venerdì 16 marzo 2018

Fabio Girelli – La tinta noir di Torino, anzi… ToriNoir.

LoreGasp


Tutto il villaggio lo saprà, che la Marmellata di rose è una vera delizia, una creazione al bacio. O come si dice, qui a Torino? Il bacio della Velata, ecco! Non ho chiesto l’opinione de Il settimo esorcista, in proposito, ma so che la penserà come me.

Non sono impazzita, e nemmeno percepisco la primavera in modo più insolito, ma mi diverto con i titoli di un giovane scrittore di noir che prestissimo conoscerete anche meglio, ovvero Fabio Girelli.
Il suo “curriculum” narrativo è più ricco dei titoli che ho riportato sopra, poiché è anche autore di racconti e poesie con cui ha partecipato e vinto alcuni concorsi (Giallo Limone, Premio Tela Nera, Rosazza Cultura), ed è tra i fondatori del gruppo ToriNoir, di cui fa parte anche Enrico Pandiani, che qui è già comparso.

Quasi tutti i suoi romanzi (Tutto il villaggio lo saprà, Il bacio della Velata, Marmellata di Rose e Il settimo esorcista) si fondano su due perni centrali, una città e un essere umano, Torino e il Commissario Andrea Castelli. Di Torino vediamo la facciata dei viali alberati, dei palazzi storici e del Museo Egizio, ma soprattutto il risvolto occulto fatto di figure criminali, che si spingono ai limiti dell’esoterismo, della magia nera, e del sesso estremo. Tutto quello che si può nascondere sotto un viso placido, dall’espressione distaccata e cortesemente formale di un vicino di casa benvestito e beneducato, quando lo incrociamo sulle scale del nostro condominio. (Non di tutti i nostri vicini di casa, sicuramente.)

Di Andrea Castelli, rappresentante delle Forze dell’Ordine, vediamo soprattutto il lato… caotico. Ed è quel caos creativo tipico delle menti brillanti abituate a scardinare regole, a pensare laterale, a vedere chiaro dove altri non distinguono le figure, a scoprire legami profondi che sembrano buio pesto agli occhi comuni. Un talento disordinato come questo viene compensato da un disordine nell’umore, nei sentimenti, fino a spingere un’etichetta di bipolarismo.

Andrea Castelli NON è decisamente un solito Commissario imbolsito, dall’impermeabile grigio e i movimenti lenti e disincantati. Nemmeno analitico tutto d’un pezzo e ligio alle regole come Mac Taylor (il responsabile della Polizia Scientifica in CSI New York), o un pasticcione geniale con qualche tinta razzista e qualunquista come l’ispettore Coliandro.

È un genio investigativo inserito a malapena in un corpo umano: cammina, parla, sorride, fuma (un po’ troppo, soprattutto le sigarette del suo collaboratore-angelo-custode Luca Giordano), guida, mangia quando si ricorda. C’è un certo scollamento e un apparente contrasto tra il modo in cui si muove nel mondo, aspetto che lo rende anche seducente, e il modo in cui viaggia tra i mondi. Come ho detto, Andrea Castelli è un genio investigativo, grazie alla velocità con cui la sua mente si muove e collega gli eventi, i fatti e lo porta davanti al colpevole. Le sue intuizioni rovesciano le situazioni più bloccate e immobili.

Allora è un supereroe? Lo sarebbe se la genialità della sua mente non fosse pari alla sua imprevedibilità. Ogni tanto si inceppa in qualcosa: uno sguardo, un evento, una parola, un pensiero, distraggono con facilità questo spirito così multiforme, e lo fanno impantanare in un’immobilità che sa quasi di malattia. In quei momenti, Andrea Castelli sembra girare a vuoto. Riceve messaggi beffardi dalla sua mente, che gli riporta brani di poesie studiati al liceo nei momenti meno opportuni, rifiutandosi di applicarsi nel ragionare, dedurre, investigare come ci si aspetterebbe da un funzionario di Polizia. A questo punto, spesso interviene l’ispettore Luca Giordano, che avendo intuito la natura così vasta e imprevedibile del suo capo, si è assunto l’incarico di riportarlo sulla terra, o quantomeno di provarci. Ed è l’unico che sa come fare. Imparerete a conoscerlo, ad apprezzare i suoi inserimenti.
Per tornare ad Andrea Castelli, ho già detto che non è un comune funzionario di Polizia? Scoprirete anzi, che questo suo lato letterario così poco tempista non è affatto un intralcio… lo vedrete bene nei suoi libri.


E Tutto il villaggio lo saprà, insieme a voi. Apriamo la porta e seguiamo Andrea Castelli al Museo Egizio, dov’è stato convocato a causa di un ritrovamento parecchio inquietante. Accompagnato dalla conturbante Lucia De Bernardi, l’assistente del Direttore del Museo Ippoliti, il commissario si ritrova a fissare un sarcofago egizio in cui, invece della forma bendata e consueta di una mummia millenaria, è stata adagiata la statua in legno di una Madonna. Sembrerebbe uno scherzo, a metà tra il cattivo gusto, l’ignoranza e la stupidaggine abissale. Il particolare macabro di due ali di falco sanguinanti e attaccate con cura alle spalle della statua indicano che no, non è proprio uno scherzo.

