto dopo i vent'anni... non andai oltre l'inizio del primo libro, lo stomaco in subbuglio. 

Severino, del blog The Obsidian Mirror, una volta mi ha risposto che col fantasy bisogna essere cauti "perché c'è in giro un sacco di fuffa" (sic!). 
Parole sante! Adatte anche ad altri argomenti, direi. 
Con la magia il rischio di esagerare è più esasperante; magari è una mia mania: amo il genere, ma comincio ad innervosirmi quando mi trovo catapultata in mondi inventati (Il Signore degli Anelli è la famosa eccezione). Che bisogno c'è di inventare altri mondi? La cara vecchia terra non vi basta? Amo Merlino, personaggio cronologicamente e storicamente incerto,  ma legato al mio patrimonio culturale. Questo è anche uno dei  motivi per cui adoro Gens Arcana; spazio e tempo ben definiti: Firenze 1477, con i Medici, la congiura dei Pazzi ed uno sfondo storico curato e preciso. 
Non ero in grado di sopportare disillusioni. Meglio una "fuffa" quasi nuova; quasi perché avevo già leggiucchiato a sbafo "Il mago" (prima edizione: 1968! Lo so, non c'entra niente, ma mi emoziona leggere un libro quasi mio coetaneo), appoggiata al fido scaffale. 
Ora, comodamente spaparanzata sul mio divano, leggo sul risvolto della copertina :  

Nel mondo incantato di Terramare, fatto di arcipelaghi e acque sconfinate, un giovane pastore possiede il dono di parlare agli animali e di piegarli alla sua volontà con misteriosi sortilegi. Non sa ancora di essere Ged, il grande mago destinato a sconfiggere le forze dell'oscurità che minacciano di sopraffare il suo mondo. Solo il duro e avventuroso apprendistato presso la Scuola per Maghi (voce indignata dell'Amanita: scuola per soli maschi, grrrrrr!) dell'isola di Roke lo renderà degno di diventare Signore dei Draghi (be', se ci sono i draghi...) e di sfidare le potenze del male. Ma lungo il percorso, in un viaggio che lo spingerà oltre il regno della morte, incontrerà un nemico inaspettato: la propria ambizione e desiderio di potere, che lo costringeranno a misurarsi con l'Ombra...

Terramare è un altro mondo; va be', chiudo un occhio. 
Il primo impatto col protagonista non è buono. L'ho insultato parecchio: a prima vista è arrogante, antipatico, borioso... mi ha fatto pensare a Boromir. Ho cominciato ad apprezzarlo verso la fine del primo libro, quando affronta la propria Ombra e matura.
Finalmente mi ha trascinato nelle sue pagine. 
C'è il duello continuo tra luce e tenebre e c'è la lotta interiore di ogni essere umano in crescita, che poi è lo stesso scontro luce/tenebre combattuto nel microcosmo-uomo. Ged cresce quando affronta la propria Ombra, quella che nasce nella sua anima. 
C'è una co-protagonista eccezionale, Tenar: da sacerdotessa dell'Oscurità a Signora dei Draghi; un Signore dei Draghi è colui che non solo esce vivo da un incontro ravvicinato con uno di questi simpatici tipacci, ma ottiene anche una risposta dal suddetto.
C'è la magia. A scuola ci sono l'Arcimago e nove maestri: il Maestro Erborista, il Maestro dei Venti, dei Canti, delle Mani, delle Metamorfosi, delle Evocazioni, dei Modelli, dei Nomi e il Maestro Guardiano. Ma la fonte del potere è la conoscenza del vero Idioma e dei veri Nomi; conoscere il nome di cose e persone permette di giungere all'essenza stessa. (*)

