mercoledì 3 gennaio 2018

Enrico Pandiani – Un commissario, una saga, quelques italiens.

LoreGasp

… ho parlato di espansione? Cominciamo subito, con una serie di sei libri, tutti incentrati sul commissario Jean-Pierre Mordenti, che vive e lavora a Parigi. Lo scrittore che gli è padre, tuttavia, è italiano, italianissimo e pure torinese: Enrico Pandiani. Ho potuto conoscerlo di persona, quando ho partecipato come moderatrice del Blog Del Furore alla presentazione del suo ultimo libro Un giorno di festa a Rosta, organizzata da Bolla e Fantasia. Potete leggerne il resoconto qui.

Nasce a Torino una cinquantina d’anni fa, e inizia la sua interessante carriera con i fumetti, mettendo in seguito a frutto il suo talento di creatore di storie, soprattutto nel genere poliziesco, dando alle stampe il romanzo Les italiens, nel 2009. Vi consiglio, se volete ascoltare la sua voce scritta, di visitare il suo blog: https://lesitaliens.wordpress.com/, dove avrete anche la possibilità di conoscere qualcosa di più della sua personalità inconsueta e frizzante. Volete un colpo d’occhio sulla sua biografia e la lista dei suoi romanzi (così da acquistarli meglio, una volta conosciuto)? Ecco unlink veloce ed esauriente.

Per quanto riguarda me, dopo aver letto Un giorno di festa, non ho potuto fare a meno di procurarmi gli altri della serie. Ciascuno dei libri è un’avventura a sé, per cui si possono leggere anche in ordine sparso, ed è piuttosto facile risalire e ricollegare insieme i riferimenti incrociati, soprattutto quando uno stesso personaggio compare in più narrazioni. Io ho fatto così: ho iniziato dall’ultimo, per poi risalire al primo, e fare lo slalom come una pallina da flipper tra gli altri quattro. Ed è stato un gran bello slalom, uno Slalom Gigante Deluxe, se dovessi definirlo.

Cosa mi ha spinto a inseguire il commissario Mordenti? Tra quelli che sono apparsi in queste pagine telematiche, Mordenti spiccava per una precisa qualità, l’umorismo, caratteristica che condivide con il napoletano Criscuolo. Quella era solo la prima della lista, naturalmente. Jean-Pierre Mordenti è un atletico commissario quarantenne di origine italiana che vive e lavora a Parigi, che del DNA del territorio di questa parte delle Alpi conserva una certa liberalità con le regole (soprattutto se altrui, che lo porta a infrangerle senza troppi patemi) e un’altrettanta certa attrazione per le donne. Piuttosto forte, che lo rende anche più attraente di quello che è.
Quando il commissario si concentra su una donna, tutto di lei, attraverso i suoi occhi, diventa bellezza e poesia sensuali, dolci. E’ facile comprendere perché si innamora così a fondo della donna che ha accanto, con quel lato così appassionato e passionale. Senza contare che i personaggi femminili sono anche dotati di ogni caratteristica attraente possibile, a partire proprio dal loro cervello. Non sono bei manichini vestiti di seta e con abbinamenti da giornali di alta moda, ma sono ufficiali di polizia, pittrici di talento, piene di coraggio, determinazione e capacità. Molto spesso, Mordenti riesce a risolvere situazioni e casi grazie all’intuizione fulminea della sua collega che lo affianca nel caso, o al coraggio talvolta disperato delle donne che si trova a proteggere dalle mire criminali.

A questa sfumatura del suo lato umano, il commissario unisce anche un senso dell’umorismo acuto, qualche volta anche macabro, che si accompagna bene al suo cognome, Mordenti. Spesso morde, con le sue battute, e chi non lo comprende, tende a prenderlo di petto. E’ il suo modo per sdrammatizzare situazioni molto pesanti, e cariche di tensioni. Si trova a lavorare in una delle città più grandi e famose del mondo, in cui la criminalità è altrettanto di livello elevato. Un personaggio che gli tiene testa splendidamente su questo terreno è il suo capo, Chef Le Normand. Non solo per l’ovvio motivo che è il suo capo… Le Normand è un uomo tutto di un pezzo (o “uom di sasso”, come spesso lo definisce Mordenti) assolutamente non incline ai fronzoli, concentrato sull’obiettivo e poco disposto a perdonare errori o incompetenze. Non ha remore a passare sopra il malcapitato che non comprende la sua natura, come se fosse un carro armato.

Jean-Pierre Mordenti è un flic particolare in virtù anche delle sue origini italiane, che lo hanno reclutato all’interno di un gruppo di agenti che le condividono con lui, e che sono quelli che si occupano delle indagini più delicate, quelle che hanno bisogno di meno attenzione per le regole e con una buona, buonissima dose di creatività. Sono “les italiens”. Li conoscerete tutti. E sarà facile perché nel primo libro ne falciano i tre quarti grazie ad un cecchino che li massacra senza pietà, mancando però Mordenti e Servandoni… ma non anticipo altro.