Se il tutto non fosse già abbastanza complesso di per sé, aggiungiamo che la città intera è in fibrillazione per la visita del Santo Padre tra qualche giorno, che prevede proprio un passaggio al Museo.  Non sembra la migliore delle accoglienze, questa. Tornando al commissariato, un pensieroso e colmo di stupore Castelli si trova a raccogliere la richiesta di una madre disperata per la scomparsa della figlia quindicenne, Federica.

A prima vista, questo evento angoscioso potrebbe essere una distrazione, un disturbo, un’aggiunta di colore non richiesta ad una vicenda che è già iniziata con tinte scure, molto scure. Scoprirete, invece, che la ragazzina ha un suo ruolo importante. L’assistente del Direttore, Lucia De Bernardi, è altrettanto sorprendente, almeno quanto è conturbante. Il Commissario Castelli ne rimane affascinato a prima vista, e non solo per la sua bellezza, ma anche perché assomiglia fortemente ad un’altra donna, molto particolare, che nella sua vita ha un posto inconsueto e più importante di quanto gli piacerebbe ammettere, Georgine. Georgine viene da Ipanema ed è transessuale. Una donna particolare, dicevo. E non per gli ovvi motivi contenuti nel termine più veloce che la definisce…

Ricapitolando: Museo Egizio, una statua della Madonna con ali di falco vere, la scomparsa di una ragazzina, una Torino strana sotto l’aspetto placido di città sabauda, miti e leggende di terre lontanissime che rischiano di diventare realtà, e non in modo piacevole. Continuando la lettura, scoprirete come questo groviglio oscuro si distenda alla luce del sole grazie a Castelli e ai suoi metodi investigativi.

Quando vi riprenderete dall’atmosfera ipnotica e antica di questo romanzo, e saprete anche voi quello che il villaggio dovrà sapere, preparatevi ad entrare in un’altra dimensione, altrettanto magica, e… devo dirvelo, sì, sinistra. Il bacio della Velata, il primo amore del vice-questore Castelli, passato di grado. Appena passata la copertina, facciamo conoscenza con una donna bizzarra. Scoprirete presto che le donne bizzarre, uniche, particolari, fuori dall’ordinario e anche di testa, non mancano per niente, nell’universo libresco di Fabio Girelli. La ragazza in questione si chiama Selene, e al momento della sua nascita, qualcuno si è dimenticato di dotarla di amigdala. Il risultato è che è una delle poche creature su questa terra a non sapere cos’è la paura. Non si scompone, non si turba, non si abbandona a scene isteriche o senza controllo.

Un robot in carne umana? No, solo una creatura con un bagaglio di sensazioni disturbanti in meno. (Almeno, quelle della paura e del pericolo. Scoprirete che la bellissima Selene non è gelida e di altre sensazioni è ben capace.)

Perciò, quando torna a casa e trova il fidanzato in un lago di sangue, non muove un muscolo. Osserva e fa due telefonate, di cui una alla Polizia. E sarà questa a portare Castelli da lei, che poi non potrà più staccarsi con tanta facilità dalla sua persona e dal suo caso. Selene fornisce tante spiegazioni su di sé all’attonito e interessatissimo vice-questore, oltre a rivelare l’identità dell’assassino. E’ stata una donna, una principessa di nome Barbara Jakolevna Tatisjtjeva, 28 anni, di nazionalità russa. Ah, caso risolto, allora!

Sì, se la principessa, moglie dell’ambasciatore russo a Torino e conosciuta con il nome veloce di Varvara, non fosse vissuta nel Settecento e l’unico modo per vederla ora, negli anni ’10 del Duemila, è quello di ammirare la sua statua velata al cimitero sconsacrato di San Pietro in Vincoli. Anzi, non è nemmeno più lì… il Comune di Torino la spostò qualche anno fa, quando cominciò ad essere oggetto di pellegrinaggi di individui nient’affatto luminosi come satanisti, sull’onda delle leggende che nacquero intorno alla morte prematura della giovane Varvara.

Oh oh. Mi è sembrato di vedere un fantasma.

Perciò… il fantasma senza requie di Varvara avrebbe ucciso il fidanzato di Selene. Potete immaginarvi Andrea Castelli che alza gli occhi al cielo, mentre la sua mente frenetica si mette in moto e il suo spirito si aggancia a quello dell’inquietante Selene, che automaticamente diventa la prima sospettata, e parte per un’indagine complessa, volta a rivelare e a snidare una congrega di esseri umani ben concreti, invischiati in un traffico criminale ben preciso.

E Selene? La vedrete e la sentirete, in tutta la storia. La sua traccia nell’animo di Castelli sarà profonda, non priva di piacere doloroso. Leggete, immergetevi con lui in quell’atmosfera di sogno con tinte da incubo. Non lo dimenticherete presto.

