venerdì 19 febbraio 2016

L'Amanita#68 - L’Amanita e le reminiscenze scolastiche – Dr. Jekyll e Mr. Hyde

L'Amanita

Voglio, fortissimamente voglio (ecc. ecc. ), l’edizione integrale in italiano!

Bene. Dopo la prima reazione a caldo, vi tedio con la lagnanza estesa: ho faticato a leggere un libretto di neanche 70 pagine; un riassunto che in II liceo mi ha regalato un pomeriggio piacevole, si è trasformato in giorni di fatica. Ho resistito, aggrappata al vocabolario, per la ricchezza della storia.

Condivido la sfacchinata e vi copio il retro: 

This frightening story, written by Robert Louis Stevenson, may be read on two levels. It is firstly an exciting mystery story, cleverly set in the real world of Victorian England. This natural setting makes the unusual events of the book appear even more strange.

But, on a different level, the book also serves to illustrate the two opposite natures of men: good battling with the evil.


Neurino-mio è un genio. Bastardello, lento, intermittente e bisbetico, ma genio. Non lo ricordo, però lo scorso millennio la scuola funzionava un po’ meglio e forse frequentai una “signora scuola”: probabilmente il collegamento fra Dorian Grey e Mr. Hyde si depositò già all’epoca.

Ho trovato parecchi dettagli che avevo dimenticato e sono sicura che sarà stimolante rileggere l’edizione integrale in italiano.

Già: il bene e il male dell’uomo, nell’uomo.

La differenza fisica tra Jekyll e Hyde è il primo particolare – dimenticato – che mi colpisce. Jekyll è un maturo gentiluomo di bell’aspetto, alto e robusto; Hyde è repellente, ma più giovane e piccolo. Forse la differenza fisica è metaforica: Jekyll ha cercato di vivere in modo retto per molti anni, Hyde è “apparso” dopo, quindi è meno sviluppato. Non fatica a predominare…

Poi l’intreccio delle vicende, i problemi con i testamenti, i dettagli apparentemente non collegabili, fatti di cronaca nera in un crescendo di domande a cui abbiamo paura di trovare la risposta.

Perché la risposta sgomenta e angoscia.

La lotta fra bene e male.

Il libero arbitrio.

La scelta non è mai definitiva: il bene va coltivato, proprio come il male. È faticoso coltivare il bene.

E la scappatoia vigliacca del “buon” dottor Jekyll è urticante come i calzettoni di lana della mia bisnonna.

Oh già: vigliacca.

Comodo bere la pozioncina che toglie i freni inibitori e ti rende irriconoscibile, per poter fare liberamente tutto ciò che è vietato dalla coscienza e dalla rigida morale vittoriana, vero?

Comodo poter dare le colpe a qualcun altro e non vedere (o non accettare) che il male fa parte del nostro “bagaglio umano”!

Un altro dettaglio: la ricerca scientifica nasce con scopi nobili.

Davvero?

Quanta innocenza c’è nella nostra ricerca di sapere e di potere? 

5 commenti:

  1. ...oh, che bella domanda, questa. Quanto tempo abbiamo per rispondere? Non credo si possa quantificare. I motivi che ci spingono ad agire, talvolta, sono così intricati e intrecciati, che sarebbe molto più facile districare un cumulo attorcigliato di collane, che capire quanta innocenza si trova dietro certi impulsi, come quello verso la conoscenza e il potere. Certo, esiste l'impulso altruista di trovare un male ad un dolore o una malattia comuni, che affligge l'umanità. E sotto, o forse sopra, o di fianco, c'è il desiderio di riconoscimento, talmente umano e comprensibile, che spesso non ci lascia vedere quanti danni fa...Uh. Non credo di aver saputo dare una risposta alla tua domanda.

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  2. …o, forse, l’innocenza è il prezzo della conoscenza…

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    1. Almeno una parte dell'innocenza, sì. Oppure, è inconsapevolezza?

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  3. Questione complessa ed affascinante.
    Ho sempre diffidato di chi dice “avessi solo immaginato cosa sarebbe successo, non avrei mai fatto tal cosa”. Ma è vero anche che andiamo a toccare “argomentoni” come l’inconscio, la psiche, le esperienze passate e l’ereditarietà, quindi tutto il bagaglio che ci portiamo appresso…
    Molto, molto complicato!

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    1. Senza dubbio. Diciamo anche che è estremamente difficile immaginare "cosa sarebbe successo"...noi pensiamo sempre e solo a quello che vorremmo che succedesse, e quando la realtà ci risponde in maniera diversa, tiriamo fuori il rimpianto. Che non ci serve, perché tanto, sul momento, non pensi che le cose andranno diversamente. Quando lo sento dire a me stessa, mi rispondo che è inutile...tanto, non l'avrei pensato! Argomentoni, sì. Ci si avvita pure, quando li si affronta!

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