lunedì 26 dicembre 2016

Helen Bryan, Spose di guerra – La guerra delle donne

LoreGasp

È un titolo insolito, per una lettura di Natale. Ma è proprio quello che cercavo e ho risposto al richiamo di questa copertina nel mio tablet. Ho trovato una storia emozionante ed equilibrata, in mezzo a cinque giovani donne alle prese con un orrore molto, molto più grande di loro.

La sinossi, in breve:

Dopo aver devastato l’Europa, la seconda guerra mondiale minaccia di incendiare la Gran Bretagna. Nel sonnolento paesino inglese di Crowmarsh Priors la vita non è più quella di sempre: le case del villaggio ospitano gli sfollati da Londra, le incursioni aeree diventano un lugubre appuntamento notturno, la morsa del razionamento mette a dura prova ogni parvenza di dignità, mentre sempre più uomini partono per morire al fronte. E cinque giovani donne si legano in un’amicizia tanto profonda da travolgere la vita di ognuna.

Alice Osbourne è la figlia giudiziosa del defunto vicario, Evangeline Fontaine una ragazza americana del profondo sud, Elsie Pigeon è fra i poveri di Londra che vedono nell’evacuazione l’opportunità per scampare a una vita di stenti, Tanni Zayman è una giovane ebrea in fuga dagli orrori d’Europa e Frances Falconleigh un’intraprendente debuttante con un padre deciso a segregarla in campagna, a distanza di sicurezza dalle tentazioni mondane.

Intorno alle cinque ragazze, così diverse e provenienti da mondi apparentemente lontani tra loro, la guerra e le privazioni si fanno sempre più aspre, ma le avversità che potrebbero distruggere le loro vite finiscono per unirle indissolubilmente. Sostenendosi a vicenda per sconfiggere nemici spaventosi – la fame, le bombe, l’incubo di un’invasione nazista, un infame traditore – troveranno la forza interiore per aiutare se stesse e i loro amici.

Quando, cinquant’anni più tardi, quattro di loro torneranno a Crowmarsh Priors per celebrare la Giornata della Vittoria ripresa in diretta televisiva nazionale, le telecamere renderanno pubblica la storia delle anziane signore che furono spose di guerra in un’epoca lontana. Ma la missione delle quattro amiche non è commemorare né ricordare: le spose di guerra sono tornate per vendicare la quinta amica che non può più essere con loro.


Il libro apre due porte principali: gli anni della guerra in Gran Bretagna, dal ’39 al ’44, e quelli della commemorazione del Giorno della Vittoria, nel maggio 1995.

Le cinque ragazze, provenienti ciascuna da una realtà, un paese e un ceto sociale diverso, si incontrano in una concatenazione ben congegnata di eventi a Crowmarsh Prior, piccolo centro del Sussex inglese, dopo che una bomba (e non solo fisica, ma anche metaforica) ne devasta il corso già preordinato ed equilibrato delle loro vite. In quegli anni, la Gran Bretagna non era ancora entrata completamente nel conflitto, tenuto a bada per quanto possibile da Churchill e il suo contestato governo. In Inghilterra stavano arrivando profughi ebrei in fuga dalla follia nazista da tutta Europa, e la sua intelligence era al lavoro per scoprire i piani del Führer di espansione anche al di là della Manica. Le forze armate, composte da uomini, partivano per le loro missioni. Nel Paese rimanevano soprattutto le donne, gli anziani, e i ragazzi troppo giovani per diventare soldati.

Le donne furono sottoposte a traumi, incidenti, dolori e angosce non meno pesanti di quelle affrontate dagli uomini gettati gli uni contro gli altri, in paesi lontani e spesso sconosciuti, sacrifici di carne per la follia malvagia e delirante di un uomo solo intessuto di odio. Quelle che rimanevano a casa, dovevano ingegnarsi a trovare cibo per se stesse e i figli, dopo aver perso il sostegno del marito, inviato al fronte. Quelle costrette a fuggire dalla propria casa, in modo quasi sempre traumatico, a causa di un altro colore di pelle o un’altra razza o religione, dovevano superare il terrore di trovarsi spesso da sole in un paese che le accoglieva malvolentieri, senza conoscere nessuno, né tantomeno la lingua, tagliate via con crudeltà dal tessuto dei loro affetti.

