giovedì 12 gennaio 2017

Del Leggere e della Cultura

LoreGasp

Questo è un post apparentemente polemico. Nasce da uno spunto polemico, tuttavia. Poiché è facile dar il via ad una polemica, come dimostrato da veri e propri maestri di raffinatezza in quest’arte (e vivono quasi tutti in questo Territorio), io non lo scriverò in modo che questa fiorisca e si espanda. Tutt’altro.

A cosa si deve questo incipit senza libri, ma con un accenno ad una polemica?

Ad un argomento di discussione vecchio quanto il mondo, credo: leggere e cultura servono a qualcosa? Penso che tutti quelli che amano leggere e studiare si siano sentiti rivolgere domande su questo tema, in infinite variazioni, da quelle più sincere di vera curiosità a quelle più velenose e insinuanti cariche di invidia. Personalmente, ne ho avuta una dose robusta in gioventù, mentre frequentavo la scuola, e mi si vedeva praticamente in ogni ora della giornata con un libro appiccicato alle mani, per studio o diletto. Qualche personaggio del mio entourage familiare, pensando di essere spiritoso o di vederci lungo, mi rivolgeva ogni tanto questa frase: ma serve studiare così tanto? E io rispondevo, invariabilmente: sì. Ero giovanissima, con paraocchi e poco incline a non considerare verità assoluta la strada che stavo percorrendo.

Poi sono entrata nella dimensione della realtà accettata e convalidata da tutti (o quasi), e ho potuto constatare che sì, studiare e leggere così tanto sono stati utili, nel lavoro. Almeno per un breve periodo di tempo, finché non sono sopravvenute ragioni un po’ più grandi e più forti di me, che hanno mandato in frantumi quella conferma.

È stato facile cambiare idea, e farmi convincere che leggere e studiare tanto, in fondo, non servono poi a molto. Tuttavia, questo non mi ha impedito di continuare a leggere e studiare. I libri sono stati la mia copertina di Linus, i miei semi, il mio nutrimento, il mio paravento, la mia corazza. Grazie a loro sono riuscita a tener lontano tante situazioni e persone sgradevoli. Qualche volta anche troppo, tagliandomi via porzioni di vita.

Non mi sono più confrontata molto con la questione. Io continuavo a leggere. Finché, l’anno scorso, non mi sono sentita rivolgere quella fatidica domanda di cui sopra, messa in forma di affermazione accusatoria, però. Studiare tanto non ti è servito a niente. Ah, sì? Trascuro di raccontare il seguito, non ne vale la pena. Invece mi soffermo su quello che ha tirato fuori questa frase in me, avendo poi notato che non era la prima volta che un messaggio del genere mi arrivava dall’ambiente esterno, anche se da direzioni diverse, e con sfumature diverse.

Allora? Davvero leggere e studiare non mi è servito a niente? Oh, certo che mi è servito. E a tanto, tantissimo. E non ha importanza se questo “tanto, tantissimo” non corrisponde ad uno stipendio a otto zeri al mese e a un posto dirigenziale, come sottolineava beffardo il mio interlocutore di cui sopra. Corrisponde, però, ad una serie di capacità sviluppate e coltivate grazie alla cultura cui sono approdata grazie ai libri. Quello che ho imparato, e che sto ancora imparando grazie alla coltivazione cui mi sono sottoposta e mi sottopongo attraverso i libri, è diventato mio. È andato a nutrire direttamente le mie fibre.

La cultura e il leggere mi hanno permesso di stare a mio agio e al passo con persone di qualità e competenze superiori alle mie, e a capire come trasmettere quella facilità anche al mio prossimo. Mi ha dato risposte quando le cercavo affannosamente. Mi ha fatto imparare concretamente alcune cose, quando non c’era nessuna creatura umana a dirmele, e anche quando nessuno voleva dirmele. Mi ha tirato fuori un forte spirito di ricerca, mi ha consolato quando non sapevo cosa fare, e mi ha dato conferme quando non ero sicura di me stessa e di quello che sapevo nel profondo, e di cui non riuscivo a fidarmi. In molte storie cercavo me. Mi rendo conto ora che non erano poi solo evasioni, almeno non tutte.

Per altre persone, la cultura e il leggere sono diventate strumenti per mettersi al di sopra di tutti e poterli guardare con sufficienza o scherno. L’ho potuto constatare anche ai miei danni, semplicemente perché non leggevo certi autori tedeschi che non mi ispiravano proprio per nulla. Questa, però, non è cultura. Se rimane appiccicata in faccia e indossata come un abito da togliere la sera prima di andare a dormire, e usata come un modo per sentirsi superiori, diventa nozionismo. È saccenteria, voglia di separarsi totalmente dagli altri, per spiccare, per non essere confusi, per sottolineare che si è diversi. La cultura rende diversi, senza bisogno di sottolineare alcunché. Si vede a sufficienza da sola, senza farne a tutti i costi una bandiera, un’arma per offendere chi non è ricorso alla cultura.

Ho trovato tanti giudizi nel mondo della lettura, anche nella Blogosfera. Si giudicano i libri spesso con pesantezza. Si giudicano le letture altrui, se non corrispondono alle proprie. Si suddividono i lettori in forti e deboli, a seconda del numero di libri letti. Non ci sono limiti alla creatività con cui si creano barriere e distinzioni. A che scopo, tutto questo? Quando me lo sono domandato, non ho saputo darmi una risposta. E io stessa ho smesso di alimentare questi punti di vista, che non hanno alcuna utilità, almeno per me. Non mi nutrono, non mi danno nemmeno spunti per fare alcunché.

Leggete un libro all’anno? Bene. Leggete 10, 100, 1000 libri all’anno? Bene. Ciascuno si nutre di quello che desidera e che sente buono per sé, e le quantità sono numeri. Sui gusti di lettura, non mi pronuncio più. Non m’interessa. Quello che guardo è l’energia del libro e quanto può risuonarmi, cosa può darmi, come può contribuire a me nel suo modo unico. Tutto il resto… è letteratura.

(Verlaine aveva capito tutto)
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