La fortuna sentimentale non arride a Enrico VIII. Jane
Seymour, la “pienamente amata” muore dodici giorni dopo aver dato al re il
sospiratissimo erede maschio. Con tutta probabilità è stata la setticemia
subentrata ad una febbre post-parto a portarsela via, oltre all’inettitudine
quasi totale dei medici di corte, che non sono riusciti ad andare oltre rimedi
della nonna e dall’efficacia inesistente per evitare l’evento luttuoso. Pur
essendo colpito profondamente, Enrico VIII deve dare molto rilievo al suo ruolo
istituzionale di monarca di un regno abbastanza turbolento, sotto la continua
minaccia di vicini troppo invadenti e troppo pronti a farsi idee di conquista
sull’isola britannica. Ricomincia la sua ricerca di una quarta moglie,
affidando l’incarico ai suoi ambasciatori. Colpisce l’amarezza di una
riflessione del re, probabilmente condivisa con il principale consigliere
Thomas Cromwell: pur essendo potente, ricco, il primo uomo del suo regno, non
può innamorarsi e sposare una donna scelta liberamente, seguendo il suo spirito.
Arriva quasi a invidiare la sorte dei poveri che, al contrario di lui, possono
seguire il loro cuore quando si tratta di scegliere una compagna di vita. E’ un
esempio di quanto riesca ad essere sarcastica e anche equilibrata la vita: a
qualcuno dona regni, bellezza e potere, e una scarsa capacità di gestirli con
risultati soddisfacenti, mentre a qualcuno riempie la vita di sentimenti, di
amore provato e diffuso, pur asciugandogli il portafoglio e riducendogli il
luogo di abitazione. Naturalmente, le azioni di qualcuno tanto in vista quanto
il re d’Inghilterra non passano inosservate.
