mercoledì 18 gennaio 2017

L'Amanita#75 - Cartoline da L’Amanita fantasma – Ancora saluti dall’America

L'Amanita

Paura, eh?

Non è il caso, mi pare di essere ancora viva, ma ho avuto un piccolo contrattempo durante la lettura di Brennan. Mi hanno passato il quarto volume della serie “La Signora dei cimiteri”.
Piccola digressione: è Harmony e ha tutta una serie di difetti. Il primo: doveva essere una trilogia ed ora scopro che è una storia infinita. Altri sono legati proprio alle “caratteristiche-harmony” e sono i paragrafi che innestano automaticamente la Super-Vicky; ho qualche riserva anche sui personaggi…

Perché, allora, mi incaponisco a leggerlo? Incipit: “Sono Amelia Gray, la Signora dei Cimiteri, e vedo i fantasmi”. Potevo, a Natale, resistere ad una storia di fantasmi, piena di arte cimiteriale, folclore e superstizioni? E poi è ambientata in Sud Carolina, quasi un controcanto con Brennan nel Nord Carolina.

Un aspetto che mi colpisce sempre è la caratteristica principale degli spettri: sono parassiti che non vogliono “andare oltre”. Paura? Rimorsi? Questioni in sospeso? Brama di potere a qualsiasi costo? O che altro?


Sarà soltanto un harmony (sì, va be’, ora è Harper-Collins), ma ci sono grandi questioni dentro: la fragilità umana con tutta la sua ricchezza, la vita, la morte, un probabile oltre, il senso di una vita…

giovedì 12 gennaio 2017

Del Leggere e della Cultura

LoreGasp

Questo è un post apparentemente polemico. Nasce da uno spunto polemico, tuttavia. Poiché è facile dar il via ad una polemica, come dimostrato da veri e propri maestri di raffinatezza in quest’arte (e vivono quasi tutti in questo Territorio), io non lo scriverò in modo che questa fiorisca e si espanda. Tutt’altro.

A cosa si deve questo incipit senza libri, ma con un accenno ad una polemica?

Ad un argomento di discussione vecchio quanto il mondo, credo: leggere e cultura servono a qualcosa? Penso che tutti quelli che amano leggere e studiare si siano sentiti rivolgere domande su questo tema, in infinite variazioni, da quelle più sincere di vera curiosità a quelle più velenose e insinuanti cariche di invidia. Personalmente, ne ho avuta una dose robusta in gioventù, mentre frequentavo la scuola, e mi si vedeva praticamente in ogni ora della giornata con un libro appiccicato alle mani, per studio o diletto. Qualche personaggio del mio entourage familiare, pensando di essere spiritoso o di vederci lungo, mi rivolgeva ogni tanto questa frase: ma serve studiare così tanto? E io rispondevo, invariabilmente: sì. Ero giovanissima, con paraocchi e poco incline a non considerare verità assoluta la strada che stavo percorrendo.

Poi sono entrata nella dimensione della realtà accettata e convalidata da tutti (o quasi), e ho potuto constatare che sì, studiare e leggere così tanto sono stati utili, nel lavoro. Almeno per un breve periodo di tempo, finché non sono sopravvenute ragioni un po’ più grandi e più forti di me, che hanno mandato in frantumi quella conferma.

mercoledì 11 gennaio 2017

Da tre a una. Viaggiare leggeri anche con le parole.

LoreGasp

Il bellissimo blog Penna blu di Daniele Imperi propone da circa sei anni un gioco interessante ad ogni inizio d’anno. Si tratta di trovare tre parole guida per l’anno appena iniziato, oltre ai classici buoni propositi. Mi piacque l’anno scorso, e tirai fuori tre parole per il mio 2016. Quando le riguardai, qualche giorno fa, scoprii che, in un modo o nell’altro, ero riuscita a dar loro un corpo e a seguirle. Non sempre, e non sempre completamente, ma la linea guida era quella ed era entrata bene nel mio spazio.

All’avvicinarsi della metà di dicembre 2016, poco dopo il mio compleanno, ho cominciato a pensare a quali potevano essere le mie tre parole per il 2017. E me n’è venuta in mente solo una. Ridacchio perché sembra che vada al risparmio, o che mi piaccia fare le cose diversamente da com’è l’iniziativa originale.