La  Scuola sull'isola di Roke (...), lì i ragazzi divengono esperti dei vari tipi di stregoneria, imparano nomi, rune, formule e incantesimi, ciò che si dovrebbe e ciò che non si dovrebbe fare, e perché.
(...)
- Ero terrorizzato dalla tua presenza. Avevo paura della morte. E non facevo niente, niente, a parte cercare di nascondermi dall'orrore della morte.
Il Mago si chinò in avanti, prese la mano del ragazzo e la strinse forte. Pronunciò il vero nome del ragazzo, che non aveva mai pronunciato.
- Lebennen. - Poi lo ripeté: - Lebennen, questo (si riferisce al mondo, alla situazione che stanno affrontando) è. E tu sei. Non c'è sicurezza e non c'è fine. La parola dev'essere sentita nel silenzio. Deve esserci il buio per vedere le stelle. (Il Signore dei draghi, p. 554)
E, nonostante i miei primi mugugni, c'è una forte presenza femminile: alla faccia della scuola per soli uomini, c'è una femminilità ricca di potere, che si svela lentamente. Tenar non è l'unico personaggio interessante. 

Emergo dalla "prima-lettura-tutta-di-seguito" confusa e con tristezza.
Confusa da un'assenza. Forse ho letto troppe pagine senza pause e devo recuperare parecchi dettagli, ma mi sembra di aver mangiato un cuneese al rum senza rum. Vedremo...
La tristezza è chiara e motivata: c'è qualcosa di profetico nel tema della perdita del Vero Idioma e della magia ad esso legata. Dimenticare la propria lingua significa perdere le origini, l'identità personale e collettiva. 
Guardatevi attorno. Ascoltate i discorsi (discorsi, pffffff!). 
Tra un caBIP! e un miBIP!, dov'è l'italiano con tutta la sua ricchezza, figlia della potenza del latino?**



Dimenticavo. 
Merlino è sempre Merlino: non ha rivali. 


____________________
* Recentemente ho riletto la trilogia di Merlino - ho lasciato qualche traccia qua sul Furore - e qualcuno suggerì le opere della Le Guin; forse non la saga di Terramare, ma avevo già adocchiato "Il Mago". Oltre a ringraziare per il consiglio, aggiungo che capisco perché possa nascere un'associazione d'idee. Draghi a parte, c'è una vaga affinità tra questi maghi; non dirò di più: io non faccio recensioni o riassunti, mi limito a sputacchiare spore!


** Mentre scrivevo tutta  questa sbrodazzatura e finivo di leggere l'ultimo libro della saga, Loredana ha pubblicato il post sul fantasy.
Non credo nelle coincidenze... chissà, forse un pizzico di magia ;-)?
A proposito di magia,  forse è meglio cominciare la "lettura seria". E forse devo chiarire a me stessa cosa  mi aspetto da un mago, perché dopo il sesto libro ho pensato: "Tutto qua? Dov'era la magia?".

lunedì 24 agosto 2015

Scrivere fantasy...?

