giovedì 21 luglio 2016

L'Amanita#71 - L’Amanita e i periodi no – La fabbrica delle meraviglie, Sharon Cameron

L'Amanita

A volte capita: titolo, copertina, trama mi convincono.
Prendo il libro e a fine lettura scrollo le spalle: poteva andare peggio, sì, ma mi aspettavo altro.

Mi è successo col titolo promettente “Profumo di cioccolato”, storia di un’aspirante pasticcera magica; sissì, i pasticci ci sono, ma si è rivelato il primo deludente libro di una saga per ragazzi. No, grazie.

Altra delusione con la Cameron.

Ho atteso il tascabile con ansia, dopo parecchie segnalazioni. Un coro entusiasta, anche nel mondo virtuale.
E finalmente…
Patapumfete!
Una nasata pazzesca. Non è la prima, ma questa mi ha definitivamente steso.

Quarta di copertina.

In una notte di nebbia Katharine arriva in una misteriosa tenuta vittoriana con l’incarico di controllare l’eccentrico zio George (voce indignata de L’Amanita: lo zio eccentrico si chiama Frederick, George è il defunto marito di zia Alice, una vera arpia). Scopre che lo zio è un geniale inventore (nonché autistico, secondo L’Amanita sempre più indignata – non fraintendete, il personaggio è molto simpatico): aiutato dal giovane e affascinante Lane (modello Heathcliff, che barba), George (aridaje!) realizza creazioni fantasmagoriche. Ma Catharine comprende ben presto che una trama di interessi oscuri minaccia il suo mondo…

Età consigliata: dai dodici anni.

Non è una lettura sgradevole, intendiamoci.
La storia, nell’insieme, non è malvagia; il colpo di scena dell’avvocato dello zio è stupendo: secondo me la defunta nonna Marianna è la vera protagonista ed è geniale quanto il figlio. Il vero difetto: alcuni fatti interessanti sono troppo diluiti in una pletora di dettagli inutili e prevedibili.

Sì, prevedibili. All’inizio ho accusato la governante; ti senti strana dopo che ti ha portato uno spuntino e non ti sorge un vago dubbio? Poi si presenta il vero colpevole, stessa dinamica: andiamo, un po’ di sano realismo! Ti sono tutti nemici, sai che hanno le loro valide ragioni, e ti fidi dell’unico che ti fa subito gli occhi dolci?

Dovrò rileggerlo “a freddo”, ma non comprerò il secondo volume.


Forse devo davvero appendere il cartello “chiuso per ferie”…

4 commenti:

  1. Forse avevo troppe aspettative, ma alcune pagine non finiscono mai! Adesso sorge il dubbio: doveva “fare spazio” al seguito? Avrei preferito un solo libro, magari diviso in due parti.
    Sorge altro dubbio: da qualche parte, forse alla fine, la scrittrice si scusa per la lunghezza (circa 300 pagine)… vero che l’opinione di una furiosa che a otto anni si sorbì l’edizione integrale di Eugenia Grandet magari non è affidabile, ma se il libro piace, la lunghezza è l’ultimo dei problemi!

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    1. In effetti sì, la lunghezza del libro non dovrebbe contare per nulla. Ma se, durante la lettura, si comincia a dire: ma non finisce mai, 'sta cosa?! allora il guasto è da un'altra parte.
      Vuoi davvero esporti a leggere il seguito?

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  2. No.
    L'avrei letto se fosse stato un volume unico.
    Peccato, perché l'idea generale è carina, ma non mi piace come ha "sbrodolato"...

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    1. Immagino. La copertina è bellissima, ma ha qualcosa che non mi convince fino in fondo, in effetti. Ok, penso che mi terrò la curiosità ancora per un bel po'. Per il momento, non sta partendo l'interesse.

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