martedì 9 ottobre 2012

Book River – Conoscenza che fluisce.


Dopo Spoon River, è anche giusto che faccia la sua comparsa Book River. L’analogia mi è venuta in mente semplicemente per assonanza. E’ un nome talmente famoso quello di Spoon River, che non si può dimenticare tanto facilmente. Non l’ho ancora letto, ma prima o poi colmerò la lacuna. Le poesie non mi fanno impazzire, per cui le tengo per ultime, quando le leggo. La delicatezza della poesia non va d’accordo con la mia predisposizione rocciosa. Tant’è che, al liceo, mentre Leopardi è il preferito di chi ama leggere i classici per la forza e la levatura dell’espressione con cui manifestava i suoi pensieri e sentimenti, io preferivo Manzoni, e la sua prosa veloce e sfaccettata. Sì, di solito si storce il naso di fronte a Manzoni: l’associazione con i Promessi Sposi è scontata e sottintesa, e con tutto quello che significa, per uno studente italiano, confrontarsi con questa storia e i suoi personaggi. Ma se lasciamo stare per un momento quella figuretta scialba e ampiamente sopravvalutata di Lucia (non l’ho mai potuta sopportare, affermo perentoria), e ascoltiamo la voce di “Don Lisander”, scopriamo risorse di umorismo intelligente e di forza espressiva.  Ma ne parleremo…La divagazione nasce facilmente, esattamente come il corso del fiume qualche volta si modifica, si ramifica a seconda dell’intervento della natura o degli uomini. E un fiume di libri non ne farebbe eccezione. Nella foto c’è un ruscelletto, per quanto colmo, di libri che scorrono in mezzo al verde. Se esistesse davvero un posto simile, ne farei subito la mia casa. Anni fa mi capitava di fantasticare su una serie di paesaggi surreali e inventati, e di sicuro un’idea come questa mi sarebbe piaciuta immensamente. Se ci penso bene, però, ho visto questo fiume di libri abbastanza da vicino, e anche diverse volte. No, non c’entrano le droghe. Quando spolveravo e risistemavo una delle librerie, spostavo tutto il contenuto a terra, fino a formare davvero una marea. Se fossero esistite le fotocamere digitali di adesso, ne avrei già fatto una documentazione fotografica. E quello era davvero un mare di carta. Spesso…, no diciamo pure ogni volta che si verificava quell’inondazione, mi sedevo su una pila di libri e cominciavo a sfogliare quelli che avevo “dimenticato”, per andare a cercare i passaggi più belli. Inutile dire che la pulizia delle librerie portava via l’intera giornata. E solo perché qualcuno mi avvertiva di sbrigarmi e di rimettere tutto com’era, altrimenti sarei stata capace di tirare dritto per un altro paio di giorni…:-D

4 commenti:

  1. Arrrgh! Se tu mi “metti insieme” poesia (genere che io tendo ad evitare – pochissime eccezioni), quell’allegrone di “Giacomino” che se ne iva errante per ermi colli a vagheggiar l’infinito o rompeva le scatole a quella povera luna che badava ai casi suoi (ricordo ancora che quando studiavo il canto notturno di un pastore errante, mi mettevo nei panni della luna e gli rispondevo…non trascrivo: erano risposte alquanto scurrili) e quell’altro bell’esemplare che ha avuto il coraggio di scrivere e tramandare ai posteri l’obbrobrioso “dagli atri muscosi, dai fori cadenti, dall’arse fucine stridenti” – o qualcosa del genere…
    no-no, se vuoi un commento serio devi aspettare che oltre all’influenza passi anche la nausea!
    (però quel fiume di libri mi piace parecchio)