È la guerra silenziosa di queste cinque giovani donne che da piccole vittime più o meno spaventate, a parte forse Frances, ragazza ricca e civettuola dell’alta società inglese che nasconde un’anima da guerriera senza paura, si trasformano in pilastri di riferimento della loro piccola comunità terrorizzata dall’idea di subire un’invasione dagli orchi tedeschi e, forse, dall’aver nutrito un infame traditore tra le sue graziose casette adorne di tende cucite a mano, e fiori coltivati con cura.

Tutte loro si tuffano nel fango e nelle privazioni di ogni genere di un paese in guerra (cibi assenti o scadenti, abiti e saponi di fortuna, acqua razionata per cucinare e lavarsi) con coraggio, pur agghiacciate di paura, incerte sulla loro sopravvivenza, preoccupate per chi è lontano, schiacciate dal dolore delle perdite, ma con l’incrollabile fede nelle loro capacità e talenti. La spinta inarrestabile che sentono a migliorare la vita d’incubo in cui si sono svegliate, le porta a mettere insieme i loro talenti e competenze normalmente considerate “femminili” a disposizione degli altri, con un coraggio continuamente alimentato dalla paura. Si trasformano anche in chi non sono normalmente, per raggiungere i loro obiettivi, per aiutare le amiche e i vicini in difficoltà, si assumono rischi e lavori “da uomo” per fare in modo che tutto vada comunque avanti, nonostante la minaccia dell’orrore che sarà scongiurato a caro prezzo.


Se siete appassionati di storia, e soprattutto di quegli aspetti di cui si parla sempre poco, o con superficialità, entrate nel cerchio di queste donne. Ascoltatele e osservatele: quello che dicono o fanno nel romanzo coincide spesso con quello che vorremmo fare o dire noi, al sicuro dai bombardamenti (almeno nella maggioranza dei casi) e dall’invasione cruenta di un altro popolo. Mi riferisco soprattutto alle loro opinioni di pancia sulla vita e sull’amore, che si manifesta e si fa sentire impetuoso, proprio per contrastare l’impulso di morte che ha afferrato gran parte del pianeta in quegli anni. Lo stile dell’autrice è piuttosto equilibrato, lucido, fino a sfiorare quello di un report giornalistico; lei stessa, nella post-fazione spiegherà le ragioni di questo romanzo e di come si è tenuta sul filo della rievocazione e del romanzo, riuscendo ad amalgamare bene i due approcci, senza diventare fredda o melodrammatica.

4 commenti:

  1. Ho questo romanzo sul kindle perché mi è stato regalato, ma non ero convintissima di leggerlo. Grazie per questa recensione, adesso sono un po' più curiosa!

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    1. Io l'ho scaricato gratuitamente durante una delle giornate di offerta di Amazon di alcuni mesi fa, ma non ero poi così convinta della scelta. L'altra sera ho guardato la mia libreria Kindle, mi è caduto l'occhio su questa copertina, e ho detto sì. E ho fatto bene, è un libro che lascia dentro moltissimo. Dimmi poi cosa te ne sembra...

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  2. Sembra un libro interessante ..... avevano fatto anche alcuni film sulle spose di guerra .....
    Film Americani anni '40/'50 ..... mi pare di ricordare ...... Sicuramente la guerra vista del punto di vista delle donne è molto diversa ......
    Spero tu abbia passato un Ottimo e Sereno Natale - Auguri Buona Fine e Migliore Inizio
    Mi auguro che il 2017 possa portarti Serenitò, Allegria, tante soddisfazioni e novità positive ed interessanti - Auguri

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    1. Ciao, Arwen! L'argomento delle spose di guerra mi ha sempre affascinato. La guerra di per sé è un momento buio, estremamente critico e penoso per tutti quelli che partecipano, ma spesso ci si concentra solo sugli uomini che si uccidono a vicenda in trincea, e di meno su chi è a casa, oggetto di orrori da tutte le parti.
      Auguri di un Inizio d'Anno bellissimo e pieno di realizzazioni magnifiche!

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