venerdì 12 maggio 2017

Lo sguardo oltre le vette – Un incanto di montagna

LoreGasp

Sono passati alcuni giorni da quando ho finito di leggere Lo sguardo oltre le vette, secondo libro di Marco Sartori, pubblicato da Spunto Edizioni. E un paio da quando l’ho presentato presso la Biblioteca Comunale di Rosta (lunedì 8 maggio), con Bolla e Fantasia, come si può vedere dalle foto allegate sotto. Non si è ancora spento l’eco delle parole e dello stile del libro, incentrato sulla montagna e su un modo particolarmente profondo di viverla e osservarla.

Sono molti i personaggi che lo popolano, e pochi sono quelli umani: il più importante, quello che attraversa i capitoli-racconti del libro ha un nome impegnativo, un paio di occhi sconcertanti, e l’età anagrafica e la resistenza fisica di altri tempi, lontani lontani: Garibaldi. La lettura-escursione di Lo sguardo oltre le vette inizia proprio con lui, tra le mani dell’ostetrica che lo accompagna nel mondo e che per la prima volta constata la qualità unica di quegli occhi già aperti e che sembrano già in grado di vedere, e si concluderà proprio con lo sguardo lanciato dal protagonista come un abbraccio verso la montagna che non potrà più incontrare per limiti raggiunti di resistenza.

venerdì 28 aprile 2017

Leggere ... volare ... vivere!#37 - Missione a Manhattan

Simo Coppero

Come resistere al richiamo di una missione a Manhattan? Se amate New York City impossibile. Quindi biglietto aereo in mano e tutti a bordo.

Così sono partita con Penelope Pinto, da Londra a New York con un po’ di suspance e di colpi di scena nel lampo di 170 pagine.
La copertina ha del colore rosa e so già che la mia socia di penna Loredana “allergica” al genere, sarà con il naso un po’ storto, ma dicendovi che tutto è ambientato in una casa editrice e che la nostra protagonista è alla ricerca di un manoscritto sparito dal computer dell’editor più richiesto del mercato, vi riporterà tutti con l’attenzione al racconto.

Certo Penelope verrà aiutata dal fidanzato per il recupero dei documenti e per dipanare la matassa misteriosa che inizialmente indicherà proprio lei  come colpevole del furto, ma vi assicuro che nessuno avrà bisogno del dentista per il troppo zucchero nella storia, ampiamente movimentata dai pasticci di Penelope.
Avete presente i libri di Bridget Jones? Ecco, questo libro per tanti versi può essere associato  al genere. Dovete avvicinare alla lettura una ragazzina? Questo può essere il libro giusto, divertente, dinamico, rosa e con il pepe giusto.


Io mi sono divertita, ho trascorso qualche ora nella Grande Mela, ho passeggiato sulla Quinta e mi sono rilassata. Alla fine Londra e New York associate a un’importante Casa Editrice hanno sempre il loro fascino: e che fascino!

mercoledì 26 aprile 2017

Leggere ... volare ... vivere!#36 - Flash di famiglia 1968-2018

Simo Coppero

Flash di famiglia! Cinquant’anni di Flash e che flash, ma partiamo con ordine.
Per una volta non ho lasciato depositare le parole e la storia, perché ci ho camminato dentro, ho vissuto questi interminabili anni con questa famiglia, non mi sono solo affacciata. Tutto quello che ho vissuto e visto, quasi fossi una telecamera in scena, sono anni che in parte ho vissuto anche io e proprio a Torino dove è ambientato il libro.

Torino, Giaveno, Pontepietra, Sicilia, New York. Un periodo storico che parte dal ’68 con le proteste e i diritti sulle donne, lo statuto sui lavoratori, la nuova legislazione sulla scuola, la battaglia sul divorzio e sull’aborto, per traghettare negli anni di piombo, delle Brigate Rosse, di Mani Pulite, agli anni Berlusconiani. Un’Italia in ritardo su tante cose, un’Italia dove il boom economico era per i borghesi.  In questo viaggio di vita tante famiglie nuove e consolidate, ma in particolare Claudio e Rosanna; due ragazzi giovanissimi in cerca di una vita migliore (lui orfano, lei ultima di otto figli in una famiglia dedita alla campagna, alla forza lavoro), trasferitisi in città in cerca di qualcosa di diverso, di una possibilità migliore e soprattutto di un’esistenza indipendente  e libera.