LoreGasp

Un veloce, velocissimo post di riflessione, dopo un viaggio tra i miei blog preferiti. Sono capitata su questo bellissimo articolo di Penna Blu, Le basi per scrivere fantasy, che mi ha chiamata e agganciata con forza. Non si parla di leggere, ma di scrivere libri, e di un genere molto amato e disprezzato nello stesso tempo, il fantasy. E quando si parla di fantasy, non può non accendersi il riflettore su Tolkien (sono alla quattordicesima e sofferta lettura de Il Signore degli Anelli. Sì. E questa volta soffro.), ma anche su moltissimi altri autori che sono diventati importanti, e hanno scritto saghe e storie rimaste nei cuori. La discussione dell'articolo parte da una domanda interessante, o meglio, un grappolino di domande intorno ad una questione: per scrivere di fantasy, è necessario conoscere cos'è stato scritto prima? E non solo altri autori, più o meno grandi, ma proprio andare indietro nel passato letterario, fino ai miti e alle leggende: l'epopea, l'epica, con le storie di Siegfried, Gilgamesh, la Bhavad Gita, Beowulf, Enea, Sigurdhr...e tanti altri che ometto per questioni di memoria e spazio. Di primo acchito, risponderei: sì. E argomenterei la mia risposta affermativa partendo dalla mia convinzione che saper scrivere richiede leggere, leggere e leggere ancora. Per formare il proprio gusto, per aprire la mente, per assimilare e assaggiare altri stili, per imparare a trasmettere o trattenere messaggi ed emozioni. Per imparare a esprimersi correttamente nella propria lingua e rendersi conto di quanto sia flessibile e ricca, creatura viva per quanto cristallizzata su supporto cartaceo o elettronico. Facendo così, si potrebbe correre il rischio di imitare chi si legge. Forse all'inizio. Continuando a leggere e a entrare nell'atteggiamento dello scrittore, per quanto possa sembrare contraddittorio, sorge sempre di più l'impulso a liberare l'espressività dentro, e comunicare il proprio messaggio, la propria storia, proprio facendo leva sul trampolino fornito dagli altri scrittori. Qualcuno di voi Lettori Furiosi scrive, altrettanto furiosamente? Magari fantasy? Temete l'ombra dell'Unico (Tolkien), ma non potete resistere all'idea di scrivere in quello stesso ambito? Collegatevi a Penna Blu e leggete l'articolo di cui ripeto l'url: Le basi per scrivere fantasy. Una luce vi si accenderà davanti...magari senza aspettare cinque giorni guardando verso Est. ;-)

domenica 23 agosto 2015

Il principe della nebbia - Guest Post#37

SimoCoppero

Un nuovo suggerimento, leggiamo:

Leggo per la prima volta questo autore di cui non conoscevo nè stile nè genere e di cui le critiche inneggiano a suoi successivi capolavori.
Diciamo che questo romanzo, nato come lettura per ragazzi, ha un che di magico, surreale quasi inquietante a volte.
Un libro decisamente veloce, come veloce è la trama che comunque cattura la nostra attenzione per tutto il romanzo grazie al ritmo incalzante e vivace delle scene.
Siamo nell'anno 1943, tempo di guerra in Spagna e la famiglia Carver per sfuggirne, si trasferisce in un paesino imprecisato, sulle sponde della costa Atlantica, in una villa sulla spiaggia con vista sul mare e sul bellissimo faro imponente che troneggia a guardia del paese. Max,tredicenne, e sua sorella Alicia poco più grande di lui, si trovano ad affrontare, sin dal loro arrivo, una serie di strani eventi che, inizialmente incomprensibili, man mano diventano parte integrante delle loro giornate.
Con l'aiuto di Roland, un ragazzo conosciuto in paese, del nonno Victor, guardiano e costruttore del faro, cercano di far luce su una serie di fatti inquietanti e spaventosi che avvengono vicino e dentro la loro casa.

Sullo sfondo nebbioso di questa vicenda resta la morte "accidentale" dei precedenti inquilini della casa e del loro figlio Jacob.
Max, Alicia e Roland loro malgrado fanno la conoscenza del "Principe della nebbia" alias Dottor Cain, figura misteriosa che si presenta a volte come pagliaccio, altre come serpente marino, ipnotico e spaventoso proprio come il Diavolo.
Il finale ci lascia un po'..così..a voi scoprirlo!
Non una lettura eccellente, ma di intrattenimento sì!
Questo libro fa riaffiorare le classiche paure dei bambini ("... i brutti ricordi ti inseguono senza bisogno di portarli..") e ci lascia secondo me un messaggio tra le righe che vale sia per i grandi che per i ragazzi: Il Male veste molti abiti, non dobbiamo cedere mai alle sue lusinghe perché prima o poi, anche se pensiamo di averla vinta noi, lui tornerà a riscuotere il suo debito.

Comunque se nel vostro cuore conservate ancora un po' di voglia di fantasia e di magia..leggetelo!!!!

