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venerdì 5 luglio 2013

Lo Hobbit – Avventura, scoperta, formazione.

Mentre contempla la bella e placida Contea davanti alla sua bella casetta ordinata, stipata di cose buone da mangiare, Bilbo incarna un’altra bella tesserina lucida di questo mosaico bucolico, della bella vita e delle belle intenzioni. Da lì a poco, più precisamente all’ora del the, questo mosaico si sbriciolerà, portando via con sé un attonito ed esaltato (sotto sotto) Bilbo. Mentre il bollitore borbotta, suonano alla porta. Un nano, di nome Dwalin, vestito di mantello e cappuccio verde, e cintura d’oro, si presenta ed entra veloce, comportandosi come se fosse a casa propria. E’ il primo di una lunga serie di scampanellate e di relative presentazioni da parte di altri nani, vestiti più o meno come il primo, dai lunghi alberi genealogici e dai nomi importanti, che si dispone nel salotto di Bilbo a fumare, gustare the, caffè, bevande, dolci, birra, attingendo copiosamente dalla dispensa pur fornitissima del frastornato hobbit. Tredici nani, uno stregone (Gandalf chiude la fila) e uno hobbit formano una Compagnia di viaggio alquanto bizzarra (una sorta di prove generali per la Compagnia dell’Anello più tardi), con questa missione azzardata e pericolosa in mente: recarsi in un posto lontano, dal nome esotico di Montagna Solitaria, scendere nei suoi sotterranei, sbarazzarsi di un ingombrante drago sdraiato su un incommensurabile mucchio d’oro, recuperare così in un colpo solo un tesoro e la casa “natale” dei nani (tra di loro c’è Thorin Scudodiquercia, il discendente di un’antica famiglia reale, che rivendica il proprio trono).
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