venerdì 17 agosto 2018

Leggere ... volare ... vivere!#57 - Il resto è ossigeno


SimoCoppero

Arrivo ad avere il libro di Valentina Stella tra le mani grazie a mia sorella: ormai ex studentessa dell’altra sorella Stella. Valentina la seguo sui social da un po’ di tempo, non avevo idea di cosa potesse aver affrontato tra le sue pagine, ma mai pensavo a un tema così attuale.

Il resto è ossigeno: è la storia di Sara e Arturo, una storia d’amore, nata in un locale per caso, ma che poi diventa vita a due, vita di tutti i giorni, di una famiglia, fino a quando Arturo non torna più a casa.
Una lama sottile ma molto ben affilata, la scrittura e di conseguenza l’analisi della vicenda ci porta a farci domande, domande che talvolta fanno male.

giovedì 9 agosto 2018

Antonio Infuso – Suicidi al sorgere del sole – Riti mortali

LoreGasp


È un’estate calda, questa. I ventilatori e l’aria condizionata rendono migliori le condizioni del corpo, ma cosa si può fare per lo spirito, la mente, che tendono ad addormentarsi con la calura oppressiva? Seguire un commissario nelle sue indagini. Se non si può fare sul serio (il corpo di Polizia non sembra accogliere volentieri distrazioni di alcun genere nelle sue indagini), allora è necessario rivolgersi altrove. Ad uno scrittore come Antonio Infuso, per esempio, che ha creato un commissario in gamba e poco negli schemi come Stefano Vega. Qui siamo alla sua seconda indagine, con Suicidi al sorgere del sole, pubblicato da Intrecci Edizioni poco prima del Salone del Libro 2018 (#salto2018, rieccolo).

Un suicidio è un avvenimento tragico. Dieci sono una strage. Un’ecatombe e un rompicapo allo stesso momento, che tiene inchiodata la Sezione omicidi della Polizia di Torino. Perché?
Quando apriamo il libro, è appena avvenuto l’ultimo. Dieci suicidi nell’arco di circa due anni e mezzo (2012-2014), ritmati con i cambiamenti stagionali, al momento del solstizio o dell’equinozio, sempre all’alba. I suicidi non sono mai soli: si tratta sempre di uomini che prima di suicidarsi, uccidono. Sempre una donna: una moglie, una fidanzata, una convivente, persino una vicina di casa. Sono suicidi-omicidi, se vogliamo essere precisi.

Manca un particolare, poiché la stranezza di queste morti non è ancora sufficiente.
I suicidi avvengono secondo un rito giapponese molto antico, il seppuku, utilizzando un apposito coltello, il tantò.

Ci sono biglietti, spiegazioni, tracce? Nulla. Il buio totale. Nemmeno la luce dell’alba che accompagna queste morti rituali riesce a gettare luce. Niente nella vita delle vittime. Niente coinvolgimenti strani in giri malavitosi, niente cadute irreversibili in crisi depressive, niente vendette. Nessuna appartenenza a sette, nemmeno a quelle più bizzarre o pericolose. Niente nelle comunità cino-giapponesi, soprattutto i circoli culturali. Niente nei negozi specializzati nella vendita di oggetti rituali come quei coltelli.

giovedì 2 agosto 2018

I thriller di Edvige#15 – L'esperimento



CriMazzuccato

"Il confine tra ciò che è giusto o sbagliato spesso è sottile, quasi invisibile, e quello che è legittimo per qualcuno può non esserlo per altri.."

Connecticut, 1980: Benjamin Dumont, medico ricercatore con un passato doloroso e traumatizzante, inizia quello che per lui sarà l'esperimento e l'ossessione della sua vita: cercare una cura per le patologie di soggetti che hanno subìto traumi psicologici, al fine di migliorarne la vita studiando e monitorando i progressi della terapia sugli stessi pazienti inconsapevoli. Trent'anni dopo, città di New York: alcuni collaboratori dell'organizzazione creata da Dumont (la ASCEPT), scoprono di essere anch'essi vittime del progetto, e quando cercano di scoprire quali fili stia tessendo e cosa realmente si celi dietro a questi studi che proseguono da oltre trent'anni su un paziente in particolare, un susseguirsi di colpi di scena e inquietanti rivelazioni ci porteranno vicini alla verità anche se : "Giungere a una conclusione non è detto che possa essere l'unica verità, per questo nessuno potrà sentirsi libero finché non avrà capito chi è veramente."

