lunedì 6 febbraio 2012

Il vero nome - Da un blog amico

Ho ricevuto questo bellissimo commento e ho pensato di dedicargli un post intero, invece che un semplice commento.


Il vero nome
Ovvero elucubrazioni letterarie. Ho già accennato che mi sono “persa” nel blog neonato di un’amica: è un blog che parla di libri e mi ha “intrappolato” con la questione del vero nome.
So che accostare un libro fantasy alla questione ontologica può essere un po’ ardito, ma sarà perché ho la saga di Eragon “lì in attesa”, pronta per farsi divorare, sarà perché dopo le Scritture amo molto le favole ed il genere (da una collezione di Grimm, Andersen, Edda di Snorri, Kalevala fiabe tradizionali, mitologia nordica, Tolkien alle varie saghe di Dungeons&Dragons, passando per Dragonlance ed arrivare a Harry Potter), sarà anche perché un personaggio che s’interroga sul proprio nome m’ispira…

Chi sono? Eragon non sa rispondere. Continua a non saper rispondere. Si ritira in solitudine, togliendosi armatura e armi, di notte, da solo, in una città in rovina, possibile preda di animali feroci, entità oscure, assassini. Continua a riflettere, lotta brevemente con una lumaca gigante in cerca di cibo, si fa domande, studia l’ambiente intorno, si tormenta. Finché…una serie di riflessioni apparentemente senza uscita, lo conducono a scoprire il proprio vero nome. (...)

Eragon riesce nel suo intento, finalmente e la sorpresa è immensa e dolce: vede se stesso com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti, e lo accetta. Non gli piace moltissimo quello che vede, ma non si giudica. (…) Eragon non si rivela il cavaliere perfetto, senza macchia e senza paura, senza errori e cadute di umore, senza paure e passi falsi. Non è il superuomo fatto solo di luce, senza punti deboli e mancanze. Sospira di fronte ai suoi fallimenti, ma vede anche quanto c’è di buono in lui, e si ripromette di migliorare quello che non va. E’ l’accettazione del proprio fango interiore che gli permette di avanzare e di avvicinarsi al tiranno, e non la sua eliminazione. Nessuna idealizzazione in questa figura di Cavaliere del Drago, ma tanta umanità nella sua forma migliore e ampia: la consapevolezza di essere un’armonia di buono, cattivo, efficace, manchevole, grande, meschino, meraviglioso, scadente… (dal blog “amico”)
Il nome. Per gli ebrei IL Nome è Dio stesso. Per me il mio nome è “essenziale”: ci sono io nel mio nome, con il mio fango (l’adamah) e lo Spirito (la Ruah). Non fingo di non vedere il fango, non sarebbe sano. Ma anche ignorare la luce è insano: sarebbe ignorare la scintilla divina che Dio regala alle Sue creature, ognuno secondo un progetto divino misterioso, ognuno con un suo cammino.
Scoprire il mio nome: conoscere me stessa per conoscere IL vero Nome. Perché solo alla sua luce vediamo la luce.

3 commenti:

  1. Gli Egiziani ritenevano anch'essi che il nome rivestisse una grande importanza. Non è un caso che alle lettere dell'alfabeto ebraico corrisponda un numero. Sintetizzare il nome nel numero: Numerologia. Sono argomenti molto ma molto interessanti. E' bello vederli trattati in un Blog.

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    1. io sono rimasta affascinata da come un libro "leggero" come una storia fantasy di draghi ne parlasse, come di qualcosa di veramente importante. In moltissime culture il nome era prezioso, apparteneva e affondava le radici nell'essenza della persona. Anche i Pellerossa attribuivano molta importanza ai nomi, che venivano scelti con cura e anche cambiati, se necessario. Approfondirò l'argomento e ne pubblicherò!

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  2. Io studiai teologia… e proprio “cercando di studiare Dio” (bella pretesa, vero?) ho scoperto di avere una “quinta D”: dimenticare! Era un piccolo scherzo, signor Aurelio - cerco semplicemente di convivere con la malattia. Adesso sarò seria: la vera “lezione” appresa in seminario fu un’altra. Per quanto potessi arrabattarmi a distinguere, definire, dimostrare, descrivere, Dio sfugge ad ogni nostro tentativo di “etichettarlo”. Su questo concordo con Capitanmao: Dio, soprattutto nel Primo Testamento, è il tre volte Santo, il totalmente Altro, il Trascendente. Si presenta a Mosè come “Io sono” - un eterno presente dell’essere. Possiamo distinguere Dio? Sì, forse possiamo cogliere qualcosa che ci permette di distinguerlo. E perfino descrivere, secondo una nostra limitatissima esperienza. Ma "de-finire" Dio e dimostrarlo… marzia

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