Cristina Mazzuccato

venerdì 21 agosto 2015

Dimmi che credi al destino - Guest Post#36

SimoCoppero

Anche Cristina ha seguito le mie orme leggendo Luca Bianchini, vediamo se ha avuto le mie stesse impressioni:

Nella mia vita un posto particolare nel mio cuore lo occupa Luca Bianchini, conduttore radiofonico, ("Colazione da Tiffany" assieme a Mavi Scartozzi su Radio Due Rai); da me soprannominato "scrittore dell'anima".

Ho avuto il grande onore di conoscerlo di persona e dire che e' una persona affabile e molto alla mano e' dire poco. Sono una lettrice accanita, leggo, leggo famelica: e di alcuni libri mi resta molto nel cuore.
"Dimmi che credi al destino": e' l'ultima creatura letteraria di Luca. Nasce da un appello di una sua amica di Londra, Ornella Tarantola: libraia a Londra con il suo "The Italian Book Shop" mitico negozio in cui gli Italiani si sentono a casa e dove i Londinesi trovano i loro libri, oppure trovano testi facilitati nella nostra madre lingua. Ornella in una telefonata avvisa Luca che il palazzo dove il suo negozio ha la sede, verra' abbattuto per costruirvi un parcheggio.

"LA LIBRERIA HA SALVATO ME. IO DEVO SALVARE LA LIBRERIA"... ORNELLA TARANTOLA....


Luca dedica il libro ad Ornella (e credetemi ho visto Ornella al salone del libro e a pelle mi ha  fatto una grandissima impressione) e credo abbia fatto una cosa grandissima... E' una storia semplice, ma al contempo complessa, dove Ornella, si muove tra Londra e la natia Padova, per chiudere con un passato doloroso...
Nel romanzo non mancano gli spunti comici, con la presenza nella libreria di due pesciolini rossi, Rossell & Crowe e la presenza di un gatto immaginario di Clara, che con Ornella divide la libreria... e di cui Clara si serve per evitare inviti "inopportuni"...
Concludo con la frase più bella a mio avviso del libro:
<<Il destino è quella porta socchiusa da cui ogni tanto puoi sbirciare. E allora vedi che nulla avviene per caso e che tutto ha un senso, anche quando sembra non averlo>>.

Cristina Sassola

martedì 18 agosto 2015

Vendere fa schifo – E niente sarà più come prima. Riveduto e corretto.

LoreGasp

…se non sai come farlo, dice il sottotitolo.
Questo libro non rientra nei generi letti e solitamente recensiti nei blog. Non è un romanzo, non si potrebbe nemmeno classificare come saggio, e se lo etichettassimo come “auto-aiuto”, l’autore insorgerebbe in una furia degna di echi antico-classici, al cui confronto Achille e le amabili Furie passerebbero da piccole creature isteriche. La parola “formazione” è forse più adatta, per quanto anche questa abbia subito abusi non di poco conto, essendo stata attribuita ad elementi che di formativo non hanno proprio nulla.

Se vogliamo essere veloci, questo è un libro di formazione alla vendita. Rischio parecchio con questa definizione…non tanto le ire dell’autore, ma quello di non rendere giustizia al volume. Non vi racconto nulla della “trama”, e non solo perché non esiste, non essendo un romanzo, ma anche perché si potrebbe condensare in pochissime parole. Apparentemente.

L’autore, Frank Merenda, è un venditore di razza, unico nel suo genere in Italia, perché si preoccupa davvero di vendere come dovrebbe essere fatto, senza RIFILARE e TRASSARE come molto spesso, troppo spesso si fa in questo Paese, che da sempre ritiene la vendita come odiosa pratica di scambio sporca e olezzante di zolfo. E non solo. Si preoccupa DAVVERO di insegnare COME SI VENDE ai venditori, facendoli sentire esseri umani e imprenditori, e non “piazzisti”, andando controcorrente rispetto alle tendenze imperanti nelle aziende, che troppo spesso li considerano le ultime ruote dell’ingranaggio, buone per essere mandate allo sbaraglio e per sopportare tutti i colpi.

