domenica 5 febbraio 2012

L’eleganza del riccio – Altri misteri

Il condominio di Rue de Grenelle non esaurisce la propria quota di segreti in una portinaia dalla doppia vita del tutto fuori dei canoni. Gli stessi inquilini, o almeno alcuni, quelli meno ingessati nel proprio ruolo di “notabili” della città, nascondono vite segrete sorprendenti. Non si parla di amanti, trame per qualche forma di potere, politico, economico, sociale, ecc. Il libro è narrato in prima persona da Renée, dal fondo della sua guardiola, ma i suoi pensieri riecheggiano anche in alto, ai piani nobili, dove una giovane adolescente, appena dodicenne, esprime nei suoi Pensieri profondi una capacità di critica e un desiderio di mantenere la propria individualità nascosta (un’eco della portinaia Renée) che appartiene ad un animo molto più maturo.  “Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca, e di conseguenza mia sorella e io siamo virtualmente ricche. Mio padre è un deputato con un passato da ministro e finirà senz’altro presidente della camera a svuotare la cantina dell’Hotel de Lassay, la sua futura residenza. Mia madre…Beh, mia madre non è proprio una cima, però è istruita. Ha un dottorato in lettere. Scrive gli inviti a cena senza errori e non la smette di scocciare con i suoi riferimenti letterari (“Colombe, non fare la Guermantes”, “Tesoro, sei proprio come la Sanseverina di Stendhal!”). (Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, edizioni e/o, pag. 15). Adorabile. E fenomenale. In un paragrafo, una fotografia in bianco e nero (di quelle con le luci fredde, da laboratorio scientifico), la giovane Colombe descrive se stessa e la sua famiglia. Il padre, tutto sommato, non colpisce molto  qui. Sembra una banale figura di uomo politico, dedito al perseguimento della sua carriera e relativi benefici (come lo svuotamento della cantina). La madre, però, fa tutt’altra figura. E più avanti nel libro emergerà nella sua bizzarria. Due frasi per descriverne la personalità colta (e l’accenno un po’ grottesco e maligno sull’assenza di errori nello scrivere inviti…), il dottorato in lettere, e una certa compiacenza nello snocciolare riferimenti letterari.  Riferimenti letterari che la signora applica nella vita, come se la letteratura di cui ha nutrito se stessa si fosse incarnata nelle situazioni che vive nella quotidianità. Un tentativo di vedere la vita un po’ più leggera e avventurosa di quanto sembri, nonostante un’assenza di problemi economici, vista la ricchezza e la posizione della famiglia?

2 commenti:

  1. NB: posso anche ricordare male, l'ho letto una volta sola tempo fa e non mi era piaciuto tanto da leggerlo ancora... Ricordo di aver pensato un po' malignamente: "voilà, la versione moderna d'oltralpe di tale donna Prassede di manzoniana memoria (bleah!)". E detto fra noi, anche l'universitaria sorella maggiore dell'adolescente ricca (un sillogismo, il suo?) mi lascia perplessa: mi sembra la copia della madre in versione filosofica. Sorge una questione: se la tua cultura serve a farti sentire il suono della tua voce, ma non tocca l'anima... m'importa assai dei tuoi studi: alla fine sono solo parole al vento (evviva i Depeche Mode con il loro "Enjoy the silence"!). marzia

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  2. ...ammetto che per un breve periodo ho condiviso anch'io l'atteggiamento di questa madre un po' bizzarra che fa entrare la letteratura così tanto nella sua vita. Credo di aver subito un po' il fascino di certi personaggi un po' sopra le righe, come quelli partoriti da Stendhal. Forse solo Balzac lo superava, quando si trattava di creare menti contorte, avvitate su se stesse e preda delle emozioni. Oggi probabilmente verrebbero accompagnati da qualcuno bravo...

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