In ogni caso, Caterina Parr è l’unica regina a passare indenne sotto le forche caudine che erano diventate il re e la sua corte. Con il rigore giornalistico che contraddistingue alcuni autori britannici, Antonia Fraser conclude il libro con un veloce sguardo alle tombe delle sei mogli regali. C’è un po’ di tristezza, ripercorrendo quelle pagine: vite intessute di eventi forti, tragici, che avrebbero avuto conseguenze anche importanti, non solo su chi era strettamente coinvolto, ma persino sul mondo esterno. La storia è stata costruita attorno alla figura di un monarca che tanto spesso non ha saputo distinguere tra vita privata e pubblica, e che si è concentrato spesso e volentieri sul perseguimento a tutti i costi della propria volontà e dei propri desideri, che nella sua visione coincidevano con la volontà divina e il bene del regno. Mi ricordo che la prima volta che studiai le vicende di Enrico VIII e le sue mogli, pensai che fossero un po’ strane, bizzarre, e che non si sarebbero potute ripetere ai giorni nostri. Vedevo una quantità eccessiva di egocentrismo, di potere esercitato a sproposito, di ignoranza (e non solo in materia scientifica), e di interpretazioni errate e forzose della religione, della politica stessa. Rozzamente, mi feci l’idea che il re, come figura istituzionale, fosse un uomo capriccioso e viziato, abituato a farsi obbedire in tutto, sempre, in ogni occasione, in qualunque modo, e da chiunque.
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martedì 26 marzo 2013
lunedì 25 marzo 2013
Le sei mogli di Enrico VIII – Ciò che al re più aggradava.
La fortuna sentimentale non arride a Enrico VIII. Jane
Seymour, la “pienamente amata” muore dodici giorni dopo aver dato al re il
sospiratissimo erede maschio. Con tutta probabilità è stata la setticemia
subentrata ad una febbre post-parto a portarsela via, oltre all’inettitudine
quasi totale dei medici di corte, che non sono riusciti ad andare oltre rimedi
della nonna e dall’efficacia inesistente per evitare l’evento luttuoso. Pur
essendo colpito profondamente, Enrico VIII deve dare molto rilievo al suo ruolo
istituzionale di monarca di un regno abbastanza turbolento, sotto la continua
minaccia di vicini troppo invadenti e troppo pronti a farsi idee di conquista
sull’isola britannica. Ricomincia la sua ricerca di una quarta moglie,
affidando l’incarico ai suoi ambasciatori. Colpisce l’amarezza di una
riflessione del re, probabilmente condivisa con il principale consigliere
Thomas Cromwell: pur essendo potente, ricco, il primo uomo del suo regno, non
può innamorarsi e sposare una donna scelta liberamente, seguendo il suo spirito.
Arriva quasi a invidiare la sorte dei poveri che, al contrario di lui, possono
seguire il loro cuore quando si tratta di scegliere una compagna di vita. E’ un
esempio di quanto riesca ad essere sarcastica e anche equilibrata la vita: a
qualcuno dona regni, bellezza e potere, e una scarsa capacità di gestirli con
risultati soddisfacenti, mentre a qualcuno riempie la vita di sentimenti, di
amore provato e diffuso, pur asciugandogli il portafoglio e riducendogli il
luogo di abitazione. Naturalmente, le azioni di qualcuno tanto in vista quanto
il re d’Inghilterra non passano inosservate.
