giovedì 26 luglio 2012

Le streghe di East End – La mitologia nordica reinterpretata.


L’estate si sta approfondendo. Si avvicina anche il momento di partire per le vacanze, mare, montagna, estero, città d’arte, paesi d’infanzia. Magari con una borsa di libri, perché adesso si ha più tempo. Per una furiosa come me, ogni stagione è il tempo dei libri. Tutto il resto viene dopo. Suono fanatica. Sì, lo ammetto. I libri sono quegli oggetti nel mondo umano che mi fanno vedere tutto solo bianco o solo nero. In altri campi, esistono infinite sfumature di grigio. Questo libro è un regalo molto gradito, che arriva dalla biblioteca di Marzia. Leggendo il titolo, la prima connessione che si è verificata nei neuroni preposti era con le streghe di Salem, uno dei casi di stregoneria più feroci, per come sono avvenuti i fatti, della storia umana. E poi con uno dei molteplici libri ispirati, Le notti di Salem, di Stephen King. Nonostante siano passati diversi anni da quando l’ho letto, avverto ancora qualche brivido freddo. Niente di tutto questo. Il brivido di freddo, più che altro un fresco piacevole, si può ritrovare nei riferimenti abbondanti alle dee della mitologia nordica, su cui è costruito il libro. Non conoscevo l’autrice e nemmeno il genere cui appartengono i suoi libri. Dopo qualche ricerca (Internet Santa Subito), ho scoperto che Melissa De La Cruz ha scritto moltissimi libri, quasi tutti del genere urban fantasy. L’urban fantasy è un sottogenere del fantasy: le sue storie inventate sono ambientate in posti reali, al contrario del fantasy vero e proprio in cui personaggi e trame si svolgono in ambienti e paesaggi completamente di fantasia.  Le protagoniste, qui, sono tre donne, una madre e due figlie: Joanna, Ingrid e Freya, che vivono a North Hampton, una cittadina americana di provincia, uguale a tante sue consorelle di tanti altri libri, film e telefilm (tipo Cabot Cove de La Signora in giallo, tanto per intenderci).  Non sono donne qualunque. Sono dee, sotto mentite spoglie. Il nome Freya mi aveva subito messo sull’attenti…
è la dea dell’amore e della bellezza nordica, la sensuale moglie di Odino. Nei carmi dell’Edda poetica, dove l’ho incontrata per la prima volta, è una dea potente, forse un po’ in secondo piano, molto occupata con i suoi amanti, umani e non. Me la ricordo soprattutto in collegamento con la collana Brisingamen, splendido gioiello magico fabbricato dai nani: per averla, non esitò a concedersi a loro, attirandosi insulti e scherzi pesanti da parte di Loki, il dio della discordia per eccellenza. In questa cittadina di provincia degli anni 2000, Freya è una barista. Ironico, oltre che ridimensionato. Alla divinità si attribuiva la capacità di creare incantesimi e pozioni d’amore e di seduzione, elemento che viene ripreso qui. In effetti, i cocktail buonissimi e frizzanti della Freya americana favoriscono i dialoghi, gli incontri, la pacificazione, l’innamoramento. Tutto “normale”, se non fosse per il particolare che a lei, alla sorella e a sua madre è stato vietato da un non ben identificato Consiglio, di fare uso della magia. A causa di un evento particolarmente tragico, le tree dee sono state punite con l’esclusione dal loro “olimpo” divino, e con la perdita della maggior parte dei loro poteri. Cosa provocò questa “caduta” di wagneriana allusione? Pare che le tre dee, soprattutto Joanna, la madre, avessero fatto un uso un po’ disinvolto dei propri poteri nella città di pionieri e padri fondatori in cui viveva, nel XVII secolo. Salem.

5 commenti:

  1. Non acquisterò il seguito, però l’ho letto volentieri: il classico passatempo che in teoria ti rilassa. Dico in teoria perché sono riuscita a farmi stressare anche da un libro così frivolo. Sì, perché se i nomi avevano messo in allarme Neurino-Mio, ho impiegato giorni (il tempo di arrivare almeno a tre quarti abbondanti del libro) a capire che sapevo cos’era! O almeno a cosa a cui è “liberamente ispirato” (trent’anni di amicizia con Loredana hanno un certo peso, sì: fu lei a “contagiarmi” l’interesse per questa letteratura!). E quando ci sono arrivata mi sono sentita una perfetta idiota: con un nome come Freya!

    ps stai facendo un bel lavoro con le immagini: piacciono perfino ad una "iconoclasta" come me!

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    1. Io mi sono divertita soprattutto a leggere le varie corrispondenze e "modifiche" moderne ai vari personaggi. L'unica che ha conservato il nome così com'è è proprio Freya, mentre le altre due, Joanna e Ingrid, sono più moderne di origine. O comunque di origine diversa. Mi sono divertita anche a guardare le reazioni da Torquemada che alcune libertà d'espressione e d'interpretazione suscitavano in me, perché "il personaggio non faceva quello!" Già, salvo poi ricordarmi che a me, come a te, piaceva interpretare e cambiare gli atteggiamenti dei vari scrittori, artisti, dei loro personaggi, proprio per adattarli al nostro gusto. Buffa questa contraddizione, no?

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    2. E per quanto riguarda le immagini, riprendo una mia antica passione, il "disegno"...è da un po' di tempo che non disegno più, ma mi è rimasta ancora la spinta creativa, che adesso dirigo sulle immagini. Quelle relative ai post su Assassinio nella Cattedrale sono foto che scattai in Irlanda e credo proprio a Canterbury, che ho ripreso e modificato. Quando posso, utilizzo foto mie, che poi modifico con Photoshop. Altrimenti pesco dalla Rete e poi adatto alle mie esigenze, cambiando colori, ombre, sfumature. Chi ha inventato Photoshop ha la mia ammirazione e appoggio incondizionati per tutta la vita.

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  2. Lo, scusa la domanda, ma conosci la mia confusione cronica e la “geografia approssimativa”… Canterbury è ancora in Inghilterra, vero? (per la serie: viva poche idee e ben confuse!)
    Adesso faccio lo gnomo sputasentenze. Ingrid e Joanna sono comunque nomi collegati al divino. Giovanni – pur di tradizione ebraica – lo è. E mi pare Ingrid significhi qualcosa come “amata dal dio Inge” (o qualcosa del genere: Neurino-mio è in vacanza, vedo un cartello enorme CHIUSO e senza indicazioni di riapertura). Seriamente: a prescindere dal libro “leggero”, comunque i nomi fanno pensare ad un altro livello di realtà.
    Anch’io ho i miei “chiodi fissi”: i nomi! Forse non si era capito…

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    1. Sì, Canterbury è ancora in Inghilterra, nonostante il nostro passaggio, più di 20 anni fa.
      E a proposito di nomi, piacciono molto anche a me. Loki avrebbe a che fare con la fiamma, secondo una certa corrente di pensiero...

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