Confermo, è anche quello. J

Vado al risparmio, perché viaggiare leggeri è l’atteggiamento base che ho riscontrato risuonare più a fondo con me. Continuo a liberarmi del superfluo: parole, persone, oggetti, che ho attirato e invitato nel mio spazio personale convinta che fossero le scelte migliori, per poi rivelarsi un peso e un'ancora di cui non avevo così bisogno.

Mi piace fare le cose diversamente da com’è l’iniziativa originale, poiché di ogni cosa che mi piace e incontra qualcosa di me tendo a creare una versione o un abito che vada bene a me. Per tanto tempo mi sono adattata alle misure altrui, mentre ora sono le altre cose che prendo e adatto allegramente a me, se è il caso.

Ok. Finora ho dato belle spiegazioni, e l’unica cosa chiara è che da tre parole sono scesa a una. E quale sarebbe questa parola?

mercoledì 4 gennaio 2017

Leggere ... volare ... vivere!#28 - Sabrina Castagno


SimoCoppero

Romanzo d’amore: qui Loredana non mi seguirà e probabilmente non lo aggiungerà alla pila di libri che la stanno aspettando per iniziare il Nuovo Anno.

Una storia ben articolata, ma in certi punti un po’ troppo prolissa, un libro soft per momenti in cui ognuno di noi ha bisogno di romanticismo e amicizia in dosi abbondanti.

La storia inizia con l’amicizia tra due adolescenti e sfocia nell’amore ritrovato, percorrendo strade a volte tristi, a volte gioiose, a volte superficiali, a volte troppo profonde, ma che portano tutte ad una maturazione e ad un’evoluzione di noi, dei nostri pensieri e del nostro diventare adulti.

Scritto bene, scorrevole e coinvolgente, consigliato molto a tutte quelle ragazze che iniziano ad avvicinarsi alla lettura e non amano i libri strutturati e impegnativi.

Non vi racconterò la trama, scopritela leggendo, vi ricordo che è una giovane autrice di TORINO.

Buone feste e buone letture.

lunedì 26 dicembre 2016

Helen Bryan, Spose di guerra – La guerra delle donne

LoreGasp

È un titolo insolito, per una lettura di Natale. Ma è proprio quello che cercavo e ho risposto al richiamo di questa copertina nel mio tablet. Ho trovato una storia emozionante ed equilibrata, in mezzo a cinque giovani donne alle prese con un orrore molto, molto più grande di loro.

La sinossi, in breve:

Dopo aver devastato l’Europa, la seconda guerra mondiale minaccia di incendiare la Gran Bretagna. Nel sonnolento paesino inglese di Crowmarsh Priors la vita non è più quella di sempre: le case del villaggio ospitano gli sfollati da Londra, le incursioni aeree diventano un lugubre appuntamento notturno, la morsa del razionamento mette a dura prova ogni parvenza di dignità, mentre sempre più uomini partono per morire al fronte. E cinque giovani donne si legano in un’amicizia tanto profonda da travolgere la vita di ognuna.

Alice Osbourne è la figlia giudiziosa del defunto vicario, Evangeline Fontaine una ragazza americana del profondo sud, Elsie Pigeon è fra i poveri di Londra che vedono nell’evacuazione l’opportunità per scampare a una vita di stenti, Tanni Zayman è una giovane ebrea in fuga dagli orrori d’Europa e Frances Falconleigh un’intraprendente debuttante con un padre deciso a segregarla in campagna, a distanza di sicurezza dalle tentazioni mondane.

Intorno alle cinque ragazze, così diverse e provenienti da mondi apparentemente lontani tra loro, la guerra e le privazioni si fanno sempre più aspre, ma le avversità che potrebbero distruggere le loro vite finiscono per unirle indissolubilmente. Sostenendosi a vicenda per sconfiggere nemici spaventosi – la fame, le bombe, l’incubo di un’invasione nazista, un infame traditore – troveranno la forza interiore per aiutare se stesse e i loro amici.

Quando, cinquant’anni più tardi, quattro di loro torneranno a Crowmarsh Priors per celebrare la Giornata della Vittoria ripresa in diretta televisiva nazionale, le telecamere renderanno pubblica la storia delle anziane signore che furono spose di guerra in un’epoca lontana. Ma la missione delle quattro amiche non è commemorare né ricordare: le spose di guerra sono tornate per vendicare la quinta amica che non può più essere con loro.

lunedì 19 dicembre 2016

Leggere ... volare ... vivere!#27 - Luigi Bonomi

SimoCoppero

Luigi Bonomi in questa storia parla di calcio, un calcio diverso da quello a cui siamo abituati oggi, sia nel giocato che nel parlato e raccontato.

