Per me, leggere questo libro equivale ad un corso di storia
dell’arte intensivo, con il bonus del 3D, almeno nell’immaginazione. E’ una
biografia vissuta, sudata, sentita appieno, sia dall’artista, sia dal lettore.
Lo scrittore ha tradotto in parole la passione, che non è solo quella di
Michelangelo e dei suoi colleghi artisti, ma è anche di chi scrive, che ha
animato ciascuno di loro al punto da farlo respirare nel corpo di chi legge. La
base principale di Irving Stone per il suo impianto narrativo è stato quasi
sicuramente l’opera massiccia di Giorgio Vasari, Le vite de'più eccellenti pittori, scultori e architettori, che fu
contemporaneo di Michelangelo e di Andrea Del Sarto, e il sangue, la carne e la
passione con cui descrive quegli uomini e quelle situazioni così lontane nel
tempo e nello spazio devono arrivare dall’interno del suo animo di scrittore.
Seguiamo il grande fiorentino mentre si destreggia tra un committente e l’altro,
finché arriva a Roma, dove realizza un altro capolavoro universale, che in
questi giorni è particolarmente sotto l’occhio delle telecamere, essendo
ospitato nella Cappella Sistina. Il committente è Giulio II, uno dei Papi “meno
tranquilli” che mi sembra di ricordare nella storia dei pontefici. Dai miei
ricordi scolastici era un guerriero, più che un pastore, che non disdegnò di
partecipare a guerre e a indossare l’armatura. Nella biografia di Michelangelo
emerge anche come un uomo volitivo e poco paziente. L’esatta copia del suo
contraltare artista…Giulio II aveva già affidato un lavoro imponente a
Michelangelo: la costruzione della sua tomba, che prontamente il fiorentino
aveva tradotto in un grandioso progetto, e in parte concretizzato. L’invidia e
gli intrighi messi in atto da un altro artista, con tutta probabilità Bramante,
geloso e timoroso di essere lasciato indietro, convincono il pontefice a
interrompere bruscamente i lavori, perché farsi costruire la tomba da vivo
potrebbe “portare sfortuna”. La reazione michelangiolesca è tutt’altro che
pacata. Molla tutto, rabbioso e torna a Firenze, dove rimane, sordo a tutti i
richiami (e anche ripetuti) di Giulio II, che vuole ancora affidargli progetti.
E’solo l’insistenza martellante del gonfaloniere di Firenze, Pier Soderini, preoccupato di tirarsi addosso
l’ira papale (anche quella concreta di un esercito papale, non solo quella
spirituale delle ammonizioni e dell’eventuale, terribile scomunica) che
convince Michelangelo a tornare a Roma e a farsi affidare un'altra missione
impossibile, l’affrescatura della volta della Cappella Sistina.
