venerdì 30 settembre 2016

Dialoghi con l'Amanita#28 - Il peso della farfalla, la noia e L’Amanita cogitabonda (strano, vero?)

LoreGasp e L'Amanita


Loredana ha scritto una frase, non so bene quando, che continua a far ballonzolare Neurino-Mio; era un commento sulla noia.

Se un libro annoia, via quel libro e scegliamo altro.

Mozione approvata!

Però…

Sì, nel ruolo de L’Amanita spicca la mia abilità nell’arte della contestazione.

Il problema arriva con uno scrittore degno di questo nome, tale Erri De Luca.

Cavoli, De Luca sa scrivere. E non è banale. Tutti me ne hanno parlato bene, parecchi amici sono entusiasti, e “Il peso della farfalla” è tra i più amati. Poetico, opulento, evocativo, una splendida metafora sul senso della vita…

E va bene. Dopo “La musica provata” provo a dargli un’altra possibilità. L’ho preso in mano più di una volta ed ogni volta l’ho posato dopo poche righe. Alla fine mi sono obbligata: caspita, neanche cinquanta paginette, un paio d’ore e via!

Vero. Tutto vero. De Luca sa scrivere.

Ma il “paio d’ore” è diventato un pomeriggio noioso e soporifero. Non m’interessava il quadrupede e, tantomeno, volevo sapere come finiva il cacciatore. La farfalla? Buon viaggio… mugugnavo qualcosa come: la metafora vada per i fatti suoi, ho altro di cui occuparmi.

De Luca non mi parla. Amen. Lo diciamo spesso: il mondo è pieno di libri, ognuno con i suoi estimatori. Se da una parte ho risolto un dubbio (leggerò i suoi commenti biblici? No.), dall’altra sorgono altre domande.

Anzi, per la precisione, è una riflessione.

Forse il Creatore è un giocatore d’azzardo, che sputacchia vite qua e là, poi dice “vediamo cosa combinano”; noi, col nostro barlume divino dentro, cerchiamo di imitare. Chissà perché ora mi viene in mente Gimli: “…e (l’uomo) si riduce a potenzialità fallite”, a cui saggiamente Legolas risponde: “A ciò noi Elfi non abbiamo risposte”.

Digressioni tolkeniane a parte, la questione è proprio qua.

Siamo creature veramente buffe. Abbiamo grandi potenzialità, ma spesso dimentichiamo (o travisiamo) il “qua e adesso”, corriamo sempre altrove alla ricerca di altro. Insoddisfatte, sempre in cerca di ostacoli e sfide, sempre impegnate nel tentativo di dimostrare qualcosa.

Cosa dobbiamo dimostrare e a chi, poi…

… a nessuno. Questo è il grande segreto tenuto accuratamente nascosto, per evitare l’insorgere di pericolose autonomie di pensiero. L’autonomia di pensiero è spaventosa, per tutti coloro che desiderano manipolare e schiacciare.

Non abbiamo bisogno di dimostrare niente a nessuno. Non veniamo qui per partecipare a gare, a meno che non si tratti di olimpiadi e campionati, ma sono scelte fatte per finalità precise.

Mi intristirebbe un pochino l’affermazione di Gimli, se non riflettessi che non esistono fallimenti, ma esperienze andate in altro modo, non necessariamente “cattivo”. Diciamo che il risultato di quell’esperienza si è allontanato dalle nostre aspettative. Molto più confortante e soprattutto, non ti fa sentire come se ti avessero levato il tappeto da sotto i piedi.

Molto saggia la replica di Legolas. A che scopo dare sempre risposte, o andarle a cercare? Non parlo di restare nell’ignoranza, ma almeno di non affannarsi ad avere una risposta a tutti i costi quando diciamo noi, nel momento esatto in cui la vogliamo. Spesso, non siamo pronti a riceverla. Tant’è, che quando l’abbiamo in mano e scopriamo di non capirla, soffriamo. Ci comportiamo da creature bizzarre, a volte. :-)

Mi diverte l’idea del Creatore che sputa vite a caso… io farei qualche modifica qui e là, e parlerei di caos, piuttosto che di caso. Potenza degli anagrammi, eh? :-) E anche sulla questione del Creatore, io avrei un’altra versione. Questione di ruoli, insomma, non è poi così essenziale. Non al punto da crearci sopra lotte e guerre, come qualcuno si è abituato a fare, nel corso dei secoli.

Torniamo a De Luca e il peso della sua farfalla, che avrebbe dovuto essere l’argomento principale del post… io lessi quel libro diverso tempo fa, e rimasi incantata dalla potenza espressiva dello scrittore. All’epoca (parliamo poi di due o tre anni fa), Erri De Luca era nominato in continuazione, portato in palma di mano, letto e osannato da tutti quanti. Al momento, mi sembra che il dio della scrittura in carica sia un altro, ma non ho idea di chi sia.