Dalla loro unione nascono Carla e Giovanni. Figli adorati dal padre, poco voluti e accettati dalla madre. Dopo l’arrivo di Carla iniziano le difficoltà, una maternità non voluta, o forse poco accettata, un corpo che si modifica senza essere pronta psicologicamente, una vita a tre in salita, provoca distacco tra madre e figlia, ma anche tra moglie e marito, una mamma che diventa assente e i rapporti che si incrinano, nonostante la presenza di un padre/marito dedito alla famiglia. Tutto riesce a complicarsi ulteriormente con l’arrivo di Giovanni. Così gli anni diventano ancora più bui di quando già la storia non crei da sé.

Non voglio raccontarvi la trama, che magari per qualcuno e per certi versi può risultare scontata, ma voglio far risaltare i sentimenti, l’amore i valori che trasudano dalle parole che narrano. Valori veri, non apparenze, sentimenti profondi, per superare le difficoltà in famiglia e con la famiglia, mai superficialità o ricerca di felicità nel giardino del vicino, che si dice, spesso abbia l’erba più verde.

Aria pesante durante gli anni di crescita, che Carla e Giovanni respirano, tanto da trasferirsi a Milano lei, a New York lui, alla ricerca di risposte forse, di lavoro stabile e soddisfacente, ma forse anche per evitare di affrontare le proprie paure.  Arrivano quindi gli anni del distacco dal nido, del camminare soli in un mondo e in periodo diverso e forse per certi versi ancora più pericoloso (Bin Laden, l’attacco alle Torri Gemelle), della razionalizzazione degli eventi passati, dell’accettare e dell’affrontare le sofferenze del passato per continuare a camminare nel mondo senza fantasmi. 


Leggetelo, merita, forse vi guarderete indietro come ho fatto io, forse rimpiangerete il passato per le regole e i valori, forse vi emozionerete solo, ma dentro di voi non sarà possibile non essere un po’ dei quattro personaggi di questa meravigliosa famiglia.

domenica 23 aprile 2017

Antonio Giuseppe Malafarina – Poesia – Raccontare la vita

LoreGasp

Coloro che mi conoscono, sanno che io leggo raramente poesia. Per un senso di pudore, prima di tutto. Fin dai tempi scolastici, mi sono formata l’idea di non essere in grado di cogliere la delicatezza di sentimenti e la diversità di espressione tipiche dello scrivere in versi. Ho sempre visto l’arte della poesia come qualcosa da imparare, difficile, da levigare e che fosse ad appannaggio di pochi, sia di coloro che scrivevano, sia di coloro in grado di ascoltare e comprendere il loro linguaggio. Probabilmente risento della soggezione sempre provata verso poeti di altezza immensa (e ne abbiamo GIUSTO UN PAIO nella nostra storia letteraria) che oltre a padroneggiare un linguaggio elevato e colto, erano in grado di decifrare e indicare con chiarezza le sfumature dei sentimenti che li agitavano.

Inoltre, il mio atteggiamento un po’ spiccio mi ha sempre portato verso la prosa, il romanzo in tutte le sue forme.

Finché non arriviamo a questo libro dal titolo essenziale: Poesia. Messa da parte la soggezione per chi scrive in versi, mi sono seduta ad ascoltare, e non solo a leggere. L’autore è Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista freelance dal 2011 e blogger del Corriere della Sera, come dicono le sue note note biografiche. Anche il titolo del suo blog, presso il Corriere della Sera, è veloce ed essenziale, Invisibili. Per ascoltare la sua voce, quando parla di se stesso, consiglio questo articolo. Oltre che nel suo libro, l'ho trovato davvero lì, in quelle parole.

