giovedì 23 aprile 2015

Poche storie – Spaventiamoci, e basta!

E' un horror con un titolo che si presta a diverse interpretazioni, questo. Sono poche storie, perché è una raccolta di dieci racconti, ed è un'esortazione allo stesso tempo: poche storie, qui ci si spaventa!
E l'autore s'impegna a farci passare qualche ora di suspense...e anche di disagio, talvolta. Si tratta di un giovane scrittore lodigiano, Stefano Uggè, che si occupa al meglio da subito della propria fame di letture, nutrendole subito con i racconti di Edgar Allan Poe e i romanzi di Stephen King. I risultati di quell'alimentazione corretta giovanile si mostrano nei racconti in cui ci esorta, senza troppe parole, a spaventarci. Le situazioni di partenza sono sempre “normali”: una gita in un borgo caratteristico, la ricerca di una casa nido per sposi giovani, una ricerca in biblioteca, il soggiorno in un albergo. Apparentemente normali, almeno. C'è sempre un dettaglio, un piccolo particolare anonimo, un'espressione, una parola di tinta diversa, che fanno già presagire che fiorirà qualcosa di poco piacevole nello sviluppo della vicenda. Non si nota subito; l'autore lancia il guizzo facendo finta di nulla. E nella migliore delle tradizioni, siamo noi lettori a cogliere la nota stridente, mentre i personaggi camminano beatamente ciechi verso la propria rovina...eppure, diamine, lo sapete che non conviene fidarvi delle guide sconosciute, per quanto affascinanti, che vi conducono nei sotterranei di un bellissimo castello misterioso e vi guardano in QUEL modo! Insomma, ma non vi insospettisce nemmeno un po' il prezzo troppo basso di quella casa? Non avete notato proprio nulla nel modo in cui la proprietaria vi parla, vi guarda? E smettete di fantasticare sulle donne provocanti che vi passano davanti negli alberghi, soprattutto se siete soli...non è detto che siano libere, e che, soprattutto, non rientrino già nelle mire di qualcun altro, qualcuno poco disposto a farsi da parte. Prendersi cura di un bambino è una cosa seria, e impegnativa...ma ormai è troppo tardi per impararlo. C'è solo l'inevitabile e terribile resa dei conti. Nessun pentimento, nessuno sconto di pena. Questi sono alcuni dei “brutti” quarti d'ora che piombano nella vita degli ignari personaggi vittime, e che vivacizzano le pagine del libro. Non mi dilungo oltre ad anticiparvi le vicende, per non creare spoiler, e per non togliere quella giusta sottile atmosfera di disagio residente in queste pagine, che deve stuzzicare la vostra fantasia e farvi stare anche un po' sulle spine. E' questa la sensazione che ho provato io, leggendo il libro: una sottile sensazione di ansia serpeggiante, perché il male era troppo insinuante, troppo forte e quasi inarrestabile nel suo sviluppo. I racconti sono brevi, narrati in un linguaggio molto contemporaneo, molto moderno, in alcuni punti colloquiale, che danno vita ad un bel contrasto con i contenuti, che narrano di un male antico, una malvagità che da sempre attenta alla vita umana, senza mai stancarsi di farlo. Un ultimo consiglio: non leggete questo libro di sera troppo tarda...



LoreGasp

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