Eccome, se sa scrivere. E sa ragionare, evocare, dipingere sentimenti e sensazioni. Il titolo suggerirebbe tutt’altro (no, non Belen), mentre è una storia di potenza e di scontro di potenze. Ogni parola gronda di energia, ogni immagine per me è fortissima, piena di colori.

Diciamo che De Luca non parla a te, ma urla a me… anche le prime parole del Libro di Rut mi avevano inciso dentro una serie di ferite d’espressione, fatto nascere dubbi e riflessioni. Hai fatto bene a riparlare di De Luca, perché il libro che ho a casa, di lui, oltre a Il peso della farfalla, è quello di Rut. Sarà interessante leggerlo, penso che il momento sia maturo.

I libri si leggono quando maturano i momenti adatti. Altrimenti, emerge la noia. Recentemente ho scoperto che la noia è la mia cartina di tornasole. Se un libro mi annoia, significa che dice cose che ho già letto, visto, sentito, e che non aggiunge niente, non fa emergere niente. A differenza dell’anno scorso, in cui mi sarei obbligata a portare a termine la lettura nonostante l’effetto soporifero, ora chiuderei il tutto e passerei il libro a qualcuno che può apprezzarlo, o che ne può sentire il bisogno. 

Abbiamo tutti esigenze diverse, anche per la lettura.


Ci sono talmente tanti libri che attendono un’altra esplorazione!

12 commenti:

  1. Sì, ultimamente anch’io non mi obbligo a “leggere fino alla fine” soltanto perché ho cominciato. Ho voluto dare un’altra possibilità a De Luca perché la merita. Su questo siamo d’accordo: sa scrivere, ragionare evocare, eccetera.
    Sai, forse, qual è il nocciolo della questione? Mi sento un po’ Jessica Rabbit mentre scrivo: un libro, in questo momento, deve farmi almeno sorridere…

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    1. Giustamente. Io mi trovo nella situazione opposta: un libro deve almeno farsi ascoltare, propormi qualcosa con energia. Altrimenti, subentra la noia...

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  2. Ciao passata per un saluto. Io non credo, tranne rare eccezioni che esistano libri che annoino davvero per in sè per sè ........
    Credo che alcune persone non li apprezzino e li trovino noiosi - è il gusto personale a decidere quasi tutto.
    Un saluto - Buon fine settimana a voi ed un voto in Net Parade per il vostro blog - spero vorrete come sempre rendere il voto per il Rifugio http://www.net-parade.it/cgi-bin/votazione.aspx?utente=maramaya A presto !

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    1. Molto dipende dalla disposizione e dai gusti personali, sicuramente. Esistono poi libri che sono anche scritti in modo piatto, che non suscita emozioni, e che non fa che risvegliare noia, invece che risate o riflessioni. Magari non è l'effetto voluto, oppure si tratta di vera e propria maestria, come per Franzen. Ho notato che Franzen riesce a farlo ad arte, quando la narrazione richiede che il lettore sia annoiato.
      Grazie per il voto, buon week-end e ricambio subito!

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  3. Non conosco Franzen Loredana però è un rischio rendere il lettore annoiato - ad arte. Ovverossia apposta parchè lo richiede la storia.
    Il rischio più grosso è che il lettore annoiato non finisca di leggere il libro
    E' altrettanto vero che non sempre l'effetto annoiato è creato ad arte - apposta - ed a volte lo stile di alcuni è pesante o piatto - ma tanto dipende dai gusti ;-) Buona serata

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    1. Franzen è un grande proprio perché si prende il rischio giusto e nei momenti giusti. Prima di farti arrivare al momento in cui subirai la noia (se la storia lo richiede, però), lui ha già fatto in modo di irretirti nel mondo che ha creato, e tu non puoi non rimanere lì ad assistere, e quando e se è previsto dalla storia che ci sia il momento noioso, non vedrai l'ora di passarlo perché sai che poi ne sarai ricompensato.
      Questo è l'effetto che ha avuto su di me, naturalmente. Altri possono darti altre versioni...

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  4. Se è così l'autore/autrice è un/una grande.
    Non è facile fare ciò che hai così mirabilmente descritto - è proprio la manifestazione dell'abilità di scrivere. l'arte di scrivere bene non è da tutti :-)

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    1. Sicuramente no, non è da tutti. E ho scoperto con meraviglia questo aspetto, che ancora mi sfuggiva, proprio grazie a Franzen. Quando me ne sono resa conto, ho davvero capito quanto scrivere sia un'arte ricchissima e complessa. Scrivere bene, almeno!

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  5. pensiero del mattino:
    ...e se il Creatore avesse i dadi truccati?

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    1. E chi glieli avrebbe truccati. Lui? O L'Altro?

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    2. Lo ignoro. Ma sa benissimo che sono truccati, mentre noi ci facciamo tante “cose mentali” :-D
      Stamattina sono in vena... chissenefrega dei dadi, noi leggiamo!

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    3. O siamo noi che riteniamo che siano truccati, in modo da farci tante cose mentali e passare il tempo... alcuni di noi ci riescono benissimo.
      Ok, andiamo a leggere! (e non comandare...)

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