martedì 6 novembre 2012

Il simbolo perduto – Viaggio allucinante


Il titolo del libro di Asimov potrebbe riassumere bene il tipo di trama del Simbolo perduto. Dal momento in cui il professor Langdon entra al Campidoglio, inizia un viaggio davvero allucinante, dal momento in cui si scopre che il suo amico Peter Solomon non l’ha mai invitato a tenere una conferenza e che non dà notizie di sé da qualche giorno. A coronare la leggera ansia che comincia ad attanagliare il povero docente, è la scoperta di una mano mozzata, con pollice e indice sistemati a indicare l’alto, nella cosiddetta Rotonda del Campidoglio. E quella mano appartiene proprio a Peter Solomon…e qui siamo solo alle prime battute. Langdon viene contattato al cellulare da qualcuno che gli propone uno scambio: il resto (vivo) del suo amico in cambio dell’apertura di un portale di accesso ad una conoscenza illimitata e misteriosa. Da come si è comportato, e dal modo in cui si rivolge al professore, si capisce che ci troviamo di fronte allo psicopatico di turno, convinto di essere l’unico destinatario di quel sapere millenario, segreto e potentissimo, deciso a governare il mondo, tenendo il resto dell’umanità nell’oscurità dell’ignoranza e possibilmente schiacciata sotto il suo tallone amorevole.
Poco per volta faremo conoscenza con lo psicopatico e i suoi mutevoli nomi e facce, che usa per controllare e minacciare Langdon e Katherine Solomon (la sorella scienziata di Peter Solomon), per dirigerli verso il suo obiettivo. Dan Brown lo presenta sempre nell’ombra, dedito ai suoi riti di purificazione e di tatuaggio: il giovane psicopatico è tutto teso a diventare degno della conoscenza arcana di cui vuole impossessarsi, per cui scolpisce il proprio corpo come un tempio e lo ricopre di tatuaggi propiziatori, derivanti da tradizioni antiche. In questo libro, non mancano i simboli, a parte quell’unico che il pazzo sta cercando spasmodicamente. Sono simboli massonici, sparsi nelle strutture architettoniche della città di Washington, in alcuni  dipinti dall’aria innocua e quasi “banale”, addirittura sulla mano mozzata di Salomon, che diventa così una temibile Mano dei Misteri. Sono anche simboli informatici e scientifici: Katherine Solomon è diventata una luminare nel campo delle scienze “noetiche”, grazie ad alcuni studi molto particolari e del tutto innovativi sugli effettivi poteri della mente umana sulla materia circostante. Per quanto condotti con strumentazioni scientifiche di alto livello e decisamente d’avanguardia, al limite della fantascienza, questi studi fanno capo ad una serie di tradizioni filosofico-esoteriche molto antiche che affermano il potere del pensiero di plasmare la materia. Per me è stata una vera scoperta, perché non avevo mai sentito parlare di un termine simile, “noetica”, e credevo che fosse davvero un’invenzione dell’autore, che ama particolarmente i colpi di scena, i misteri oscuri e poco decifrabili, il sensazionalismo delle vicende. Dato che avevo già notato una certa tendenza di Dan Brown ad esagerare, e a ricercare il coup de théatre, sospettavo che tutto quello di cui stava scrivendo fosse un’invenzione ai limiti della fantascienza. Sono ricorsa al Santo Google, e dopo aver digitato “scienza noetica” e schiacciato l’invio, mi sarei aspettata una sonora risata da parte del browser e un suo messaggio privato del tipo: “fuma di meno. Anzi, fai che smettere.” (io non fumo, però) Invece…sorpresa, la scienza noetica esiste sul serio, per quanto perduri un certo scetticismo in Rete: wikipedia aggiunge un discreto pseudo-scienza tra parentesi.

2 commenti:

  1. Dunque, dopo lunghi dibattiti e “amarcord” di trentennale amicizia, è emerso il fatto che la nostra prof di filosofia del liceo valeva poco (eufemismo). Ovviamente è un’opinione personale e discutibile.
    Ma poi ho studiato seriamente “filo” a teologia. E questa noetica… beh, ti ricordi il donabbondiano “Carneade, chi era costui?”. Ecco, il termine mi era noto – e neppure io fumo!
    Conosci anche la mia avversione per il mondo virtuale e sono andata a scartabellare i miei appunti. Non ricordo più un tubo, ma il mio archivio cartaceo è efficiente: in illo tempore preparai schede di tutti i filosofi portati agli esami.
    Sorpresa, sorpresa: già Platone ed Aristotele (chi erano costoro…?) si occupano di noetica, l’atto INTUITIVO dell’intelletto, contrapposto alla conoscenza discorsiva ed alla dialettica (vorrei citare le fonti, ma non ricordo se fosse il corso della prof.sa DeMaria o il propedeutico).
    Per quell’illustre sconosciuto di nome Husserl la noesi, il percepire con la mente, indica l’aspetto soggettivo dell’esperienza vissuta…
    Certamente, non è una “scienza” come la fisica nucleare o la chimica. Del resto, la filosofia stessa… insomma, chi prenderebbe seriamente uno che sproloquia di “monadi”? O quell’altro bell’esemplare che ha l’ardire di affermare “cogito, ergo sum”? Suvvia, siamo seri!
    Che Dan Brown abbia quei “difettucci” da te espressi con molta eleganza (io mi limito al mio casereccio “cianfruglione”) è assodato.
    Così come è assodato che il nostro cianfruglione sia specializzato in metamorfosi: un pulviscolo di verità diventa magicamente un’esperienza grottesca ai confini della realtà.
    Allora Dumbledore c’entrava! :-D

    Solo un dubbio: internet è “esperienza vissuta”?

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    1. Anche Giordano Bruno sosteneva qualcosa di questo genere, ovvero che il potere della mente è talmente ampio da poter influenzare la materia, e poiché non viveva in tempi facili per gli intelletti come il suo, è finito sul rogo. Non certo solo per quello, s'intende. E se non ricordo male, il benemerito professore (Dan Brown: sul retro della copertina del suo libro scopro che è stato professore universitario e storico dell'arte) trova il modo di infilare anche Bruno in mezzo ai personaggi del passato famosi per i loro interessi esoterici.
      E' probabile che anche Internet sia esperienza vissuta, sì. Non mi stupirei.

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