venerdì 21 settembre 2012

L’esposizione alla conoscenza causa danni ai pregiudizi.


Se vedessi un’immagine del genere stampata sulla copertina di qualche libro, nello stesso formato e grafica degli avvisi anti-fumo sui pacchetti di sigarette, non potrei smettere di ridere per un po’ di tempo.  A dire il vero è accaduto proprio così, ma essendo da sola e seduta alla mia scrivania, nessun altro essere umano si è preoccupato della mia salute mentale e ha contattato la sezione Neuro dell’ospedale più vicino. Dopo aver smesso di ridere, mi si è innescata una riflessione libera, che ha preso strade diverse. L’esposizione alla conoscenza danneggia i pregiudizi e le superstizioni, più o meno gravemente, a seconda di quanto siano radicati, e di quanto siamo disposti a farceli abbattere. La conoscenza, di per sé, ha sempre affascinato e fatto nascere paure e sospetti, perché conoscere attribuisce potere a chi s’informa, studia, sa. Tantissime persone, nel corso dei tempi, si sono arrogate il monopolio geloso della conoscenza, come se questa fosse una mela d’oro in premio per i più meritevoli, per coloro capaci di amarla, rispettarla e gestirla. Qualcuno se l’è arrogata per impedire che la conoscenza attribuisse anche il potere di usare la propria testa e il proprio ragionamento per scegliere per sé, senza uniformarsi. Seguendo questo iter, mi è venuto da pensare al Savonarola, e al “falò delle vanità” che i suoi seguaci fecero allestire nel 1497 a Firenze. Tra gli oggetti, opere d’arte (comprese alcune di Botticelli, che il pittore medesimo lanciò tra le fiamme), finirono anche diversi libri, considerati immorali e pervertitori dei costumi. E qui è difficile non pensare all’altro famosissimo rogo dei libri, avvenuto nel secolo scorso nella Germania nazista, il cui scopo era prevalentemente suscitare l’odio antisemita.  Se i libri contengono verità e conoscenza, chi li distrugge odia la conoscenza, o comunque si ritiene in pericolo a causa di questa. Molto probabilmente, il suo spirito è debole e le sue capacità di ragionamento e di discussione poco allenate, da non saper difendersi dall’influsso delle parole scritte di qualcun altro. Oppure, andando ancora più in profondità, quelle parole di conoscenza vanno a urtare corde molto sensibili, e a risvegliare dubbi repressi, che chiedono spazio e ascolto. Per ironia della sorte, oggi è il “compleanno “ di Savonarola, e apprendendo velocemente su Wikipedia che la pratica del rogo dei libri è qualcosa di ricorrente nella storia umana, che si verifica in ogni tempo e luogo, mi è caduto l’occhio su questa frase di Heinrich Heine: “Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen…” (laddove si bruciano i libri, si termina bruciando anche esseri umani), che suona come una profezia sinistra che si è avverata. Savonarola terminò i suoi giorni sul rogo, e i nazisti non scamparono tutti al fuoco della guerra che loro stessi avevano iniziato. Chi libro brucia, brucia come libro? J

4 commenti:

  1. Appena colleghiamo la stampante (no, non è un plurale maiestatis, è proprio un "noi") stampo questa immagine e la incollo davanti al pc!

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    1. Bene! Quale miglior collaudo, per una stampante, che stampare un avviso simile? Dovrei farlo anch'io...

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  2. a scoppio ritardato...
    confermami che nel film di Disney "Bella e la Bestia" (che vedemmo due volte in un solo pomeriggio:-D!) c'è uno scambio di opinioni tra Gaston e Belle, qualcosa come "è pericoloso far leggere una donna, potrebbe anche mettersi a pensare" ed il tipo si prende del cavernicolo - a ragione!

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    1. Mi sembra di ricordare uno scambio simile, sì. In ogni caso, se anche non lo ricordassi, concordo sul "cavernicolo" appioppato al mittente. Del resto, era pure una "bestia"! Cosa potevamo aspettarci??

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