Sentite profumo di Marmellata di Rose? Mi spiace deludervi, ma di gastronomico e di dolce, qui c’è proprio poco… Andrea Castelli si ritrova a indagare in una rete complessa dove la Marmellata di Rose (Rose Jam) indica una… sala giochi, diciamo così, destinata ad un pubblico adulto e dai gusti sado-maso. E come ci è piombato, il commissario bizzarro, in questa marmellata? Grazie all’omicidio, accompagnato da torture, di due estetiste, titolari di un centro estetico e co-creatrici di questa sala e i relativi giochi e servizi offerti. Seguendo le tracce di questa marmellata così originale, Castelli si ritrova a far luce su un aspetto molto nascosto del perbenismo e della voglia di trasgressione in territorio torinese e piemontese. Rimarrete stupefatti, insieme a lui, quando alcune di queste tracce porteranno proprio all’interno del commissariato… passando tramite cimiteri, personaggi eccentrici e pericolosi, e ville abbandonate.

Siate pazienti, curiosi e dotate di scarpe comode, ci sono chilometri da fare.

Per il prossimo romanzo, prendetevi anche un crocifisso. Anche se non sono sicura che funzioni completamente, con Il settimo esorcista… lo conoscerete, non è tipo che si faccia fermare dai simboli, dato che lui ne usa tanti. Siamo sempre a Torino, ma prepariamoci a viaggiare anche nelle valli intorno. Una ragazza di nome Lisa Sarti viene trovata morta annegata nella vasca, in casa sua. Sembra suicidio. Il vice-questore Castelli non è così sicuro e non lo siamo nemmeno noi.

Noi Lettori abbiamo un vantaggio sul funzionario: sappiamo che Lisa Sarti non si sarebbe mai immersa in una vasca piena d’acqua, perché la sua forza di sopravvissuta ad un trauma angoscioso ancora non glielo consentiva. E poi, abbiamo vissuto i suoi ultimi momenti, divisi tra il terrore per l’acqua che scorre e vedere il volto della morte materializzarsi nella propria casa, mentre Castelli era impegnato in altro.

Se è omicidio, e sembra una questione di “criminalità normale”, cosa c’entrano gli esorcisti, e uno che viene per settimo? Esiste un testimone, o meglio, qualcuno che si è presentato alla porta di Lisa mentre moriva o era morta da poco: il garzone che consegna le pizze. Dopo una scampanellata ripetuta e un’attesa lunga, la porta si apre e un braccio si sporge per pagare la pizza, esponendo una porzione di pelle tatuata: Non draco sit mihi dux. Non sia il drago la mia guida. Un rumore di rubinetti aperti in sottofondo, una voce sottile a malapena udibile, la porta che si richiude.
Non draco sit mihi dux. Una preghiera, un’invocazione? Anche. E qualcosa di più. Si tratta di un esorcismo molto potente, come spiega Don Carlo, sacerdote della Consolata interpellato dal vice-questore per cominciare a fare luce su una vicenda che si dipanerà complessa per la città, varcandone i confini e coinvolgendo altri prelati, altri sopravvissuti di traumi come Lisa, e una famiglia dove la normalità, i sentimenti positivi non sono mai entrati o non sono mai vissuti abbastanza. I brividi non mancano, come in tutti i libri di Fabio Girelli.

Oh, dimenticavo. Leggete bene il finale, qui. Come quello di tutti gli altri titoli, ma questo vi stupirà.

Tenete la luce ben accesa, mentre seguite Andrea Castelli. Non si sa mai.

4 commenti:

  1. ma che proposta appetitosa! Mi ispirano parecchio e m'intrigano...
    Solo una richiesta: il colpevole qua paga, vero? VERO?
    L'Amanita (con problemi tecnici)

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    Risposte
    1. Mi suonava familiare, lo stile di questo anonimo, prima di arrivare alla firma... :-D Mi auguro che i problemi tecnici siano finiti!
      Sì, paga. Anche salato e con qualche interesse. Anche se... beh, lo vedrai quando leggerai i libri. :-D

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  2. Con gli interessi? Evviva! Sono stufa di libri dai finali realistici, per vedere colpevoli a piede libero mi basta leggere un giornale…


    Dubito di risolvere i problemi velocemente. A parte la vetusta età del Puffo, anzi, Grande Puffo ormai! Dicevo: il pc è vecchierello e tutti i gestori telefonici mi stanno facendo girare le sfere. Pare non vogliano capire che le mirabolanti offerte di navigazione illimitata non mi interessano, mi basta (avanza pure!) il contratto minimo che ho. Cioè, che avrei, se funzionasse… voglio rientrare nel mio account, cacchio!
    L’Amanita (sempre più fumante)

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    Risposte
    1. Qui i colpevoli pagano, eccome.
      Accidenti, 'sti problemi tecnologici rischiano di rompere più del dovuto!
      Dobbiamo chiedere a Castelli di intervenire?

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