Ovviamente, non basta aver letto il suo libro per imparare a vendere. 

Ma leggere questo libro è il primo passo di un percorso che trasforma dal profondo l’approccio con la vendita. Il resto arriva con seminari e corsi, tenuti ovviamente dall'autore, ma questo è il passo successivo. Cosa mi ha spinto a leggere questo libro e a parlarne nel Blog, dove c’entra davvero poco con il resto delle letture? Per rispondere alla prima domanda, stavo cercando risposte e informazioni per ricostruire e sviluppare la mia attività lavorativa. Ne parlo nel Blog, perché questo libro ha scavato talmente in profondità, liberando blocchi repressi, facendomi recuperare pezzi miei dispersi, e proiettandomi in un’altra visione, DEL TUTTO INASPETTATAMENTE.

Mi aspettavo una serie di info tecniche, consigli, direttive. Che ho avuto. Ma non mi aspettavo tutta l'adesione entusiastica che ho dato ad ogni parola del libro.

Ho persino sottolineato e riempito di post-it il libro stesso…commettendo un sacrilegio cui non avrei mai pensato di cedere, ma si cambia, eccome si cambia, quando qualcosa arriva così in profondità.

Siete venditori? Di qualunque settore, attività, tinta, età, nazione, purché di tipo legale? Conoscete venditori? Allora fate il regalo più grande, a voi stessi, o ai vostri amici venditori. Regalatevi/-loro questo libro. Prendetevi il tempo per leggerlo, analizzarlo, mangiarlo, metterlo in pratica. Lasciate che vi entri dentro e vi trasformi. E lo farà, che voi lo vogliate o no. Vi farà arrabbiare, e anche tanto.
E piangerete. Per non averlo comprato prima.

Poi, dopo esservi sfogati, riprendete in mano il libro e rileggete tutto, parola per parola.

L’autore non è un padre benevolo, dispensatore di pacche sulle spalle. E’ poco meno di un Sergente Hartman nei giorni buoni. Ma estremamente forte e competente in quello che dice. Carico di energia a supernova, quando lo vedete dal vivo, siate forti. Informatevi su di lui, cercatelo su Facebook. Potete anche contestarlo, se desiderate…se avete numeri pratici alla mano, o se avete ottenuto risultati migliori. Nella teoria, non vi ascolterà, e non vi insulterà nemmeno. E questo è molto più grave del ritrovarsi sordi dopo una delle sue spiegazioni "a voce alta". Ma soffermatevi a considerare le trasformazioni che opererà in voi, solo per il meglio, “solo” dal punto di vista dell’atteggiamento. E i risultati vi stupiranno.

A distanza di mesi (scrivo a febbraio 2016, un paio di giorni prima della tappa di tour di Frank Merenda a Torino, Il Marketing Fa Schifo Tour), sono andata a ripescare questo post, raddrizzandolo un po', così come sto raddrizzando la mia situazione lavorativa, tanto per vedere cos'era cambiato. E' molto presto per vedere risultati o numeri, per me, ma ricomincio con le SUE premesse, le SUE strutture, il SUO codice, e non solo nel lavoro. Ormai si tratta di una forma mentis.

Per quanto riguarda il libro, le opinioni espresse rimangono inalterate; trasforma, al punto che sento pezzi interi di DNA che vengono riscritti, lucidati e riportati com'erano. Com'è inalterata l'ammirazione per una persona che non si ferma mai, che sposta il traguardo del percorso sempre un po' più in là, suo e di chi lo segue da vicino, e di quelli che sono disposti a imparare da lui. E si ha l'impressione che c'è ancora molto, molto da scoprire ed applicare.

Dopo Vendere fa schifo, anche Il Marketing fa schifo...ora mi domando cosa sarà la prossima cosa a far schifo, nel suo mondo in espansione! Inutile sottolinearlo, il gancio ha fatto presa fino in fondo, ormai...


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