lunedì 24 settembre 2012

Uomini che odiano le donne – Quando si dice la provocazione.


Magnifico. Da moltissimi punti di vista. Il titolo, LEGGERMENTE provocatorio, mi aveva subito attirato, indispettito, fatto infuriare. Tutto questo prima ancora di posarvi sopra una mano, figuriamoci leggerlo. Uomini che odiano le donne? Sì, lo so. Come si permettono? Come osano? La mia immaginazione si era già scagliata furibonda contro questi personaggi di “odiatori”. A proposito, il termine esiste: ho controllato in Rete, e anche sul bellissimo e quasi preistorico (per questa era di Web 2.0) Zingarelli cartaceo. Senza scomodare la cronaca, che è troppo piena di manifestazioni tragiche e concrete di questo odio, tutti noi abbiamo avuto o abbiamo ancora sotto gli occhi una situazione simile, anche se molto più leggera di quella descritta nel libro (c’è da augurarselo, almeno). Io ne ho vissute un paio, e il sapore e l’odore di quella realtà sono untuosi, sgradevoli. La premessa del mio incontro con questo libro era già di pregiudizio ben formato e costruito. Cosa c’è di meglio, come dicevo in un post precedente, che demolire un pregiudizio a forza di lettura? Dovevo leggere il libro, anche solo per ricacciare indietro il fantasma. Fin dalle prime pagine, sono stata catturata subito dall’atmosfera, e dallo stile. Stieg Larsson, l’autore, nasce come giornalista e ogni parola lo evidenzia molto bene (così come la traduzione).
Espone i fatti, lucido, svelto, come in una fotografia, oggettivo ma non gelido. Copre piuttosto bene le sue simpatie, le lascia intuire, ma, da buon reporter, costringe il lettore a cercare conferma alle sue intenzioni, interessandosi un po’ di più a lui e a chi è stato in vita, alle cose che teneva vicine al cuore. Non è più tra noi dal 2004: un infarto lo ha spento a 50 anni.
L’inizio è piuttosto asciutto. C’è tensione, ma trattenuta e controllata. Un dono misterioso, rituale, che arriva da oltre quarant’anni, nello stesso giorno, il primo novembre, ad un distinto signore svedese ormai ottantaduenne, che lo riceve e lo custodisce insieme ai suoi precedenti: un fiore, quasi sempre bianco, di tipo raro, essiccato, montato su carta da acquerello e infilato in una semplicissima cornice. Il mittente è anonimo, il timbro postale di Stoccolma, difficile scoprire qualcosa di più dalla busta che lo contiene, uguale a milioni di altre vendute in ogni angolo del mondo, nessuna impronta, nessuna sbavatura. Cosa c’è di male in un regalo simile? Niente. Se non consideriamo il dettaglio trascurabile che colei che confezionò il primo quadretto per il compleanno del suo amatissimo zio scomparve nel nulla circa trentasei anni prima, inducendo tutti quanti a crederla morta, vittima di un tragico incidente. Chi sta continuando la tradizione del regalo?

5 commenti:

  1. l'avevo adocchiato, poi mi è sempre rimasto appiccicato alle mani altro. Però, leggendo il titolo, ho sempre pensato "al contrario"; mi spiego: a parte i casi di maschilismo becero, e di misoginia malata (al rogo col Savonarola &C :-D!) ci sono parecchi casi in cui alcuni uomini hanno motivi validi per odiare le donne. Mi domandavo quale fosse il caso di questo libro...
    Me lo presti?

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    1. Questo libro rientra nel primo caso, soprattutto nella misoginia malata. E anche malata forte, come scoprirai quando leggerai. Una delle donne, vera protagonista del libro, per quanto non sembri a prima vista, s'incarica di risolvere un paio di questioni di misoginia, a suo modo. Ne parlerò più tardi, ma senza scendere in particolari. Vale la pena leggerlo, per cui te lo presterò.

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  2. grazie :-)
    allora sarò una donna che odia quell'uomo?

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    1. Per come trattano le donne, difficilmente ti sentirai benevola nei loro confronti. Sì, gli uomini che odiano sono più di uno. Non sono solo malati: sono putrescenti. Personalmente, non ero disposta a scusarli, nemmeno un po'. Se la radice è marcia, come puo' essere sano il frutto?

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  3. Io l'ho letto tutto d'un fiato e mi é piaciuto moltissimo...praticamente ho sottratto questo libro a mia sorella, che lo teneva sul comodino e non si decideva mai ad andare avanti, perché non le piaceva! ;-)

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