Il vero nome
Ovvero elucubrazioni letterarie. Ho già accennato che mi sono “persa” nel blog neonato di un’amica: è un blog che parla di libri e mi ha “intrappolato” con la questione del vero nome.
So che accostare un libro fantasy alla questione ontologica può essere un po’ ardito, ma sarà perché ho la saga di Eragon “lì in attesa”, pronta per farsi divorare, sarà perché dopo le Scritture amo molto le favole ed il genere (da una collezione di Grimm, Andersen, Edda di Snorri, Kalevala fiabe tradizionali, mitologia nordica, Tolkien alle varie saghe di Dungeons&Dragons, passando per Dragonlance ed arrivare a Harry Potter), sarà anche perché un personaggio che s’interroga sul proprio nome m’ispira…
Chi sono? Eragon non sa rispondere. Continua a non saper rispondere. Si ritira in solitudine, togliendosi armatura e armi, di notte, da solo, in una città in rovina, possibile preda di animali feroci, entità oscure, assassini. Continua a riflettere, lotta brevemente con una lumaca gigante in cerca di cibo, si fa domande, studia l’ambiente intorno, si tormenta. Finché…una serie di riflessioni apparentemente senza uscita, lo conducono a scoprire il proprio vero nome. (...)
Eragon riesce nel suo intento, finalmente e la sorpresa è immensa e dolce: vede se stesso com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti, e lo accetta. Non gli piace moltissimo quello che vede, ma non si giudica. (…) Eragon non si rivela il cavaliere perfetto, senza macchia e senza paura, senza errori e cadute di umore, senza paure e passi falsi. Non è il superuomo fatto solo di luce, senza punti deboli e mancanze. Sospira di fronte ai suoi fallimenti, ma vede anche quanto c’è di buono in lui, e si ripromette di migliorare quello che non va. E’ l’accettazione del proprio fango interiore che gli permette di avanzare e di avvicinarsi al tiranno, e non la sua eliminazione. Nessuna idealizzazione in questa figura di Cavaliere del Drago, ma tanta umanità nella sua forma migliore e ampia: la consapevolezza di essere un’armonia di buono, cattivo, efficace, manchevole, grande, meschino, meraviglioso, scadente… (dal blog “amico”)
Il nome. Per gli ebrei IL Nome è Dio stesso. Per me il mio nome è “essenziale”: ci sono io nel mio nome, con il mio fango (l’adamah) e lo Spirito (la Ruah). Non fingo di non vedere il fango, non sarebbe sano. Ma anche ignorare la luce è insano: sarebbe ignorare la scintilla divina che Dio regala alle Sue creature, ognuno secondo un progetto divino misterioso, ognuno con un suo cammino.
Scoprire il mio nome: conoscere me stessa per conoscere IL vero Nome. Perché solo alla sua luce vediamo la luce.


