
Leggendo e rileggendo queste
pagine ci troviamo faccia a faccia con il panico, la tragedia in cui la società
di oggi ci ha gettato, altro che situazioni comiche: genitori in crisi che
urlano la loro inadeguatezza di fronte al cambiamento repentino dei figli.
Il libro di Valentina Diana è un
puzzle di situazioni famigliari. Due presenze maschili in una famiglia dove
nessuno fa la parte del padre, dove non ci sono gerarchie (non ci sono o non ci
vogliono essere?) da rispettare e regole da seguire.

Troviamo mamme che si affidano a
manuali per allevare i figli, per cercare anche un solo semplice contatto con
loro. Paradossalmente c’è più comunicazione tra nonni e nipoti che tra figli e
genitori.
Ma a che punto stiamo arrivando?
Ma che generazione di giovani stiamo allevando? Ma che adulti e poi genitori
siamo diventati?
E’ un libro che mi ha suscitato
più di un’emozione: rabbia per i risultati che otteniamo, tristezza per quello
che abbiamo imparato e non sappiamo trasmettere, isterismo perché avrei preso a
pugni in tante occasioni la mamma descritta.
Leggetelo e in base al vostro stato avrete sicuramente
sensazioni diverse dalle mie, dalle parole che state assimilando.
Non so veramente se interpretarlo
come un urlo di disperazione per attirare l’attenzione della società, o un moto
di rivoluzione trincerato dietro alla rassegnazione di una società tecnologica
e menefreghista che ci sta portando via
i figli e la loro adolescenza.
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