La fortuna sentimentale non arride a Enrico VIII. Jane
Seymour, la “pienamente amata” muore dodici giorni dopo aver dato al re il
sospiratissimo erede maschio. Con tutta probabilità è stata la setticemia
subentrata ad una febbre post-parto a portarsela via, oltre all’inettitudine
quasi totale dei medici di corte, che non sono riusciti ad andare oltre rimedi
della nonna e dall’efficacia inesistente per evitare l’evento luttuoso. Pur
essendo colpito profondamente, Enrico VIII deve dare molto rilievo al suo ruolo
istituzionale di monarca di un regno abbastanza turbolento, sotto la continua
minaccia di vicini troppo invadenti e troppo pronti a farsi idee di conquista
sull’isola britannica. Ricomincia la sua ricerca di una quarta moglie,
affidando l’incarico ai suoi ambasciatori. Colpisce l’amarezza di una
riflessione del re, probabilmente condivisa con il principale consigliere
Thomas Cromwell: pur essendo potente, ricco, il primo uomo del suo regno, non
può innamorarsi e sposare una donna scelta liberamente, seguendo il suo spirito.
Arriva quasi a invidiare la sorte dei poveri che, al contrario di lui, possono
seguire il loro cuore quando si tratta di scegliere una compagna di vita. E’ un
esempio di quanto riesca ad essere sarcastica e anche equilibrata la vita: a
qualcuno dona regni, bellezza e potere, e una scarsa capacità di gestirli con
risultati soddisfacenti, mentre a qualcuno riempie la vita di sentimenti, di
amore provato e diffuso, pur asciugandogli il portafoglio e riducendogli il
luogo di abitazione. Naturalmente, le azioni di qualcuno tanto in vista quanto
il re d’Inghilterra non passano inosservate.
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lunedì 25 marzo 2013
venerdì 22 marzo 2013
Le sei mogli di Enrico VIII – Non solo icone
“Una damigella giovane e fresca, di agile passo, più che
eccelsa nel canto e nella danza, di nessuna lusinga d’amore priva; parlava
francese con eleganza e proprietà…” William Forrest, The History of Grisild the
Second, su Anna Bolena” (Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, Oscar
Mondadori, pag. 129.)Per ognuna delle regine di Enrico VIII, Antonia Fraser crea
una sezione apposita in cui rievoca i momenti più importanti delle loro vite, e
all’inizio di ciascuna ce la presenta in un’istantanea fatta di parole,
citazioni di chi scrisse e parlò su di loro. Frasi veloci che servono a dare
un’idea della donna che si apprestava a diventare regina. Antonia Fraser, nel
suo prologo, non vuole erigere muri tra le sei regine, o rinchiuderle ciascuna
in un compartimento stagno a lei dedicato. Nella vita reale, tutte e sei furono
legate in qualche modo, e il loro salire sul palcoscenico accanto al re era
dettato da un fluire preciso di eventi concomitanti: “Anna Bolena fu al
servizio di Caterina d’Aragona prima di prendere il suo posto, Jane Seymour era
una delle dame del seguito di Anna Bolena, Caterina Howard faceva parte del
seguito di Anna di Cleves, Anna Parr, che introdusse la sorella Caterina negli
ambienti di corte, serviva Caterina Howard.” (Antonia Fraser, Le sei mogli di
Enrico VIII, Oscar Mondadori, pag. 6) Ed è seguendo questo filo rosso nelle vite
di queste sei donne, che l’autrice tratteggia le diverse personalità, mirando a
far emergere la persona oltre che la regina, tramite le parole dei
contemporanei che vissero a contatto con loro, o le stesse lettere e messaggi
che Enrico dedicava loro copiosamente, soprattutto ad Anna Bolena.
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