venerdì 4 gennaio 2019

Simonetta Agnello Hornby – Il veleno dell’oleandro

LoreGasp

Il libro a cavallo tra il 2018 e il 2019. Comprato diversi mesi prima (eufemismo per indicare un anno almeno… io perdo la memoria, quando si tratta di acquistare libri), scelto la sera di Natale per un momento rilassante dopo la giornata dedicata alla famiglia.

Ci ho messo un po’ a finirlo? Certo, era in lettura contemporanea con altri tre. E alle ultime corse lavorative e non.

E l’apparente ritardo mi ha permesso di scivolare nel 2019 in compagnia della voce di questo libro, che mi ha letteralmente incantato. Leggete come si presenta:


Pedrara. La Sicilia dei Monti Iblei. Una villa perduta sotto alte pareti di roccia tra l'occhieggiare di antiche tombe e il vorticare di corsi d'acqua carezzati dall'opulenza degli oleandri. È qui che la famiglia Carpinteri si raduna intorno al capezzale di zia Anna, scivolata in una svagata ma presaga demenza senile. Esistono davvero le pietre di cui la donna vaneggia nel suo letto? Dove sono nascoste? Ma soprattutto, qual è il nodo che lega la zia al bellissimo Bede, vero custode della proprietà e ambiguo factotum? Come acqua nel morbido calcare i Carpinteri scavano nel passato, cercano negli armadi, rivelano segreti - vogliono, all'unisono, verità mai dette e ricchezze mai avute. Tra le ombre del giorno e i chiarori della notte, emergono influenze di notabili locali, traffici con i poteri occulti, e soprattutto passioni ingovernabili. Le voci di Mara, nipote prediletta di Anna, e di Bede ci guidano dentro questo sinuoso labirinto di relazioni, rimozioni, memorie, fino a scavalcare il confine della stessa morte. Simonetta Agnello Hornby mette a fuoco un micromondo che pare allargarsi, con un brivido, a rappresentare i guasti, le ambizioni e le ansie di liberazione dell'universo famigliare, tutto intero.


Vogliamo scoprire anche noi questo mistero? Entriamo, allora. Capitiamo in una giornata di fine maggio, che si indovina calda e bella. Una buona giornata anche per un funerale, e per giunta doppio: Anna Carpinteri e Bede Lo Mondo chiudono la loro recita terrena, accompagnati dai parenti e da uno strascico imponente di commenti, chiacchiere, pettegolezzi, illazioni. I due personaggi non lasciavano indifferenti nessuno. E non solo perché lei era la moglie del bel console Tommaso Carpinteri, e perché il factotum Bede era un uomo attraente, pieno di talenti e di lati torbidi molto affascinanti. C’è una villa opulenta, circondata da un giardino lussureggiante e curato, e una serie di storiacce che si intrecciano al di sotto delle maioliche dipinte e dei begli oggetti di arredamento di provenienza soprattutto mediorientale.

Ci aspettiamo la solita guerra tra gli eredi, vero? Si tratta dei tre figli di Tommaso, Mara, Luigi e Giulia. Anna Carpinteri era la sorella della loro madre, che morì presto per un banale incidente domestico, inducendo il marito piuttosto consolabile a sposarsi poco dopo, per non lasciare i tre ragazzini a se stessi senza riferimenti d’autorità femminile. Interessante come piega, no?
Sì, c’è una guerra. Ma non è così banale e prevedibile, e soprattutto è in atto da molto prima che la morte arrivasse in scena. Questa famiglia è letteralmente attraversata da conflitti accuratamente mascherati da buone maniere e buona educazione. Sotto la facciata elegante, tutti loro comprimono una personalità fuori dagli schemi. Stendono profumi e tessuti di pregio su passioni senza freno, che li rendono vivi, li fanno palpitare e che li sbatterebbero fuori dalla cosiddetta buona società, se fossero esposte.

Sono tutti alla ricerca di qualcosa che si diverte a sfuggire loro, prendendoli in giro. Bede cerca di non perdere l’amore di cui è stato circondato, anche in modo controverso, durante la sua vita bizzarra di “essere speciale”. Mara, Giulia e il suo orrendo marito ipocrita, e Luigi cercano un favoloso tesoro della loro nonna, famosa bellezza al centro di chiacchiere per la sua infedeltà, mettendo a soqquadro l’intera villa. Quell’oro (o gioielli? O denaro?) potrebbe salvarli tutti dalla rovina. Anna cerca se stessa, dopo che la demenza senile si è appropriata di lei e le lascia pochi ricordi, soprattutto di Bede e poche parole per esprimersi. E c’è un intero corollario di persone che ruotano intorno alla malata, che cercano di far restare le cose come stanno, perché un passaggio di eredità potrebbe compromettere affari fiorenti e non troppo candidi.

Saranno premiate le loro ricerche? Se ci penso, io dico… che dovete leggere fino alla fine. La verità arriverà, e avrà un aspetto diverso da quello che il lettore e i personaggi stessi si sono tanto sforzati di desiderare.

Ho letteralmente adorato questo libro. Mi manca già, vorrei rileggerlo. Mi manca la complessità della famiglia al centro delle vicende, con tutti i suoi rapporti iniziati, interrotti, cambiati, turbolenti. Gli amori e gli odii di queste persone non sono né limpidi, né lineari. Ogni tanto mi stancavo nel seguire i loro dialoghi, i loro sguardi, mai semplici, mai diretti. Erano più le cose non dette di quelle pronunciate. Persino i loro silenzi erano complicati da ascoltare, tanto erano carichi. Ma guai lasciarli stare, chiudere il libro e andarsene. Non potevo fare a meno di concentrarmi e prepararmi, quando due personaggi s’incontravano in queste pagine. E l’attesa non mi deludeva mai.

Mi manca lo stile seducente e musicale dell’autrice. Lo ascolti in testa, lo leggi con gli occhi, lo mangi come frutti succosi. Un paio di pagine mi sono rimaste fortemente impresse, quando Mara Carpinteri si addentra nella collezione di abiti antichi della zia morente. La descrizione dei vestiti, dei tessuti e del modo in cui sono conservati, è un capolavoro leggerissimo e irresistibile di sensualità, dolcezza, eleganza. È sufficiente quell’assaggio per ricordarsi cos’è davvero la bellezza.
Libro consigliato, consigliatissimo. Per i giorni incerti, per quei momenti in cui si invoca un aiuto per uscire dalla crudezza del mondo. Per quelli in cui si è sereni e si desidera continuare a stare nella bellezza.

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