domenica 11 marzo 2012

Arrivederci Piccole Donne – Vite difficili

Il parallelo con le piccole donne americane però, presto si dimentica, nonostante i capitoli inizino sempre con i loro nomi. Il fantasma della Alcott si allontana sempre di più, e nemmeno si sentono più i rumori delle sue catene.  Man mano che andavo avanti nel libro, scoprivo una serie di accadimenti e di eventi che mi distaccavano sempre di più dall’altro libro. Queste donne cilene sono prepotenti. Sono ricche; di denaro, almeno all’inizio, ma soprattutto di vita e di energia. Un’energia che sfogano in milioni di modi diversi, approfittando del fatto di essere ragazze ricche circondate da una casa enorme, retta con mano potente da una zia virago solida come un’intera catena montuosa, con un passato di passione focosa accuratamente sublimata nell’impegno a tutto tondo negli affari (la segheria di famiglia) e nella conduzione della servitù della casa stessa. Le ragazze, inoltre, non fanno fatica ad avere compagnia: sono in quattro, suddivise e strette nelle loro alleanze, circondate da “amici” e conoscenti di vario grado, sorvegliate da un giovane uomo, fratellastro di una di loro, su cui si appuntano le attenzioni di due ragazze in particolare. Passano i loro pomeriggi di adolescenti a leggere libri (classici, soprattutto), a suonare musica, a fare passeggiate, come le giovani dame dell’alta società di qualunque nazione. Non solo leggono i libri, ne discutono, li criticano e li commentano, ma li vivono. Scelgono un personaggio e vivono con la testa e lo spirito della loro scelta, immedesimandosi con una tale passione da superare qualunque attore. E’ così che impersonano anche le piccole donne del libro americano, litigando anche sui personaggi da interpretare, contendendosi una ragazza yankee particolarmente preferita. Sotto la passione per la letteratura, si crea la passione dei sensi, che coinvolge due cugine e Oliviero, il bel fratellastro di una di loro, che si auto-elegge compagno di giochi, salvatore, guardiano, pomo della discordia, vittima e carnefice. Le due ragazze che s’innamorano di lui, e di cui lui si innamorerà in modi e tempi diversi, si sfidano, si colpiscono senza pietà, s’infliggono dolore l’una con l’altra, pur di averlo. Devo dire che, ad un certo momento della storia, ho pensato che si sarebbero sfidate a duello all’alba. Così non è avvenuto, ma i colpi che si sono scambiate sono stati più profondi e dolorosi di qualunque sciabolata o ferita da taglio. Saranno necessari anni e chilometri di lontananza per recuperare un rapporto che sembrava spezzato e concluso. E come spesso accade, ritrovare un nemico comune che ha colpito entrambe e su cui vendicarsi, oltre all’aiuto ultraterreno della cuginetta morta, conduce al tentativo di perdonare e chiudere le vicende e i sentimenti passati, per iniziarne di nuovi.

7 commenti:

  1. Seguo regolarmente il TUO Blog e devo dire che lo trovo molto ben fatto - trattare di letteratura come lo fai Tu è piacevole e scorrevole. Ho letto il Tuo commento sul Mobbing. Vedo che Ti sei anche documentata su quella materia, brava, leggere di tutto è fondamentale. E' importante prendere coscienza dei problemi. Un buon BLOG aiuta in questo senso. CIAO :):):)

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  2. Ti ringrazio per le tue parole sul mio blog, questo m'incoraggia grandemente a continuare e a migliorare.
    Sì, mi sono documentata sul mobbing perché l'ho subito, l'ho visto subire e perché ho sempre pensato, come dici tu, che leggere di tutto è fondamentale. E in questo, il "furore" di aver libri aiuta ad espandere la cerchia di interessi. Leggere è il primo passo perché la conoscenza diventi poi pratica, anche dopo diverso tempo. E a questo proposito mi viene in mente un episodio del liceo. Alla domanda della professoressa, rivolta a tutta la classe, che cosa fossero i batraci (si parlava della Batracomiomachia di Leopardi) fui l'unica a rispondere che si trattava delle rane. Perché? Perché da bambina, assidua lettrice di Topolino, avevo letto una storia che parlava di "batraci spaziali", che non erano altro che rane in tutta spaziale. La parola mi era rimasta talmente impressa, che mi fu facile rispondere almeno dieci anni dopo a quella domanda. Buffo, no? :-)

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  3. Ci sto rimuginando da un po’. Dubito leggerò mai questo libro. Però quest’ultimo dettaglio dell’aiuto ultraterreno “mi sconfinfera” (= mi suona simpatico). I legami “sani”, buoni, non muoiono. Qualcosa ci trascende e comunque non va perso. Come quella formuletta dell’energia, qualcosa come “in natura nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. Non c’entra col mobbing, di cui parlavate. O forse indirettamente sì: forse anche le energie spese male si trasformano? Se sì, come?
    C’entra col libro ed è una piccola malignità: vale la pena sfidarsi all’alba (o arrivare a tanto odio) per attirare a sé qualcuno? Qualcuno che si trastulla e non prende una decisione? (Non conosco la volontà di Oliviero, non so se non sia stato capace di decidere o non abbia voluto perché in fondo la situazione per lui è piacevole…)

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  4. Secondo me, anche le energie spese male si trasformano in qualcosa di dannoso, come negatività che rimane nell'atmosfera e ammorba l'ambiente.
    Nel caso di Oliviero, lui prende le sue decisioni, e gli costano anche piuttosto care, almeno quelle in gioventù. Vale la pena sfidarsi in duello per una persona simile? In questo caso, ho avuto l'impressione che le due cugine sarebbero venute volentieri alle mani solo per manifestare la propria superiorità l'una sull'altra, a prescindere dalla presenza dell'uomo. Lui è stato una miccia che ha fatto accendere una situazione che era già una bomba inesplosa: con il suo comportamento, ha fatto in modo che uscissero le energie e le competizioni fino a quel momento tenute basse.

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  5. Gentilissima LOREDANA seguo il Suo Blog peccato che molti dei libri che Lei cita io non li abbia letti, quindi molto spesso non sono in grado di fare adeguati commenti. Mi permetto visto che si parla di libri di approfittare del Suo Blog per parlare di due libri che ho letto e che mi hanno molto colpito: L'Ultima Legione e L'impero dei draghi di Massimo Valerio Manfredi. Nel primo si parla del tramonto dell'Impero Romano un affresco ricco di umanità e venato da profonda tristezza per un mondo che scompare. Il secondo racconta l'odissea di un gruppo di valorosi soldati.
    In entrambi c'è molta umanità e storie di amore che si intrecciano.

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  6. Buonasera, La ringrazio per aver parlato di due libri che a me piacciono anche molto. Sia l'Ultima legione che L'impero dei draghi di Manfredi mi sono piaciuti molto. Come autore mi sembra preciso e documentato, ed è riuscito a trasmettere bene i valori di "romanità" che hanno sostenuto i soldati nella loro odissea. Ne parlerò anche nel blog...la lista è molto lunga, ma compariranno anche loro. Nel frattempo, se vorrà seguire e commentare comunque, a me fa piacere. Grazie!

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  7. Non ho letto Manfredi, ma se interessa quel periodo storico - se ho capito bene grosso modo attorno al 370 d.C. - c’è un autore latino decisamente attendibile: Ammiano Marcellino, ci “inciampai” quando dovevo preparare gli esami di Storia della Chiesa Antica.

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