Una saga sugli “italiens” che inizia proprio con la decimazione o quasi, della squadra? Sì, certo.
Sono italiens, sono speciali, potevate aspettarvi un inizio in sordina, o pari a tutti gli altri? E non sottovalutateli, hanno mille risorse… non è ancora nato il cecchino che li può sterminare sul serio!
Un altro elemento che mi ha attirato con forza è proprio il modo in cui lo scrittore realizza il poliziesco: competenza, abilità nell’attirare l’attenzione, capacità di confondere le acque, realismo senza sconfinare nel macabro o nello splatter. Le armi e le sparatorie sono ben descritte, animate, cruente, ma senza inutili dettagli grand-guignol. Mordenti e i suoi collaboratori sono uomini d’ingegno, ma non infallibili. Hanno intuizioni, volontà di perseguire fino in fondo, dedizione, ma spesso incappano in ingenuità ed errori, vittime di stanchezza, temporanea superficialità o fretta, esattamente come può capitare nella vita reale. Devo dire che i romanzi che mi sono piaciuti di più e che mi sono rimasti dentro maggiormente sono proprio quelli in cui il “povero” Mordenti non sembrava azzeccarne una, nemmeno per sbaglio. (Qui sospetto che Enrico Pandiani, il suo creatore, si stesse divertendo a prenderlo un po’ per il naso. Ma è solo un mio sospetto, eh. Non diteglielo.)
Ora che vi ho parlato in lungo e in largo del commissario e dei suoi “italiens”, mi pare giusto elencarvi i titoli in cui li ammirerete.

Les italiens (Instar Libri, 2009). È il primo della serie, in cui conosciamo Mordenti, la sua squadra decimata e poi ricostituita, e iniziamo ad apprezzarlo mentre indaga su questo massacro che lo tocca così da vicino, ed entra in contatto con Moët, splendida pittrice di talento, con alcuni grandi misteri su di sé e sulle sue origini. Qui niente è quello che sembra, e Mordenti si trova a diventare preda, oltre che cacciatore.

Troppo piombo (Instar libri, 2010). Troppa crudeltà, aggiungerei, nelle vicende della redazione di un famoso giornale di Parigi, Paris24h. Un gruppo di giornaliste un po’ troppo spregiudicate, una sfilata di moda inconsueta nella banlieue parigina, uno scherzo cattivo inabissatosi nella tragedia, una conturbante giornalista che fa un po’ troppa presa sulla mente e sulle capacità di Mordenti. E’ il libro che mi ha lasciato un forte senso di rincrescimento per l’evoluzione tanto drammatica degli eventi, e per la sconfinata stupidità del male umano. È quello che ogni tanto mi spinge a pensare che siamo immeritatamente fortunati a non essere stati ancora sterminati da una qualche razza aliena particolarmente ghiotta di carne umana.


Lezioni di tenebra (Instar libri, 2011). Mordenti faccia a faccia con il nero. Di se stesso. In una serata sola, si sente male, viene malmenato da qualcuno che si è introdotto in casa sua mentre era fuori, e assiste impotente all’omicidio della sua fidanzata. L’intruso è una donna mascherata e profondamente spietata: non esita un momento a spezzare vite, con noncuranza, per perseguire i suoi scopi, risvegliando in Mordenti una nera bestia vendicativa che vive solo per poterla inseguire e fargliela pagare, con altrettanta crudeltà. Le indagini non sono affatto facili. L’orrenda assassina, con un perverso interesse per lo Shibari, che usa come firma per i suoi delitti, è sempre un passo avanti al commissario, fino all’ultimo. Non c’è un momento di requie, per Mordenti, che si trova a vivere accerchiato da se stesso. È il mio preferito, quello che non mi ha lasciato respiro e… qualche insoddisfazione. :-D

Pessime scuse per un massacro (Rizzoli, 2012). Una brutta vicenda del passato angoscioso della Francia occupata dai nazisti ritorna prepotente sotto i riflettori, legandosi all’orribile uccisione di un senatore della Repubblica e di sua figlia, davanti alla loro casa di campagna. Qui Mordenti si trova catapultato in un vero e proprio ginepraio. Ovunque si muova, incontra ostruzionismo e manovre contrarie provenienti dagli ambienti politici e “elevati”, dove si muoveva il senatore, apparente eroe della patria e non così irreprensibile cittadino. Anche qui, ogni passo porta in un vicolo cieco: l’autore del massacro del senatore colpisce altre persone che avevano legami con lui nel passato, lasciando una statuina di un personaggio dei cartoni animati come firma. E ogni volta, beffa Mordenti e i suoi collaboratori. Finché... non scoprite come riesce il tenace commissario “italien” a trovare il bandolo della matassa. È l’avventura di Mordenti che mi ha affascinato di più, con le sue ricostruzioni storiche molto accurate, e la descrizione di come il tempo non serva minimamente a calmare certi ri-sentimenti, e non guarisca affatto torti e dolori. Molto realistico.

Una pistola come la tua (Rizzoli, 2016). L’omicidio di un criminale (e finalmente!) apre le porte del romanzo, e subito dopo, un’uccisione brutale di una donna ricca nel suo appartamento elegante. È già abbastanza per una notte sola, vero? Ma no, non quando c’è un “italien” di mezzo come Mordenti. La vittima dei quartieri alti è amica, nientemeno, dell’uom di sasso, del granito in forma umana Le Normand. E di lunga data. E di antica, profonda amicizia. Oh, che complicazione. Ah, e non è finita. Sono coinvolti un candidato alle elezioni presidenziali francesi, la sua affascinante figlia che sceglie quel momento per scomparire insieme al figlio di sette anni, e un groviglio di intrighi famigliari fatto di colpi bassi e tradimenti senza ripensamenti. Mi domando ancora come sia riuscito Mordenti a uscirne vivo…

… un’ultima parola. Un giorno di festa conclude, per il momento, le avventure del commissario, almeno finché Enrico Pandiani non ce ne racconterà un’altra. 
Ma non è la sola creatura cui ha dato vita, nel corso degli anni. 

Vi ho già parlato di Zara Bosdaves? Mi sembra di no, che sbadata. 

Bene. Attendete i prossimi post, e vi porterò a conoscerla. :-D
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