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    1. Bene, attendo fiduciosa che ti passino sia l'influenza, sia la nausea, per avere il tuo commento "serio". No, non sto ridendo, giuro.
      Mi ricordo delle tue risposte da luna ai quesiti del curioso pastore errante, ma del resto, come evitare di non dargli qualche rispostona a tono? Ogni tanto virava verso il pesante.
      In effetti, Manzoni non brillò mai per il suo estro poetico. Qualcuno avrebbe dovuto dirgli di lasciar perdere la poesia, e magari avremmo avuto Adelchi in prosa. Forse l'avrei preferito. Anche in prosa avrebbe trovato sicuramente il modo di spargere l'affannoso petto di Ermengarda con le sue tracce, e di far scorgere il popolino italiano spaventato dai famosi atri muscosi. (Qualcuno me ne fa vedere uno, per favore? Mi sono sempre chiesta dove fossero...forse Manzoni aveva frequentazioni diverse.)

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  2. Fammi capire: stiamo parlando di divagazioni?
    Sono bravissima a divagare…a parte il fatto che appena vedo la copertina di “Spoon river”, che ci siano o meno quei due simpatici vecchietti dall’aria gioviale ed ilare (forse avevano appena incontrato Leopardi?), comunque li ricordo e mi passa la voglia di leggere.
    E gli atri muscosi… secondo me non è questione di posti frequentati dal Manzoni. Il problema è: ma cosa metteva nella pipa? Roba alternativa, sicuramente (avevo dimenticato l’affannoso petto dell’Ermengarda, una vera chicca, già). Forse Manzoni non aveva sentito parlare del Vecchio Marinaio di Coleridge&Wordsworth e del loro esperimento di mettere in sinossi la stessa trama in poesia e prosa (secoli per studiarla e ricordo solo “water, water, water everywhere”)…ma probabilmente aveva lo stesso fornitore di Coleridge.
    Vedi? Divago! In realtà intendevo:
    l’analogia “spoon/book river” sottintende che questo blog è una specie di raccolta di “epitaffi” in memoria dei libri caduti – pardon – letti?
    Cercare qualcosa di buono in ogni libro, nato magari da una scintilla geniale che non può essere colta da tutti, perché ognuno di noi legge ed interpreta a modo proprio. E perché comunque ogni libro veicola e suscita idee, sensazioni, paragoni e confronti.
    Secondo me un libro è un piccolo mondo in cui immergersi, ma le sue parole sono porte su altri mondi.
    No, maligna: non ho lo stesso fornitore di Coleridge, è il paracetamolo poco efficace.

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    1. Andiamo con ordine...
      Sì, parliamo di divagazioni. Io mi sono prodotta in una non male mentre guardavo il fiume di libri, andando a scomodare Manzoni e Leopardi.
      Forse non avevano frequentazioni (e non solo di posti, ma anche di persone) particolari, ma di sicuro avevano effetti, considerando la loro produzione letteraria, che li ha trasformati in classici.
      Chissà,il Manzoni poteva anche aver sentito parlare dei due inglesi...in fondo sono coevi tutti e tre. (Manzoni è il più vecchio, ho controllato le date su Wikipedia)
      Divaghi? Allelujah, continua a divagare!
      L'analogia spoon/book river è solo di suono, in realtà. Guardando il fiumiciattolo, mi è venuto di chiamarlo Book River, e questo mi ha richiamato alla memoria Spoon River e la sua antologia. Più che una raccolta di epitaffi per libri caduti/letti, è un tentativo di farli vivere ancora un altro po' dopo averli chiusi e finiti. Se i libri sono belli, è sempre un po' duro lasciarli andare. E se sono brutti, ci si diverte a sbeffeggiarli. Ok, io mi diverto a sbeffeggiarli, diciamola tutta.
      Del resto, nella libro-dipendenza di cui parlavo qualche post fa, si citava proprio il non lasciar andare il mondo trovato in un libro, nemmeno dopo averlo finito e chiuso. E' come un addio che si prolunga un po'...è sempre un momento duro per chi legge, arrivare al punto dell'ultima pagina. Suona sempre così definitivo...almeno fino alla prossima volta in cui riprendi in mano il libro. :-D

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