Mentre contempla la bella e placida Contea davanti alla sua
bella casetta ordinata, stipata di cose buone da mangiare, Bilbo incarna un’altra
bella tesserina lucida di questo mosaico bucolico, della bella vita e delle
belle intenzioni. Da lì a poco, più precisamente all’ora del the, questo
mosaico si sbriciolerà, portando via con sé un attonito ed esaltato (sotto
sotto) Bilbo. Mentre il bollitore borbotta, suonano alla porta. Un nano, di
nome Dwalin, vestito di mantello e cappuccio verde, e cintura d’oro, si
presenta ed entra veloce, comportandosi come se fosse a casa propria. E’ il
primo di una lunga serie di scampanellate e di relative presentazioni da parte
di altri nani, vestiti più o meno come il primo, dai lunghi alberi genealogici
e dai nomi importanti, che si dispone nel salotto di Bilbo a fumare, gustare
the, caffè, bevande, dolci, birra, attingendo copiosamente dalla dispensa pur
fornitissima del frastornato hobbit. Tredici nani, uno stregone (Gandalf chiude
la fila) e uno hobbit formano una Compagnia di viaggio alquanto bizzarra (una
sorta di prove generali per la Compagnia dell’Anello più tardi), con questa
missione azzardata e pericolosa in mente: recarsi in un posto lontano, dal nome
esotico di Montagna Solitaria, scendere nei suoi sotterranei, sbarazzarsi di un
ingombrante drago sdraiato su un incommensurabile mucchio d’oro, recuperare
così in un colpo solo un tesoro e la casa “natale” dei nani (tra di loro c’è
Thorin Scudodiquercia, il discendente di un’antica famiglia reale, che
rivendica il proprio trono).