Daniele Torsello ci regala questo thriller psicologico che parte un po' lento, ma che, man mano, alimenta un senso di ansia e di inquietudine che spingono il lettore a dover continuare per capire!

Articolata su due piani temporali facilmente raggiungibili, la vicenda di Mike, prima, e di Jasmine e Robert dopo, si dipana nella frenetica New York e nei sotterranei della metro, con il pedinamento di un uomo solitario e strano del quale sono incaricati di seguire passo passo i movimenti. Con il passare dei giorni però alcuni tasselli non si incastrano e i nostri protagonisti iniziano a nutrire dubbi sul loro reale compito.
La struttura del romanzo è molto buona, con una trama davvero originale, ben scritta. Un linguaggio fluido e le descrizioni realistiche ci aiutano ad immedesimarci nella storia e nei luoghi oscuri avvertendo, talora, sensazioni claustrofobiche e angoscianti.
Per essere alla sua prima prova, l'autore a parer mio, ha fatto davvero un buon lavoro! Unica osservazione personale : forse avrei preferito qualche elemento di suspense in più in alcuni momenti del racconto. Il finale che ci offre , inaspettato fino all'ultima pagina, lascia intendere che possa esserci un seguito che leggerò sicuramente!

Un libro che, nonostante sia di pura fantasia, ci lascia con due domande su cui realmente riflettere perché spesso la realtà supera la fantasia! Fino a che punto è consentito agli studi medico - scientifici spingersi nel tentativo di migliorare la condizione dell'uomo? Ed è sempre vero che il fine giustifica i mezzi?

Leggete e scoprite Daniele Torsello, lo consiglio per una lettura di un thriller finalmente diverso dal solito!
Buona lettura.

lunedì 30 luglio 2018

Michel Bussi – Ninfee nere – All’ombra di Monet.

LoreGasp

All’ombra delle fanciulle in fiore, si potrebbe replicare. No, non è un dialogo tra due colossi dell’arte francese, praticamente coevi, ma una considerazione che mi è nata leggendo il titolo di questo spettacolare romanzo di Michel Bussi, edito da E/O. È uno di quei libri che non sapevo di dover leggere, finché non ho letto le prime pagine da fiaba nera:

 “Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista. […] Tre donne vivevano in un paesino. La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba e la prima era la più determinata. Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare? La terza, la più giovane, si chiamava Fanette Morelle. La seconda si chiamava Stéphanie Dupain. La prima, la più vecchio, ero io.”

Ho saltato apposta un paio di pezzi, perché la musica di queste righe di introduzione dev’essere ascoltata tutta nella sua sinfonia sorniona, quasi irriverente. Parte noncurante, lascia cadere pezzi di informazione importanti, ma in modo trascurato, come gocce d’oro che cadono da un braccialetto in creazione. E anche in italiano, questa musica si sente benissimo, per cui complimenti vivissimi al traduttore! E ha una sua certa atmosfera da racconto gotico, alla Seconda-Edizione-dei-Fratelli-Grimm, che non può non solleticare le curiosità più accese di un lettore.

Dove si trovano queste donne, una di undici anni, l’altra di ventidue, l’altra di ottanta? A Giverny, paesino di ben 532 anime in Normandia, che è un inaspettato ombelico del mondo, perché vi dimorò l’immenso Claude Monet per tanto tempo. In quel posto si trovano le ispirazioni concrete dell’opera del pittore, nella sua natura immediata, talmente forti da attrarre folle di turisti da tutto il mondo, ansiosi di fotografare la casa rosa di Monet, ma anche di respirare l’aria magica che potrebbe, chissà, trasformare qualche allegro coloratore di tele in un invidiato e stimato pittore di talento.
Un piccolo, minuscolo mondo perfetto di talento e bellezza cristallizzato nel tessuto del tempo.

