lunedì 6 agosto 2012

La mennulara – Verga sì, ma con un tocco di Cluedo…


L’annuncio mortuario, così com’è stato scritto nelle volontà imperiose della Mennulara, deve comparire su certi giornali, in certi spazi ben determinati, ed è cura degli Alfallipe fare in modo che questo avvenga. Questa disposizione non è molto gradita da quasi nessuno della famiglia; si sentono, quasi tutti, presi in giro e sminuiti da una semplice “criata” che non ha mai saputo veramente stare al suo posto in vita e che, nemmeno da morta, mostra di conoscere l’importanza delle gerarchie sociali! A parte la madre di famiglia, legatissima alla cameriera perché completamente dipendente da lei, gli altri membri Alfallipe sono inviperiti e feriti nell’orgoglio, per cui decidono di fare di testa loro, contravvenendo alle loro abitudini di ricchi svogliati e incuranti, e fanno uscire un annuncio mortuario modificato a loro gusto. Si sente una certa atmosfera tesa, sotto questa decisione, una certa paura superstiziosa dell’ignoto e di cosa potrebbe accadere, contravvenendo alle volontà della morta. Temono che possa addirittura tornare dall’aldilà a rimproverarli…e in un certo senso aspettavo anch’io un colpo di scena medianico (di nuovo i vampiri??) con un ritorno dall’oltretomba. La suspense è forte…ma nessun vampiro, revenant o non-morto. Non per diversi giorni, almeno, finché non arriva una serie di lettere, scritte dalla Mennulara, rivolte alla famiglia, con una serie di istruzioni precise. Il particolare che suona macabro da storia horror è il fatto che le lettere della scrivente (o meglio, di chi le ha scritte sotto sua dettatura) arrivano dopo la sua morte, ma poi l’oscura mano artigliata del buio dell’ignoto svanisce sotto la luce quasi accecante della consapevolezza della cameriera. E qui l'atmosfera si stempera un po' nel giallo-cluedo.
Rosalia Inzerillo, per quanto semi-analfabeta, poco empatica, pietrosa nelle sue poche convinzioni, conosce molto bene i suoi polli, e sa come avrebbero reagito di fronte ai suoi ordini, camuffati da richieste. Cosa c’è sotto questa tensione negli Alfallipe? La questione dell’eredità…in qualche modo, oscuramente, sentono che la Mennulara ha a che fare con la loro ricchezza, e soprattutto con la possibilità di diventare ancora più ricchi. A questo punto, il romanzo si fa veramente molto più interessante, e la personalità della Mennulara, sempre nelle parole e nei ricordi mano a mano svelati dai roccacolombesi che direttamente o indirettamente hanno avuto a che fare con lei, si approfondisce, si colora di misterioso e di oscuro, vago, non detto. Mentre gli Alfallipe si decidono a stare al gioco per arrivare all’eredità, poco per volta si ripescano parole, ricordi, avvenimenti che per diversi motivi sono stati nascosti, in ciascuno degli abitanti: il medico condotto, i nipoti della Mennulara, conoscenti e altri domestici e persone di famiglia degli Alfallipe, tutti aggiungono una sfaccettatura a questo diamante sgraziato e grezzo che era in vita Rosalia Inzerillo. Ne viene fuori il ritratto di una donna anticonvenzionale, schiava suo malgrado di regole e usi asfissianti, un’aquila con le ali rattrappite, che avrebbe potuto volare alto e a lungo con altre condizioni, ma che si è levata comunque con coraggio e astuzia. I membri della famiglia, anch’essi sottoposti a prove, apparentemente dall’ex-cameriera, ma soprattutto dalle loro stesse tendenze pigre e negative, riescono a beneficiare di un’eredità inaspettata, all’inizio non riconosciuta e addirittura sfregiata, e di una nuova vita più consona ai loro desideri nascosti. L’impressione generale, finendo il libro, è che la Mennulara, morendo, li abbia condotti in un percorso controvoglia per farli sviluppare e svegliare dal loro torpore di ricchi annoiati e imbelli.

6 commenti:

  1. Ogni libro che si rispetti deve essere in grado di creare un'atmosfera nella quale il lettore si immerge totalmente.:)

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    1. Vero, e qui si viene presi quasi subito in un vortice di voci che poi fanno immergere completamente nel libro. Alla fine, sembra di aver soggiornato per almeno un mese a Roccacolomba...

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  2. Ero così lenta e svogliata nel leggerlo che stavo mettendo le radici a Roccacolomba. Però volevo sapere: ma ‘sti eredi si svegliano? E questa donna riesce a farsi valere? È un bel personaggio, peccato lo stile.

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    1. Dopo mooolto tempo, si svegliano anche loro...e rischiando grosso, pure! Però lo spavento che prendono serve loro per disfarsi di alcune situazioni ormai mummificate e dannose.
      A me lo stile piaceva molto: quell'italiano così pastoso, un po' contorto, era molto evocativo. Dava l'idea dell'ambiente: profumato, pieno di sole, ma anche infuocato, tempestoso. Secondo me, era molto "siciliano", nel senso che coglieva l'atmosfera del paese e la rendeva concreta.

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  3. pastoso e contorto, sì. Infuocato e tempestoso - con parecchie correnti sotterranee a mo' di vulcano pure.
    Pieno di sole... sì, ma preferisco l'ombra.
    Proprio non ho trovato il profumo! :-)
    Ma questo è il bello di "scambiarsi" opinioni (e i libri)

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    1. ...neanche quello delle mandorle? :-) Ogni volta che leggevo la parola "Mennulara" io sentivo il profumo delle mandorle, e la fatica del lavoro di raccoglierle. Per me aveva una musica "profumata", quella parola. Ok, forse è il caldo. Oppure, l'effetto che hanno le parole nei libri sulla mia mente impressionabile! :-)

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