domenica 11 settembre 2016

Segnalazioni editoriali#19 – Massimo Roscia, l’ultimo Difensore della Grammatica.

LoreGasp

Cosa danno in libreria? Oggi, il giorno del riposo dedicato alla lettura e alla scoperta dei prossimi libri da leggere, mi concentro su un autore in particolare, Massimo Roscia. L’avevo scoperto al Salone del Libro 2015, e il suo particolarissimo volume La strage dei congiuntivi, grazie ad una T-shirt meravigliosa, che vedete in foto. Sia il libro, sia la maglietta, fanno parte dei miei attuali possedimenti. Il primo è in lettura: sto vedendo libri che voi umani nemmeno potete immaginare, e che possono rivaleggiare benissimo con le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. :-D



Tornando alle segnalazioni editoriali, Amazon mi recapita amabilmente nella posta elettronica un suggerimento di lettura, Di grammatica non si muore, di Massimo Roscia. Se tra voi Lettori si nascondono Nazi Grammar più o meno dichiarati (come me), o “semplici” estimatori della lingua italiana, che la amano e desiderano parlarla e scriverla correttamente, e senza passare per rigidi bacchettoni conservatori e compassati, vale la pena interessarsi della vita e delle opere di questo autore.

De La strage dei congiuntivi parlerò a tempo debito. Ora vi riporto quello che dice Amazon su Di grammatica non si muore.

Massimo Roscia, Di grammatica non si muore. Come sopravvivere al virus della punteggiatura e allo sterminio del condizionale

Editore: SPERLING & KUPFER (30 agosto 2016),
pag. 226, Euro 13,52

Versione e-book: Euro 9,99

Sinossi: 
«Ragazzi, tutti attenti! Oggi parliamo dei plurali dei nomi composti. Allora, le regole sono troppe e piene di eccezioni. Non ci provate neanche a impararle a memoria. Usate il buon senso e soprattutto un buon vocabolario.»
Se Massimo Roscia salisse (e non salirebbe) in cattedra, la sua lezione andrebbe (e non andasse) più o meno così. Perché nella grammatica crede fermamente, un po' meno nell'approccio paludato tutto nozioni e casi noiosi.
Così ha deciso di svecchiarlo, per dimostrare che le norme possono essere semplici, intuitive e persino amichevoli.
Un po' Rodari e un po' Flaiano, passa in rassegna i fondamenti dell'italiano e si diverte a calarli in esempi contemporanei (dai ritmi rap alle serie tv, dai fantasy ai videogame); riprende gli svarioni più comuni (dall'uso maldestro dell'accento all'abuso disinvolto dell'apostrofo) creando giochi promemoria per non essere più indotti in errore; si batte per la salvaguardia delle forme (utili) in estinzione, come il congiuntivo, e invoca il debellamento della pandemia di ciaone e apericena.
Sempre all'insegna dell'uso pratico e vivo, perché la lingua è fatta per essere parlata, adattata, modificata, arricchita, cambiata, rivista, aggiornata, corretta, sempre e comunque amata.

Quando andate sulla pagina Amazon del libro, leggete l’estratto. Vi divertirete, e saprete cosa vi aspetta da un autore che sa divertirsi e divertire con la lingua, le parole, la cultura, spaziando da un argomento all’altro con la leggerezza dolce di chi si ne è nutrito a lungo, ne ha fatto il proprio corpo e lo porta in giro con estrema naturalezza.


Niente ostentazioni di sapere superiore, qui. Solo tanto divertimento e tanto sapere incarnato!

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