venerdì 22 marzo 2013
Le sei mogli di Enrico VIII – Non solo icone
“Una damigella giovane e fresca, di agile passo, più che
eccelsa nel canto e nella danza, di nessuna lusinga d’amore priva; parlava
francese con eleganza e proprietà…” William Forrest, The History of Grisild the
Second, su Anna Bolena” (Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, Oscar
Mondadori, pag. 129.)Per ognuna delle regine di Enrico VIII, Antonia Fraser crea
una sezione apposita in cui rievoca i momenti più importanti delle loro vite, e
all’inizio di ciascuna ce la presenta in un’istantanea fatta di parole,
citazioni di chi scrisse e parlò su di loro. Frasi veloci che servono a dare
un’idea della donna che si apprestava a diventare regina. Antonia Fraser, nel
suo prologo, non vuole erigere muri tra le sei regine, o rinchiuderle ciascuna
in un compartimento stagno a lei dedicato. Nella vita reale, tutte e sei furono
legate in qualche modo, e il loro salire sul palcoscenico accanto al re era
dettato da un fluire preciso di eventi concomitanti: “Anna Bolena fu al
servizio di Caterina d’Aragona prima di prendere il suo posto, Jane Seymour era
una delle dame del seguito di Anna Bolena, Caterina Howard faceva parte del
seguito di Anna di Cleves, Anna Parr, che introdusse la sorella Caterina negli
ambienti di corte, serviva Caterina Howard.” (Antonia Fraser, Le sei mogli di
Enrico VIII, Oscar Mondadori, pag. 6) Ed è seguendo questo filo rosso nelle vite
di queste sei donne, che l’autrice tratteggia le diverse personalità, mirando a
far emergere la persona oltre che la regina, tramite le parole dei
contemporanei che vissero a contatto con loro, o le stesse lettere e messaggi
che Enrico dedicava loro copiosamente, soprattutto ad Anna Bolena.
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mercoledì 20 marzo 2013
Le sei mogli di Enrico VIII – Il più bel principe della cristianità.
Cambiamo paese, atmosfera, ma rimaniamo più o meno nello
stesso periodo in cui visse Michelangelo. Nel periodo in cui lo scultore fiorentino crea
la Madonna della Scala, il Crocifisso ligneo di Santo Spirito, in Inghilterra nasce
un secondo figlio nella casa reale dei Tudor: è il principe Enrico. Correva l’anno
1491, un anno prima della morte di Lorenzo il Magnifico, e del clamoroso
viaggio di scoperta di Cristoforo Colombo. Se l’erede al trono inglese, Arturo,
fosse sopravvissuto all’infezione che lo colse a sedici anni, un anno dopo le
nozze con la blasonatissima Caterina d’Aragona, il principe Enrico sarebbe
passato alla storia forse per essere solo “il più bel principe della
cristianità” e un dongiovanni affamato e inarrestabile. I secondogeniti tendono
ad essere scavezzacollo e a dimenticarsi di frenare le loro passioni, di
qualunque natura siano. Mi fa venire in mente l’odierno Harry, che risponde in
pieno al ritratto stereotipato, pur senza vestiti, occasionalmente... La storia
scelse un corso più movimentato di così. Enrico divenne Re con il numero VIII a
undici anni, alla morte del padre, e iniziò la sua carriera di monarca
occupandosi degli affari del regno e sposando la cognata, Caterina d’Aragona,
tramite una dispensa papale che calmasse gli animi dubbiosi dei suoi sudditi e
di quei ministri reali che volevano un’alleanza sicura tra Spagna e
Inghilterra. La Spagna era una potenza temibile all’epoca, e conveniva
ingraziarsela per evitare di trovarsi le sue navi conquistatrici nei propri
porti. Fin qui, tutto “normale” e consueto. Enrico VIII, però, è tutto tranne
che uno spirito “normale” e consueto. Il matrimonio con Caterina d’Aragona
nasce soprattutto come alleanza politica, e non era stato consolidato e
rallegrato da un erede maschio, ma da una figlia, Maria, che passerà alla
storia per le sue caratteristiche “sanguinarie”. Enrico VIII, come sempre aveva fatto in
gioventù, cercava sollievo e consolazione in altre donne, senza farsi troppi
problemi, mentre la regina sopporta stoicamente la caduta d’interesse del
consorte e il peso di non aver saputo portare a termine il suo dovere
principale, dare alla luce un Enrico IX. Finché, un giorno, una giovane dama di
una famiglia inglese non troppo in vista, ma sostenuta da un’ambizione di lungo
sguardo, Anne Boleyn, Ann Bullen, Anna Bolena (le trascrizioni della lingua
parlata, all’epoca, non erano così precise, e i suoni venivano resi secondo
grafie diverse) ritorna in patria dopo un lungo periodo d’educazione e
istruzione passato presso la libertina e lussuosa corte francese.
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