Parlo da tifosa, parlo da amante dello sport e del calcio, questo libro appassiona anche chi non ha idea da quanti giocatori sia formata una squadra calcistica e quali siano le regole che dettano il gioco. Al di là dei colori del cuore a cui ognuno di noi inneggia, qui si prova trasporto e sentimenti leggendo e non si può far altro che iniziare, continuare e finire questo piccolo libro.

Da quando ho finito di leggerlo, ogni tanto riapro la pagina della nota critica di Gian Paolo Ormezzano che in due semplici pagine racchiude l’essenza di questa storia, e io in automatico rivivo momenti meravigliosi seduta sulle ginocchia di mio nonno, mentre mi racconta tutto sul Grande Torino.

“… in non troppe pagine c’è una storia calcistica con dentro fra l’altro il mio gran toro …. “ scrive Ormezzano – si, siamo a La Spezia, dove Marco, personaggio principale, alla morte del nonno, viene portato a svolgere  una caccia agli indizi postuma: il nonno con indovinelli e indizi, a partire da una fotografia, lo porta a ricostruire la storia vera della squadra dei pompieri di La Spezia che giocherà l’ultima partita del campionato proprio contro il Grande Torino, durante la seconda Guerra Mondiale.
Ormezzano continua “ … c’è un aiuto alla mia tesi, secondo la quale scrivendo di sport si può scrivere di tutto della vita … “ ed è vero: Bonomi riesce con questo prezioso racconto a esaltare tutti i lati di dolore, rabbia, paura, felicità, vittoria, amore di chi ha fatto parte di questa magica rosa di giocatori, e di chi pensando a questa improbabile squadra in qualche modo gli ha permesso di vivere e salvarsi durante la guerra.


Prendetevi due ore e lasciatevi trasportare in questa impresa: merita, anche se non tifate granata!

lunedì 12 dicembre 2016

Dialogo con l'Amanita#30 - L'Amanita rimugina, si risveglia, e la Lettrice Furiosa perde la Furia.

LoreGasp e L'Amanita

L’Amanita rimugina (ronf), ma si è svegliata di colpo.

…e a chi rompe le scatole?

No, cara Loregasp, non ho finito di leggere la Reichs e le elucubrazioni sono più generiche; sono abbastanza lenta: ho appena finito “Ceneri” e sto per iniziare “Morte di lunedì”. Come ben sai, sono distratta da molte piccole incombenze che mi regalano grandi soddisfazioni.

Le mie profonde meditazioni (sì, il roboante “ronf” che ti arriva è mio :-D!) non sono legate strettamente alle vicende di Brennan, ma alla lettura in sé.

Da tempo qualcosa ronza più insistentemente e non è sempre Neurino-mio che russa di gusto.
Si nota dai post – anche dai “non-post” – che sta accadendo qualcosa.

A parte le mie “immersioni”, il fatto principale è che noi viviamo al di qua di un pc. Non so tu, ma io sopporto sempre meno chi spiattella tutti-ma-proprio-tutti i fatti suoi ai quattro venti e internet è un oceano immenso pieno di cianfrusaglie. Non mi interessano le vicende dei cosiddetti “personaggi”, figurati se affatico gli occhi su uno schermo per altro.

Fino ad un paio di mesi fa seguivo abbastanza regolarmente alcuni blog di libri. Poi mi sono stancata. Ho gli indirizzi delle mie case editrici preferite per informarmi sulle pubblicazioni. Stop. Se un libro mi parla, mi segno il titolo per “molestarlo” poi in libreria. Le recensioni non mi interessano. Le opinioni altrui, con pochissime eccezioni, non mi interessano.

I libri sono ancora importanti, la mia lista infinita lo dimostra, ma…

Ecco, il nocciolo della questione è qua.
Vero, il caratteraccio incide, ma c’è bisogno di altro.

E qua chiedo aiuto a te. Vero che abbiamo gusti ed esigenze diverse, però ormai mi conosci abbastanza da poter sviscerare in modo più completo la questione.

Cosa sta succedendo?

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