Poesia è il racconto totale di una vita totale. L’autore dice di sé di non scrivere versi, ma versacci, ed è qualcosa che mi ha divertito e mi ha messo a mio agio. In questo libro, i suoi versi/versacci sono il modo in cui guarda la sua vita e il suo universo e lo trasmette a chi lo circonda. C’è tutto e il contrario di tutto, specchio esatto e preciso di tutto quello che può passare e sentire un essere umano che voglia vivere al completo. Cosa vuol dire, vivere al completo? Vuol dire fermarsi all’apparenza delle cose, e andarci oltre. Descrivere una bella donna di aspetto sensuale e farla sfumare nel rimpianto. Lanciare un pensiero al mondo virtuale di Facebook e prenderlo un po’ in giro, usando uno stile quasi da cantilena e gioco di parole. Non avrei mai pensato di trovare un riferimento al social network più amato e contestato della rete digitale, ma mi ha profondamente divertito e colpito il modo leggero e preciso in cui è stato descritto nelle parole giocose più adatte.

L’amore non manca, qui. E non sono solo donne, ammirate, vagheggiate e accarezzate, ma anche ritratti vibranti e un po’ dolorosi di un padre forte e ingenuo, e di una madre resistente al dolore. L’amore per se stesso, senza fili di compassione ingombrante e inutile per la propria condizione. Le descrizioni a lampi di luce forte dei paesaggi calabresi. Non mancano granelli di rabbia, che zampillano fuori in alcuni versi che descrivono le piccole accuse che ci si lancia addosso in una normale discussione. Ognuna delle poesie, circa un centinaio, è un frammento di forma diversa del flusso vitale: un ritratto visivo di donna, una rievocazione di profumi, una foto vecchia e mezza strappata, un brandello di conversazioni, di rumori. Ci siamo dentro, e al tempo stesso siamo fuori. Osserviamo, e al tempo stesso, viviamo.


È un libro di esperienza vitale: è come osservare un raggio di luce che si scompone nei suoi colori di arcobaleno quando passa su uno specchio, o su una frattura di vetro.  È difficile descriverlo, ma leggendo si può comprendere più facilmente, perché in quel caso si impara a viverlo.

sabato 22 aprile 2017

Adriana Assini – Giulia Tofana, Gli amori, i veleni – Donna Meravigliosa, Donna Pericolosa

LoreGasp

… se dovessi cercare un parallelo musicale per il personaggio del libro omonimo, penserei a Regina di Cuori, dei Litfiba, al primo verso della canzone. Giulia Tofana, Gli amori, i veleni, di Adriana Assini, ne è l’incarnazione completa. Per conoscerla, dobbiamo salire su una macchina del tempo (la DeLorean di Back to the Future è perfetta) e tornare indietro di quattrocento anni circa e prendere l’uscita per Palermo. E poiché Giulia è una donna di tutto rispetto, non ci siamo limitati a questo, e abbiamo parlato di lei più volte, fino a creare una sorta di “Settimana Tofana”: martedì 18 aprile, per Radio Piazza Live, l’ho trasformata nella perla di WeekendOut, mentre giovedì 20 aprile, grazie alla collaborazione con la casa editrice Scrittura e Scritture, che ha incluso Torino nel giro promozionale del libro, io e Simona abbiamo incontrato e presentato l’autrice Adriana Assini presso il locale Nora Book and Coffee. Ed è stata una bellissima occasione per conoscere le radici di quella splendida orchidea che è Giulia, nelle parole e spiegazioni della scrittrice, che con gentilezza, fluidità ed enorme competenza in campo, ci ha illustrato la lunga vita del personaggio, realmente esistito.


sabato 8 aprile 2017

Leggere ... volare ... vivere!#35 - Il Grisbì

Simo Coppero

Le ultime righe della postfazione mi fanno partire dall’inizio di questo post: “Bobby Lago è.” Giusto, chi è Bobby Lago? Protagonista principale, contrabbandiere uscito di prigione, che cerca di ricominciare una vita normale, ma priva di scintille, priva di significato apparente: bollette da pagare, assegno di mantenimento alla ex moglie, lavoro umile e semplice di barista, fino ad una mattina, quella mattina che lo porterà a sentirsi nuovamente vivo: così parte la storia.

