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lunedì 7 ottobre 2013

I pilastri della terra – Le cattedrali siamo noi.

Non ho perso la memoria del tutto. E nemmeno il Furore D’Aver Libri mi ha spinto a metter da parte Humbert e Lolita, e a ributtarmi su I pilastri della terra di Ken Follett, che avevo letto l’anno scorso, e di cui ho scritto abbondantemente anche qui. La mia amica Marzia ha appena finito di leggerlo, e com’è nostro costume, mi ha fatto avere i suoi commenti su quello che l’ha colpita. Mi è sembrato così bello che non volevo attaccarlo come semplice commento, con il rischio che si perdesse con gli altri, per cui ho voluto farne un post. Ascoltiamo Marzia:

“Ce la fo, con calma ce la fo”: ho finito la prima lettura tutta-di-seguito di questa specie di enciclopedia.
Ellen ed Aliena sono due donne strepitose. La loro forza nasce da esperienze dolorose e tremende.
All’inizio ho detestato Aliena. Cavolo, tuo padre è in galera, hai perso tutto e tu ti balocchi a fare la dama del castello?
Svegliati, non ti basta la violenza subita da quel bastardo schifoso di William conte-dei-miei-stivali?
Poi è cresciuta, eccome!
Ho pianto alla morte improvvisa di Tom, così concreto eppure “visionario” insieme. E ho protestato con Follett: ma come! Osi far morire così Tom, come ti permetti?
E ho amato Philip, priore di Kingsbridge. Sì, d’accordo, in un paio di occasioni è un po’ ottuso, ma nell’insieme è un personaggio stupendo.
Sono andata a cercare i tuoi post:
Fili umani”,
Tutto vero: il libro è un intreccio complicato ed affascinante di vite, ma mentre leggo l’ultimo post mi rendo conto di un altro dettaglio.
La cattedrale è la protagonista silenziosa del libro.
Vero.
Eppure…
Eppure possiamo “giocare” con questa affermazione e trasformarla: la costruzione della cattedrale rispecchia le vite dei protagonisti.
Scavi profondi e muri che s’innalzano.
Crolli e ricostruzioni.
Alti e bassi.
Siamo noi le cattedrali.
Possiamo subire danni, anche gravi, ma poi ricominciamo a costruire.
Sempre.


lunedì 22 luglio 2013

I sotterranei della cattedrale – Investigazioni ante litteram

Ultimamente ho scoperto la bellezza delle letture “veloci”. In mezzo al tema dominante, infilo anche libri che non c’entrano molto, ma che hanno il pregio di distrarmi e, perché no, anche di darmi ulteriori spunti. Dalla Terra di Mezzo mi sono spostata velocemente a Urbino, nel 1789. Mi sono trovata ad accompagnare Vitale Federici, giovane e brillante studioso di Filosofia dell’Università di Urbino, per gli edifici che compongono l’ateneo, mentre cerca il materiale per il suo dottorato (uno studio sull’influsso dei corpi celesti sull’essere umano), e fa una macabra scoperta: il suo professore, nonché maestro, padre Fernando Lamberti, viene trovato morto ai piedi di un ponteggio nella cattedrale della città. A prima vista, pare che il prelato sia caduto dall’impalcatura, per una tragica disgrazia. Il giovane e sveglio Vitale, che lo conosce piuttosto bene, scarta quasi subito l’ipotesi che sembra accontentare gli inquirenti, e la maggior parte dei colleghi insegnanti del Lamberti. Un uomo dell’età e dell’atteggiamento del professore di filosofia, arrampicarsi come un manovale su un’impalcatura, di notte? Lo spirito di osservazione e ricerca piuttosto allenato lo convincono che c’è qualcosa di più dietro questa morte tragica, attirando il suo sguardo su uno strano segno rosso sul palmo del Lamberti. Prima che possa scoprire di più, viene fatto allontanare di corsa. Da questo momento in poi, seguiamo Vitale nei suoi svelti progressi verso la verità, partendo da un’antica leggenda che racconta di un antico ninfeo romano, un tempio dedicato alle ninfe, nascosto nel labirinto di sotterranei che corrono sotto Urbino. Naturalmente, non sono tutti concordi nel ritrovare questo tempio, o anche solo fare pubblicità a quello che, in tempi moderni, sarebbe una scoperta archeologica sensazionale, come i Bronzi di Riace, o il Fauno danzante. Nel XVIII secolo, i dotti non erano caratterizzati da apertura mentale verso templi ed edifici pagani, poiché li vedevano come minacce potenziali per la vera e pura fede cristiana. Vitale si vede mettere i bastoni fra le ruote spesso e volentieri, sfida le autorità universitarie, e con l’aiuto di due compagni di corso piuttosto intraprendenti (e dotati di un forte tempismo), allestisce una sorta di “squadra d’investigazioni” sulla scena  del crimine (un Grissom o un Horatio urbinati, in pieno XVIII secolo) che lo porta a scoprire la verità, e a salvare la propria vita, visto che padre Lamberti non è la sola vittima nel libro. Mi ha ricordato molto, per la velocità e la struttura ben congegnata, alcuni gialli d’ambientazione medievale, con le indagini di Fratello Cadfael, per Ellis Peters, o quelle di Owen Archer, create da Candace Robb. L’osservazione e l’uso della logica caratterizzano questi personaggi che non possono fare affidamento su macchine fotografiche, computer e programmi d’elaborazione sofisticata, o polverine magiche per scoprire le impronte. Per quanto mi piacciano molto le serie TV investigative, e ammiri le attrezzature fantascientifiche che riescono a mettere in campo, sono molto più colpita dall’acume e dalle capacità di osservazione dell’uomo, che mettono insieme indizi ed elementi e costruiscono un quadro preciso e spesso esatto di come si è svolto un crimine. Quando mi capita di leggere questi gialli d’ambientazione antica, è spesso un sollievo vedere come usano l’ingegno gli uomini e gli scarsi mezzi a disposizione, anche se, talvolta, rimpiango (dal punto di vista di un lettore furioso particolarmente partecipe della vicenda) che non abbiano scoperto prima le polveri per le impronte digitali...:-)

