lunedì 5 febbraio 2018

Pasquale Ruju – Un Nero di mare che NON è Un caso come gli altri

LoreGasp

Ultimamente mi piace scrivere post cumulativi, espansi. Così come mi piace leggere più libri nello stesso momento, scegliendoli in coppia. Parlavo di espansione, qualche post fa.

Pasquale Ruju ci ha fatto il grandissimo onore di passare una serata con noi a Rosta, presso la Biblioteca (grazie a Bolla e Fantasia, all’assessore Anna Versino, ai volontari stessi della Biblioteca, che ce la mettono praticamente a disposizione), a parlare della sua attività di scrittore in diverse declinazioni, partendo dall’ultimo romanzo, Nero di mare. Eccoalcune foto della serata, tenutasi il 24 gennaio.


Parlare con uno scrittore è sempre istruttivo, rilassante ed esaltante al tempo stesso. In questo caso, è stato anche affascinante, poiché Pasquale Ruju ci ha letto l’inizio del libro, Nero di mare, mostrandoci cosa vuol dire leggere vivendo. Il fatto che un paio di lati della sua anima poliedrica siano da doppiatore e attore, ha indubbiamente dato un bel contributo.

L'uccisore di streghe, 2004
Sì, Pasquale Ruju appartiene a quella schiera di persone ben più che multi-tasking: sono quelle persone che si esprimono attraverso diverse attività e lo fanno molto bene, con originalità, divertimento e competenza.

È un piacere stare vicino a queste persone: si avverte chiaramente che tutto quello che fanno nasce da talento ed energie sinceri e generosi. Io lo conoscevo come sceneggiatore dei fumetti soprattutto di Dylan Dog, per la Bonelli Editore, ma non è certo l’unico personaggio cui si è dedicato… Tex, Dampyr, Martin Mystère, Nathan Never, Demian (di cui è anche creatore)… e quando non sceneggia fumetti, si trasforma in attore, regista, doppiatore e scrittore di romanzi.

E’ sufficiente? Forse per il momento. Se volete approfondire la conoscenza, vi consiglio il suo sito: http://www.pasqualeruju.it/





E veniamo alla sua attività di scrittore.

Nero di mare esce a maggio 2017, per le Edizioni e/o, nella collana SabotAge, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Qui abbiamo un poker d’assi, una quadratura di cerchio, una costellazioni di stelle di prima grandezza. Tanto per iniziare bene!

E’ la storia di Franco Zanna, che secondo la sinossi del libro, è un uomo massacrato dalla vita, che si è superata nel cercare di portargli via tutto, proprio tutto quello che aveva. Un bel lavoro di fotoreporter, con una carriera promettente in uno dei quotidiani italiani più famosi del territorio, una donna bellissima, devota, tante possibilità ancora in seme. Tutto spezzato senza ritorno in un giorno orrendo, in cui viene costretto a scappare senza voltarsi, peggio di un disertore, o di un ladro. Per sopravvivere, carico dei pezzi frastagliati della sua vita e della sua anima, riemerge in Sardegna, sua terra natia, dove cerca di rimetterli insieme, con fatica, un po’ di colla, dell’alcool, e un paio di amici affezionati con sincerità. E’ dura stare lontano dal Nero che lo attende in ogni istante, per risucchiarlo nelle sue spire di depressione, angoscia e auto-commiserazione, soprattutto nelle sue condizioni di ferita aperta in forma umana. Sono passati anni da quel giorno orribile, ma il tempo qui non conta.

Chissà fino a quando sarebbe andato avanti con questa facciata di sopravvivenza, se proprio il suo lavoro di sopravvissuto (paparazzo che fotografa e documenta relazioni, amicizie che non dovrebbero esistere, nel bel mezzo del lusso e della bellezza della Costa Smeralda) non gli desse l’opportunità di rimettersi nei guai. E anche in quelli grossi. Ci risiamo? No, questa è una grandissima occasione per respingere una volta per tutte i tentacoli viscidi del Nero che non smettono mai di cercare di catturarlo, possederlo, svuotarlo dalla vita.

E’ di nuovo una fotografia, a metterlo nei guai, come la prima volta. Scattarla lo mette in contatto con il lato più buio e marcio del mondo scintillante dei ricchi e dei potenti. Gli fa conoscere una splendida ragazza, una di quelle bellezze che sembrano arrivare dritte da un’altra stella, che si muove piuttosto a suo agio in questo mondo ingannevolmente luccicante e lussuoso della Costa Smeralda.
Mentre si trova sempre più coinvolto in una vicenda che ha sempre meno del rassicurante e del gioioso, arriva dal suo passato una figlia. Una ragazza determinata e dolce, una sua copia al femminile, decisa a costruire dal nulla un rapporto con un padre cancellatosi dalla faccia della terra (ma senza un completo successo, evidentemente) poco prima della sua nascita.