Bobby Lago incontrerà vari personaggi, ma sono quelli femminili che più avranno rilevanza per lui e per la narrazione. Tre donne diverse tra loro che completeranno quello che Bobby Lago non racconta di sé. Ed è proprio questo aspetto che mi ha fatto pensare al libro su un piano diverso.

Un ex contrabbandiere viene etichettato dalla gente comune come un poco di buono solitamente, una persona ai margini della società, scaltro, senza regole, trafficone, qui invece vengono a galla tutte quelle piccole verità che costituiscono un essere umano: quindi , in fondo, è proprio una cattiva persona? Da cosa lo giudichiamo sempre se è nostro diritto giudicare?

La narrazione scorre veloce, i personaggi si inseguono e spesso si scambiano di ruoli rendendo tutto più affascinante. Due frasi mi hanno colpita: “tu sei soltanto un poliziotto corrotto come tanti, il degno rappresentante di tutto quello che c’è di marcio … noi siamo uno sputo sui tuoi bei marciapiedi puliti, siamo solo questo e non ci interessa essere o sembrare niente altro”; ho pensato ai tanti telegiornali che si susseguono nelle nostre case, con messaggi così forti e mi è venuto da pensare: chi è il cattivo? Noi che siamo sputo sui marciapiedi e che viviamo di apparenze,  o tutte le dinamiche delle potenze a qualsiasi livello che si nascondono dietro un’ipotetica divisa e ci fanno credere in un mondo migliore? Il poliziotto corrotto della storia o Bobby Lago ex contrabbandiere?

La seconda e non meno forte: “senza me e Jack la tua vita sarebbe solo acqua grigia ….. hai capito che solo questa vita insieme a noi ti fa immaginare di poter tornare a essere quello che eri sul serio”; già, cosa siamo sul serio?? Deve sempre esserci qualcuno che ce lo ricorda e ce lo mette di fronte sulla strada che percorriamo?

Non meno affascinate della storia, il titolo: il Grisbì. Cosa conterrà il malloppo? Saranno le ultime pagine a svelarlo, ma varrà la pena di aspettare.

“Quando il gioco si fa duro, i duri scendono in campo. Bobby Lago è.” 

martedì 4 aprile 2017

Alessandro Perissinotto – Quello che l’acqua nasconde – Un libro a strati.

LoreGasp

Come ho già detto diverse volte, raramente leggo i libri alle loro prime uscite. Le novità, per me, arrivano quasi sempre dopo che tutti se le sono dimenticate, compresa me, per cui mi si accende la lampadina e mi accosto all’ex-novità. Ogni tanto i libri devono essere lasciati decantare, ma ultimamente sto esagerando. 

Ci vuole un cambio di rotta, no?

Quello di Alessandro Perissinotto non è affatto un nome sconosciuto. Torinese del ’64, insegna all’Università di Torino, Teorie e tecniche delle scritture, ed è romanziere dal 1997: da quel momento in avanti ha pubblicato dodici romanzi.

Io sono riuscita a intercettarne l’ultimo, quello di cui sto scrivendo.

Perché? Per il motivo più banale del mondo, perché esistono più libri di tempo per leggerli, come recita una famosa citazione di cui ho dimenticato il “padre” e che campeggia prepotente su uno stand del negozio Feltrinelli di Porta Nuova a Torino, in cui entro spesso e volentieri. Tuttavia, mentre tornavo a casa una sera, ho visto quel bellissimo blu della copertina, la fotografia di un bimbo imbronciato e un titolo allettante.

Il resto è storia.

Che ne dite, entriamo nell’acqua del libro? Direi che il momento è arrivato.

La quarta di copertina racconta di Edoardo Rubessi, un genetista di fama mondiale, probabilissimo candidato al Premio Nobel che torna a Torino, la città in cui ha studiato e vissuto prima di lanciarsi in una carriera fulminante e prestigiosissima negli Stati Uniti nei precedenti trentacinque anni. Lo accompagna la moglie Susan, elegante e fascinosa italo-americana, fotografa apprezzata e di talento. Edoardo Rubessi deve svolgere un incarico delicato, che solo lui può portare a termine: condurre un protocollo di cura di una malattia genetica rara e mortale, di cui tendono ad ammalarsi principalmente i bambini.

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