No. Non in questo romanzo.

domenica 29 luglio 2018

I thriller di Edvige#14 – La ragazza che chiedeva vendetta



ValeLanino

Un autore italiano che scrive gialli di cui valga la pena leggere ce ne sono ancora pochi in circolazione ma lui spicca tra questi.
Con “La ragazza che chiedeva vendetta” torna in tutte le librerie Pierluigi Porazzi e con lui fa ritorno l'ispettore Cavani e il suo ex collega, Alex Nero, e anche l' assassino, Azrael.
Questo libro è il continuo dei tre libri editi con Marsilio “L' ombra del falco”, “Nemmeno il tempo di sognare” e “Azrael: il terzo caso dell' agente Alex Nero”.
Si legge anche a sé, in quanto lo scrittore spiega in maniera molto chiara ciò che vi siete persi non avendo letto i primi tre, ma credo che sia meglio leggerli per capire appieno la storia dei protagonisti e anche dell' assassino.

Nella camera da letto di un appartamento udinese vengono rinvenuti i corpi di un noto medico chirurgo e di due sue collaboratrici: l' anestesista e l' infermiera. All' inizio l' ispettore Cavani pensa ad un omicidio- suicidio ma. con l' avanzamento delle indagini. scopre che, nella clinica privata del chirurgo, un noto criminale si è sottoposto ad un operazione che gli ha cambiato i connotati del viso.
 Il criminale alloggiava nella stanza n. 36 e nessuno poteva accedervi tranne le tre persona ritrovate morte.

Vengono rinvenuti anche tre cadaveri assassinati in tempi diversi e con modalità simili, cadaveri di uomini che erano legati da un evento tragico del passato. Cavani crede che gli omicidi siano commessi tutti dalla stessa mano ed è qui che entra in gioco il suo ex collega, Alex Nero, che aiuterà l' ispettore nelle indagini.

Il libro è scritto in maniera molto sciolta e ben comprensibile, ha dei personaggi ben descritti e caratterizzati, anche quelli che abbiamo conosciuto nei libri antecedenti. Ho apprezzato la scelta dell' autore di riprendere alcune vicende importanti per far capire bene al nuovo lettore dettagli che non gli avrebbero permesso di capire fino in fondo la vicenda e le vite dei personaggi.

La descrizione degli omicidi è molto ben curata ma si sa che a questo autore piace giocare creando omicidi che rimangono impressi nella mente del lettore.
Mi piace pensare di questo libro che sia un po' come una sposa. 
Ha una cosa nuova: Porazzi per questo libro non si appoggia più alla Marsilio Editore ma a “La Corte Editore”.
Ha una cosa vecchia: i personaggi che anche se li conosciamo ormai molto bene non stufano mai.
Ha una cosa regalata: l' affetto e la stima dei suoi lettori.
Ha una cosa prestata: la fiducia. Il lettore comprando il libro da una fiducia all' autore che quest' ultimo ripagherà alla grande.
Manca la cosa blu, mi piace pensare che sia il colore dell' inchiostro con cui firmerà le sue copie.
Consiglio questo libro e questo scrittore a tutti gli amanti dei gialli. Porazzi andrà lontano e noi continueremo a seguirlo!


lunedì 23 luglio 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo – Neanche così tanto.

LoreGasp

La prima cosa che mi è saltata in mente, leggendo questo titolo (ah, i titoli!), è mettere in dubbio l’informazione semplice-semplice che veicola: davvero? Non c’è qualcosa sotto?
Il bello di essere lettori, non è solo aprire il libro, leggerlo e vivere una serie di sensazioni/mondi/viaggi/giri in giostra emozionale, ma anche di fantasticare sul titolo. Immaginarsi una storia ancora prima di leggere la storia. Io mi diverto tantissimo a fare questi brevissimi cortometraggi in un angolo del mio cervello mentre scruto il titolo.