Come si intersecano queste presenze in questa vita, che sembra già abbastanza confusionaria e rappezzata, per poter reggere altri interventi, altre comparse in scena?
Lo vedrete nel libro. Pasquale Ruju è un maestro nel collegare i fili dietro le apparenze, e a dare le opportune spiegazioni, a soddisfare le curiosità che si formano man mano nella mente del Lettore, anche quando sembra che dovrà tenersele per sempre. E’ quello che è capitato a me, che aspettavo, pagina dopo pagina, che venisse data una risposta ad alcune mie domande. E proprio mentre pensavo che l’autore avesse scelto di tenersi il mistero per sé, eccola… quasi in sordina, facendo finta di nulla, la soluzione all’enigma.

Ma non posso spiegarvelo io. Dovete leggerlo voi, perché questo libro densissimo, di duecento pagine circa, è scritto in modo svelto, compatto, facile ed evocativo, come una collezione ordinata e originale di fotogrammi. Raccontarvi tutto per filo e per segno, oltre che essere un attentato di spoiler, significa togliere una buona parte di vita e vivacità al libro, come se vi portassero al cinema bendati.

Quanto è bello, invece, scoprire un personaggio complesso come Franco Zanna, un tenacissimo lottatore travestito da finto-sconfitto, e conoscere gli altri comprimari, alcuni dei quali nati dritti dritti dalla natura selvaggia di Barbagia, come se fossero suoi figli in carne umana? Ho già parlato della finezza con cui l’autore costruisce le sue trame. Perciò, vi invito a prendervi una mezza giornata di riposo, staccare radio, tv, cellulare, telefoni di varia natura, pc, tablet, IPOD, IPAD, mandate in vacanza i piccioni viaggiatori, e ritiratevi con questo libro. Anche perché non lo potrete lasciare prima dell’ultima parola. (Io non ho potuto mollarlo nemmeno davanti ad un ascensore in arrivo, su un pianerottolo rigurgitante di uffici.)

Ed è quello che vi capiterà anche con Un caso come gli altri, non dubitatene. Ho dimenticato di dire che questo, oltre ad essere un post espansivo, parla di induttori di dipendenza in forma cartacea, o ebook.

Un caso come gli altri viene pubblicato nel marzo del 2016, stessa casa editrice e stessa collana. La storia è il confronto tra due donne, di stessa determinazione ma di provenienza e posizione ai lati della barricata totalmente opposte. Annamaria è la bellissima vedova di un un boss della Ndrangheta, Marcello Nicotra. Silvia Germano è un sostituto procuratore, giovane, brillante, determinata, capace. Sono chiuse in una stanza degli interrogatori, in un commissariato. Siamo nel laborioso Nordovest, all’indomani dell’omicidio di Marcello Nicotra. Ci sono tanti punti oscuri, tanti legami con le altre famiglie della ‘Ndrangheta, tanti rapporti e relazioni da chiarire, tanti soldi e affari sporchi da far emergere.

Annamaria sa qualcosa? E’ disposta ad aiutare i nemici storici (a questo punto possiamo dire uno dei nemici storici) della famiglia Nicotra, la magistratura, a far luce sui motivi della morte di suo marito?
Silvia è bella ma la sua presa è più tenace di una tenaglia. Quando la vedova mostra tentennamenti, ripensamenti o non sa davvero di cosa si stia parlando, lei interviene fredda, scientifica, a snocciolare una serie di nomi, date, eventi che alla bella Annamaria sembravano insignificanti o di secondo piano. Lei li ha solo vissuti, mentre gli inquirenti, pazientemente efficaci, li hanno ricostruiti facendo combaciare i pezzi apparentemente senza senso del grande puzzle.

È un confronto completo che dura tutta la notte. Spietato e senza ritorno, come le donne riescono a fare, ma senza ricorrere a scene, insulti, comportamenti scomposti. È la spietatezza che nasce dalla constatazione di non aver nulla da perdere, nulla da guadagnare, nulla per cui lottare, nulla cui rinunciare. O forse sì?

Ad un certo punto questa freddezza formale di atmosfera si incrina. Forse qualcosa cui rinunciare c’è. Ricordatevi che questo NON è Un caso come gli altri, anche se Silvia Germano lo sottolinea, girando la testa.

Leggete anche questo libro nelle condizioni di cui vi ho parlato prima (assenza di interferenze tecnologiche o anche umane), perché è un altro che vi cattura e non vi molla più, dopo aver letto il primo paragrafo.

Vi sembrerà di guardare un film. E non avrete torto, perché l’idea del libro nasce da un cortometraggio creato da Pasquale Ruju, diversi anni addietro. Si è trattato di tradurre in parole le immagini recitate e incarnate dalle due attrici che si confrontarono ai lati della barricata della legalità.

Vedrete se non ci è riuscito nel più coinvolgente dei modi…

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...