mercoledì 20 marzo 2013

Le sei mogli di Enrico VIII – Il più bel principe della cristianità.


Cambiamo paese, atmosfera, ma rimaniamo più o meno nello stesso periodo in cui visse Michelangelo.  Nel periodo in cui lo scultore fiorentino crea la Madonna della Scala, il Crocifisso ligneo di Santo Spirito, in Inghilterra nasce un secondo figlio nella casa reale dei Tudor: è il principe Enrico. Correva l’anno 1491, un anno prima della morte di Lorenzo il Magnifico, e del clamoroso viaggio di scoperta di Cristoforo Colombo. Se l’erede al trono inglese, Arturo, fosse sopravvissuto all’infezione che lo colse a sedici anni, un anno dopo le nozze con la blasonatissima Caterina d’Aragona, il principe Enrico sarebbe passato alla storia forse per essere solo “il più bel principe della cristianità” e un dongiovanni affamato e inarrestabile. I secondogeniti tendono ad essere scavezzacollo e a dimenticarsi di frenare le loro passioni, di qualunque natura siano. Mi fa venire in mente l’odierno Harry, che risponde in pieno al ritratto stereotipato, pur senza vestiti, occasionalmente... La storia scelse un corso più movimentato di così. Enrico divenne Re con il numero VIII a undici anni, alla morte del padre, e iniziò la sua carriera di monarca occupandosi degli affari del regno e sposando la cognata, Caterina d’Aragona, tramite una dispensa papale che calmasse gli animi dubbiosi dei suoi sudditi e di quei ministri reali che volevano un’alleanza sicura tra Spagna e Inghilterra. La Spagna era una potenza temibile all’epoca, e conveniva ingraziarsela per evitare di trovarsi le sue navi conquistatrici nei propri porti. Fin qui, tutto “normale” e consueto. Enrico VIII, però, è tutto tranne che uno spirito “normale” e consueto. Il matrimonio con Caterina d’Aragona nasce soprattutto come alleanza politica, e non era stato consolidato e rallegrato da un erede maschio, ma da una figlia, Maria, che passerà alla storia per le sue caratteristiche “sanguinarie”.  Enrico VIII, come sempre aveva fatto in gioventù, cercava sollievo e consolazione in altre donne, senza farsi troppi problemi, mentre la regina sopporta stoicamente la caduta d’interesse del consorte e il peso di non aver saputo portare a termine il suo dovere principale, dare alla luce un Enrico IX. Finché, un giorno, una giovane dama di una famiglia inglese non troppo in vista, ma sostenuta da un’ambizione di lungo sguardo, Anne Boleyn, Ann Bullen, Anna Bolena (le trascrizioni della lingua parlata, all’epoca, non erano così precise, e i suoni venivano resi secondo grafie diverse) ritorna in patria dopo un lungo periodo d’educazione e istruzione passato presso la libertina e lussuosa corte francese.

6 commenti:

  1. Mi hai fatto ridere: pensa toccasse la stessa sorte all’omonimo moderno!
    Facciamo le persone serie ed acculturate (pfffff:-D): a parte i “polpettoni” melensi ad alto tasso di zuccheri (insomma: li guardi e ti si cariano i denti, come minimo!) ambientati “tra Enrico VIII ed Elisabetta”, mi sono capitate letture più serie legate al rinascimento inglese. Anche per la questione religiosa, che tocca da vicino i miei studi.
    Aspetto i post legati ai libri, ma il titolo di questo mi ha dato da pensare. Il più bel principe?
    Forse è meglio che lasci perdere la vecchia foto scattata al museo delle cere lo scorso millennio: ricordo un omone massiccio e barbuto circondato dalle mogli…

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    1. ...in effetti, se ci pensi, il moderno Harry condivide la passione dell'avo (anche se Tudor) per la bella vita e le belle donne. E' ancora troppo giovane per essere affetto da gotta, come invece capitò all'Henry rinascimentale, che gli storpiò una gamba e lo costrinse a zoppicare negli ultimi decenni della sua vita. Ricordi bene: l'omone massiccio e barbuto, semi-calvo, del ritratto di Holbein smentisce la sua fama di "più bel principe della cristianità". All'età di diciott'anni sembra che lo fosse, quando non si era ancora ricoperto di grasso (l'altra sua passione, oltre al ballo e alle donne era il cibo...)e si teneva in forma in molti modi. In questo saggio di Antonia Fraser, che è molto preciso e documentato, emerge anche il carattere testardo, venato di una certa crudeltà, di Enrico VIII, che non esitò mai ad abbandonare a se stesse le persone di cui aveva decretato la condanna. Avvenne per Anna Bolena, una volta firmata la sua detenzione alla Torre e la sua conseguente esecuzione, per la sventata Catherine Howard, e per quelli che erano suoi amici e consiglieri, Thomas More e Thomas Cromwell (avo del più famoso Oliver Cromwell, che discendeva dalla sorella Catherine Cromwell). Una volta che decideva di sentirsi tradito da qualcuno, era irremovibile e crudele: quella persona, che fosse la regina o un suo consigliere importante, veniva automaticamente cancellata dalla sua vista e dalla sua vita.

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  2. Cromwell, è vero!
    L'avevo dimenticato... rinfrescami la memoria, Cromwell è legato alla "bloodless revolution"? Ricordo male o ha letteralmente fatto perdere la testa al re (un Carlo, non ricordo "il numero")?
    Elisabetta era figlia proprio di Anna Bolena (e questo spiegherebbe tanti fatti legati al corredo genetico della grande sovrana)?

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    1. La Bloodless Revolution (o Glorious Revolution) avvenne nel 1688, quando sul trono d'Inghilterra s'insediarono gli Orange, che buttarono fuori Giacomo II degli Stuart. Cromwell fece perdere la testa a Carlo I Stuart, il 30 gennaio 1649, e lo stesso giorno 1661, nel giorno dell'anniversario della decapitazione del re, lui perse la sua (benché fosse già morto nel 1658 di malaria, almeno ufficialmente). Sì, avevo dimenticato il dettaglio macabro dell'esecuzione postuma, ma avvenne proprio così. Il Lord Protettore, che creò il regime del Commonwealth quando fece giustiziare il re, non era proprio un benefattore e un pacifista...ora vado a memoria, ma instaurò un clima di repressione non male, facendo chiudere anche i teatri perché focolai di peccato. Con gli Irlandesi non fu tenero, tant'è che lo odiano ancora adesso. Di religione protestante, convinto sostenitore dei Puritani, alla fine si comportò da dittatore, diventando quasi altrettanto sanguinario della Bloody Mary Tudor di diversi anni prima.
      Per tornare ai Tudor, Elisabetta I fu proprio la figlia di Anna Bolena. Non solo arrivò al trono (e lei non avrebbe dovuto nemmeno vivere: scampò a diversi attentati, in gioventù), ma divenne la più grande regina di tutti i tempi, un personaggio e un modello femminile fortissimi. Dall'essere la "bastarda reale", la figlia della "puttana reale", la disprezzabile femmina inutile, si rivelò una persona brillante, forte, scaltra, colta, intelligente, amabile e pericolosa. Una vera regina.

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  3. Sì, da come ho scritto sembra una “cosuccia da due minuti”, in realtà – con poche parole – abbiamo riassunto oltre due secoli di storia inglese!
    Mi consola un fatto: ho poche idee, ma tutto sommato, sono abbastanza chiare!

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    1. La capacità di sintesi è un bel dono...e per alcuni fatti storici serve parecchio! :-D

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