Tornando alla storia vera e propria, scopriamo subito se Eleanor Oliphant sta davvero bene o no. Ce lo dice lei in persona, dandoci molti particolari. Un discorso liscio scorrevole, argomentato, corretto, forse un po’ troppo… a puntino. È la sensazione che ho avuto, ascoltando le sue parole, la sua voce che ho immaginato monocorde senza essere sgraziata o sgradevole, mentre mi guardavo intorno nel suo mondo in cui mi aveva invitato, suo malgrado.

L’ufficio ordinato, all’interno di un palazzo di uffici dall’aria efficiente, “lavorativa”, in cui svolge lo stesso lavoro di contabile con immancabile precisione ed efficienza da nove anni. Il gruppo eterogeneo di colleghi, sempre pronti a lavorare il minimo indispensabile, a bere tazze di tè, a spettegolare, e a guardare un po’ straniti e un po’ di storto l’aliena Eleanor, che non si veste alla moda, non perde tempo a fare battute sugli altri (che non sa fare, perché il suo senso dell’umorismo eguaglia quello di Bones, di Kathy Reichs), ed esibisce inquietanti cicatrici su un viso altrimenti regolare, gradevole.


venerdì 20 luglio 2018

Dei consigli di lettura d’autore per l’estate – Da Luisella Ceretta

LoreGasp


Quanti di voi sono in ferie? Quanti stanno preparando la valigia più importante di tutte, quella dei libri? Sono sicura che, nonostante abbiate già tutto il necessario per leggere, troverete un posto in più per qualche altro titolo. Magari uno di quelli consigliati da un autore, perché no? E’ sempre interessante andare a sbirciare nella lista di lettura di uno scrittore.

Ed è una scrittrice che ci rende partecipi dei suoi consigli di lettura: sono i libri che sta leggendo ora. Si tratta di Luisella Ceretta, autrice molto attiva di cui avete già sentito parlare su questo Blog, sulle pagine FB del Blog, di Bolla e Fantasia e di Luoghi di Libri. In una conversazione casuale è venuto fuori l’argomento: cosa leggi per l’estate? E lei ci ha rivelato i titoli e i motivi delle sue scelte.





Leggiamola, prendiamo nota e andiamo in libreria con la lista:

“Will Ferguson – Autostop con Buddha: perché mi affascina il Giappone, anche se non ci sono mai stata. Non sono un’appassionata di guide di viaggio (lo so che servono, lo so) e questa non è una guida ma un resoconto piacevole, divertente, scorrevole di un viaggio attraverso il Giappone fatto in autostop dallo scrittore canadese. Il libro non è recente ma rimane comunque attuale.

Lucy Worsley – A casa di Jane Austen: perché mi piace Jane Austen, mi piacciono i suoi romanzi e, soprattutto, lo stile di narrazione che trovo più contemporaneo di molti autori attuali. Qui si parla delle case in cui ha vissuto. “L’esistenza di Jane, in apparenza tanto tranquilla, fu segnata da porte chiuse, strade che non le fu consentito imboccare, scelte che non poté compiere. La piccola somma guadagnata a fatica grazie ai suoi libri non bastava a consentirle di avere una casa tutta sua, e la morte del padre la costrinse a peregrinare tra abitazioni in affitto o presso parenti che le riservavano il destino proprio delle zie nubili: badare ai bambini.”, recita la sinossi. E questo mi ha incuriosito. Ne ho letto solo alcune pagine, per ora.


Petros Markaris – Ultime della notte: perché una mia conoscente me ne ha parlato bene. Non lo conoscevo. Questa è la prima indagine del commissario Kostas Karitos (o Charitos), un tipo ostico, pure antipatico, in continuo disaccordo (è un litigio continuo) con la moglie. Ho fatto fatica a entrare nelle sue corde però, superata la ventesima pagina, la scrittura di quel “vecchietto” di Markaris (è nato nel 1937, diciamo poco più giovane di Camilleri) mi ha catturata. Penso che leggerò qualche altro suo romanzo.”

Titoli allettanti… a me piacciono già. Inutile dire che sto già pensando a come riorganizzare (per la settordicesima volta in tre giorni, penso) la mia lista di lettura…

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