lunedì 10 dicembre 2012

I pilastri della terra – Fili umani.


Quando Ellen incontra Tom, se ne innamora, ma la sua natura libera e forte non cambia di una virgola. Ad un certo punto della storia, rendendosi conto che il suo uomo non ha la sua stessa forza di opporsi agli stereotipi sociali, lo abbandona portandosi via il figlio, pur soffrendo profondamente per lo strappo. E’ una donna di sentimenti e parole intensi, e nessun compromesso. Se la società si fa avanti per schiacciarla nelle sue caselle ipocrite (lei e Tom non sono sposati, e questo è un peccato mortale secondo un certo insegnamento), lei reagisce con fermezza e se ne allontana, anche sanguinante. L’abbandono sarà temporaneo…Tom riesce a capire che è molto più importante quella donna bella e bizzarramente forte per se stesso, di tutti i precetti di una Chiesa ipocrita e con lo sguardo rivolto al potere e al denaro.
Il filo della vita di Tom ed Ellen s’intreccia con altre vite che ruotano in quei pochi chilometri di Inghilterra feudale. C’è la giovane feudataria Aliena, quattordicenne bellissima, in boccio, e il suo fratellino minore, Richard. Sono entrambi figli di Bartholomew conte di Shiring, proprietario di un bel castello fortezza e di un villaggio annesso. La loro vita sembra al riparo da qualunque problema: la giovane Aliena è dotata di tutte le grazie, e non sembra essere altezzosa o sprezzante verso chi è meno fortunato di lei. E’ corteggiata, e volitiva quanto basta per essere riuscita a strappare al padre la promessa di sposare un uomo che le piace, piuttosto di un uomo che le porti in dote castelli e ricchezze. Questa sua volontà di indipendenza e di scelta, che l’avvicinano a Ellen, sarà la causa della perdita del suo status.

giovedì 29 novembre 2012

I pilastri della terra – Vite parallele


Un altro motivo per cui questo libro mi ha letteralmente entusiasmato è il suo formato: è un bel tomo spesso, di oltre mille pagine, in controtendenza con i libri degli ultimi tempi, che tendono ad essere più piccoli, e se raccontano di vicende lunghe, le spezzettano in trilogie o tetralogie. Il suo formato compatto mi piace molto e me lo rende anche particolarmente simpatico. Il periodo particolarmente lungo della narrazione mi ha permesso di vivere un po’ di più con i suoi personaggi, che sono moltissimi. Sono gli abitanti di almeno due o tre villaggi, su cui spiccano due famiglie in particolare, le cui vicende s’intrecciano strettamente quasi subito, e i monaci di almeno due priorati. Verso la seconda metà del libro entreranno anche in scena la corte inglese (almeno per un paio di capitoli), e la cattedrale di Canterbury. Era da diverso tempo che non passavo così tanto tempo con le creature di carta, ed è stato come ritornare davvero a casa. E’ così che mi piace leggere i libri, entrandoci dentro e condividendo tutto con le creature che lo abitano. Sono andata in giro a cercare lavoro trascinandomi dietro una famigliola stanca e coraggiosa, come Tom il costruttore. E’ uno dei primi personaggi che vivono nei capitoli iniziali del libro.
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